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Aborti in Italia: Quanto è Garantito il Diritto a 38 Anni dalla Legge 194?

Da Strasburgo arriva il richiamo all'Italia sugli aborti: l'accesso alle interruzioni volontarie di gravidanza è troppo complicato e il personale sanitario non obiettore è discriminato. Attraverso numeri e testimonianze, abbiamo provato a chiederci se stiamo vivendo una fase di ritorno all'aborto clandestino.
aborti in italia
Fonte: Web

A quasi 38 anni dalla legge 194, la normativa sull’interruzione volontaria di gravidanza promulgata il 22 maggio 1978, a che punto siamo? Una prima risposta l’ha data proprio nei giorni scorsi il Consiglio Europeo che, accogliendo un ricorso della Cgil, ha richiamato l’Italia in materia d’aborto affermando che medici e personale medico che non hanno optato per l’obiezione di coscienza vengono discriminati, lavoratori “vittime di diversi tipi di svantaggi professionali diretti e indiretti”. Questi svantaggi, secondo Strasburgo, “emergono semplicemente dal fatto che certi medici forniscono servizi di aborto nel rispetto della legge” e “quindi non c’è alcun motivo ragionevole od obiettivo per questa disparità di trattamento”.

Tradotto, il Consiglio d’Europa ha bacchettato l’Italia perché nel nostro Paese l’accesso all’aborto, diritto pur sancito da una legge, sarebbe troppo complicato:

Le donne che cercano di accedere ai servizi di aborto – si legge nelle conclusioni – continuano a trovarsi dinanzi a una sostanziale difficoltà nell’ottenere tali servizi nella pratica, nonostante quanto previsto dalla legge.

Addirittura, in alcuni casi, considerata l’urgenza delle procedure richieste, le donne che vogliono un aborto possono essere forzate ad andare in altre strutture (rispetto a quelle pubbliche), in Italia o all’estero, o a mettere fine alla loro gravidanza senza il sostegno o il controllo delle competenti autorità sanitarie, oppure possono essere dissuase dall’accedere ai servizi di aborto a cui hanno invece diritto in base alla legge 194/78.

Una delle annotazioni del Consiglio Europeo, più delle altre comunque gravemente allarmanti, desta preoccupazione: l’interruzione di gravidanza “senza il sostegno o controllo delle autorità sanitarie”, ossia il ricorso all’aborto clandestino, grave piaga che la legge 194 si proponeva di sanare. Siamo dinanzi a un ritorno al passato de facto, quindi? Non abbiamo né l’autorità né l’autorevolezza per rispondere a questa domanda, quindi ci rifaremo a numeri e testimonianze.

Secondo la deputata del Pd Roberta Agostini,

In alcune regioni le percentuali di obiezione tra i ginecologi sono superiori all’80%: in Molise (93,3%), in Basilicata (90,2%), in Sicilia (87,6%), in Puglia (86,1%), in Campania (81,8%), nel Lazio e in Abruzzo (80,7%). Quattro ospedali pubblici su dieci, di fatto, non applicano la legge 194 e continuano ad aumentare gli aborti clandestini.

Dati avvalorati, seppur con altre parole, dalla ginecologa Lisa Canitano, dottoressa da 550 aborti l’anno, 400 chirurgici e 150 farmacologici: le donne la chiamano da tutta Italia – dopo aver trovato il contatto su internet, sul sito Vita di Donna onlus che offre assistenza alla salute femminile -, a volte solo per avere informazioni, altre volte per richiedere un’interruzione volontaria di gravidanza. Quella di Lisa Canitano non è una costrizione, ma una scelta: “Volevo provare a creare un mondo migliore, un mondo in cui le donne fossero assistite e avessero quello di cui avevano bisogno”. La dottoressa Canitano dichiara che “a Sud di Roma è sempre più difficile riuscire a trovare un ospedale pubblico dove la legge 194 è applicata”. Alternative? Strutture private o aborto clandestino, a pagamento e con l’aggravante dei rischi.

La verità è che lo Stato ha abbandonato l’applicazione della 194 nelle mani di pochi ginecologi di buona volontà. Questo fa sì che esistano due assistenze alle donne. C’è l’assistenza “giusta” con il ginecologo privato, che si paga. E poi ci siamo noi, quelli inferiori da cui si va ad abortire.

Ma il punto reale è un altro. Cosa succederà quando i pochi ginecologi non obiettori andranno in pensione, da qui a qualche anno?

Nel giro di 5-6 anni – avverte Lisa Canitano – tutti noi non obiettori saremo in pensione. Chi applicherà la 194? Chi garantirà i diritti delle donne? Dove sono i giovani? Non sarebbe il caso che qualcuno ci pensi prima che la legge si estingua da sola?

Sì, sarebbe il caso che qualcuno intervenisse prima che l’Italia rientri mani e piedi in un clima pre-194, che stando a numeri e testimonianze si sta già affermando. Amiche, voi che ne pensate? Avete testimonianze in merito?