diredonna network
logo
Stai leggendo: Aborto: è ancora un diritto in Italia?

Francesca: "Vi spiego il pericolo dei non vaccinati". La lotta di una mamma che ha perso il suo bimbo

"Gli uomini non accettano che io, donna, non voglia avere figli"

Gravidanza senza sintomi: devo preoccuparmi?

Disostruzione pediatrica: la manovra antisoffocamento di Heimlich per neonati e per bambini più grandi

Mom shaming: il bullismo delle madri perfette

Adottare un bambino: 4 storie che raccontano l'Odissea delle adozioni

Fecondazione assistita: la storia di 3 donne che ce l'hanno fatta

Tecnica Fellom, come insegnare al bambino a usare il vasino in 3 giorni

"Perché a 39 anni ho deciso di congelare i miei ovociti"

Bonus mamma 2017, ecco come e chi può fare richiesta

Aborto: è ancora un diritto in Italia?

In Italia le donne che ricorrono agli aborti è in netta diminuzione, mentre aumentano i medici che si dichiarano obiettori di coscienza. Ma in Italia l’aborto è un servizio garantito?

In Italia sono sempre meno le donne che decidono di porre fine alla propria gravidanza. E’ quanto emerge dai dati rilasciati dal ministro della salute. Infatti nel 2011 gli aborti hanno segnato un –5,6% rispetto all’anno precedente.

La legge 104, sull’interruzione volontaria di gravidanza, è una delle norme più dibattute in Italia. Prima del 1978 l’aborto, in qualsiasi sua forma, era considerata dal codice penale italiano un reato, e come tale punibile con la reclusione. Per questo molte donne ricorrevano all’aborto clandestino, dato che non si potevano rivolgere agli ospedali. Non di rado capitava che l’infezione post operatoria, dovuta alla scarsa condizione igienica degli strumenti utilizzati, diventasse setticemia e che le donne arrivassero in ospedale troppo tardi per essere salvate. Per le persone più benestanti invece c’era la possibilità di rivolgersi ai cosiddetti medici “cucchiai d’oro” che facevano pagare delle parcelle esorbitanti, oppure si rivolgevano a cliniche straniere.

E’ con la legge 104 del 1978 che si ha un punto di svolta nella storia per le donne italiane che possono rivolgersi alle strutture pubbliche per interrompere volontariamente la gravidanza, ma a questa legge è stata affiancata anche la possibilità, da parte del personale medico, di esercitare la propria obiezione di coscienza, ossia di rifiutarsi di eseguire la procedura in quanto non conforme ai propri valori etici.

Il dibattito sull’obiezione di coscienza nasce dal fatto che diventa sempre più difficile, per una donna che voglia abortire, far valere quello che, pur dolorosamente, è un proprio diritto. Secondo i dati pubblicati dal Ministero della Salute al momento attuale si dichiara obiettore circa l’80% dei ginecologi italiani, il 51% degli anestesisti e il 45% del personale non medico, con picchi che variano da regione a regione, per fare un esempio in alcune regioni del sud ci sono ospedali completamente obiettanti, e in Basilicata la percentuale di medici che si rifiutano di interrompere la gravidanza supera l’85%.

La situazione peggiora ulteriormente se parliamo di aborto terapeutico (quello che permettere di interrompere la gravidanza oltre il terzo mese per preservare la salute della madre o per evitare lo sviluppo di un feto affetto da gravi patologie o malformazioni): in questo caso la percentuale degli obiettori sale oltre il 90%!

Nei fatti questi numeri dimostrano quanto il diritto della donna ad abortire sia ostacolato in diversi modi a seconda della regione in cui risiedono. E tutto questo nonostante la legge preveda che la struttura debba comunque garantire l’interruzione di gravidanza.

Occorre sottolineare che in Italia non c’è alcuna legge a favore dell’aborto, ma c’è una legge che regolamenta questa dolorosa esperienza delle donne prima di tutti, una legge che vuole che si siano i consultori per aiutare le donne in questo traumatico passaggio. Tutto questo è fortemente combattuto e dal mondo cattolico, da quello para cattolico e anche da tutti gli operatori sanitari che si fanno obiettori di coscienza.

Per come la vedo io,  la donna ha diritto di decidere del proprio corpo. Ha diritto di decidere se il proprio utero debba accogliere o meno una creatura. Ha diritto di decidere se vedere sconvolta la propria vita col diventare madre oppure se allontanare questa responsabilità. Credo che le donne debbano avere il diritto di decidere sempre, e allo stesso tempo non auguro a nessuna di noi di trovarsi di fronte alla difficile scelta di dover abortire.

E comunque alla fine mi chiedo: è giusto obbligare una donna a portare avanti una gravidanza che per lei è indesiderata?

E voi come la pensate?