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L'Aborto Spontaneo, il Momento più Drammatico per una Futura Mamma

Uno dei momenti più terribili nella vita di una coppia è a seguito della perdita di un figlio, anche quando questa avviene per cause del tutto naturali all'interno del grembo materno. Perché si verificano gli aborti spontanei? E quanto l'averne già subito uno può influenzare le gravidanze successive?
aborto spontaneo
Fonte: Web

L’evento più tragico che possa sconvolgere la vita di due genitori è senza alcun dubbio la perdita di un figlio; e sfortunatamente non è raro che questo accadimento avvenga proprio quando la futura mamma è in attesa. Anzi, l’aborto spontaneo, che avviene solitamente attorno alla ventesima settimana per cause del tutto naturali, è, secondo i dati forniti dall’American College of Obstetricians and Gynecologists, la causa più frequente di interruzione di gravidanza, con una percentuale che si attesta attorno al 10 o 15% dei casi, ma che può raggiungere anche il 50% nei casi di gravidanza ottenuta con fecondazione artificiale.

I fattori di rischio sono diversi e non sempre controllabili. Tra di essi, troviamo, ad esempio, la cosiddetta sindrome dell’ovaio policistico (PCOS), da cui dipendono problemi nell’ovulazione e che può aumentare fino a 3 volte il rischio di aborti spontanei.

Ma anche l’età della gestante non è una variabile di poco conto, dato che con l’aumentare degli anni anche il rischio di subire un’interruzione di gravidanza spontanea inesorabilmente è maggiore: se in generale la media nelle donne sane è inferiore al 15%, nelle donne dopo i 35 anni si ha il 15% di probabilità di abortire, in quelle nella fascia compresa tra i 35 e i 45 si sale al 20-35%, e oltre i 45 anni le possibilità di subire un aborto spontaneo arriva addirittura alla metà dei casi. C’è da dire però che avere avuto già aborti spontanei non rientra tra le possibili cause che aumentano le probabilità di ripetere nuovamente l’esperienza.

Un fattore di rischio estremamente importante su cui però una donna può decidere di intervenire è il fumo: più sigarette vengono fumate, più alto sarà il rischio di aborto, e, secondo una recente ricerca condotta dall’università di Osaka, le donne che fumano in media 20 sigarette al giorno hanno il 100% di possibilità in più di incorrere in aborti spontanei nelle prime 12 settimane rispetto alle non fumatrici. Sarebbe perciò opportuno smettere con il vizio del fumo se si desidera rimanere incinte per ridurre al minimo i rischi e, i generale, è consigliabile condurre uno stile di vita adeguato a “ripulire” il proprio corpo qualora si stia pensando al concepimento; oltre al tabacco, quindi, via l’alcol e tutto quello che può essere dannoso per il fegato, sì ad una dieta equilibrata ricca di alimenti adatti a garantite le giuste quantità di vitamina E, B6, B12 e di acido folico che, mantenendo bassi i livelli di omocisteina, riducono al minimo i pericoli di aborto spontaneo.

Qualora però, purtroppo, fosse in corso un aborto spontaneo, come si può riuscire ad accorgersene?

Sintomi dell’aborto spontaneo

aborto spontaneo sintomi
Fonte: Web

L’aborto spontaneo può essere definito completo, qualora si verifichi l’espulsione dell’embrione e della placenta, oppure incompleto, quando non si ha un’espulsione totale ed è perciò necessario un intervento medico.

  • Aborto spontaneo che si verifica nelle prime 6 settimane: il processo abortivo è in tutto simile ad un ciclo mestruale estremamente forte, che può essere accompagnato da piccoli dolori o crampi. Non è facilmente distinguibile da una emorragia mestruale, se non per dei piccoli coaguli.
  • Aborto spontaneo tra la sesta e la tredicesima settimana: sono gli aborti più diffusi e, nell’80% dei casi, si tratta di aborti spontanei completi. I sintomi sono piuttosto dolorosi, e comprendono dolori alla schiena nella fase precedente, forti crampi durante l’espulsione ed emorragie con coaguli di dimensioni considerevoli (da 3 a 6 centimetri di diametro). Nel restante 20% della casistica l’emorragia non accenna ad arrestarsi, questo significa che ci si trova davanti ad un aborto spontaneo incompleto, il quale richiede un tempestivo intervento medico e l’eventuale raschiamento del restante materiale. La difficoltà di espulsione maggiore dipende dalla lunghezza di un embrione di 13 settimane, che può raggiungere i 10 centimetri.
  • Aborto spontaneo seguente alla quattordicesima settimana: molto spesso dopo questo lasso di tempo ci si trova di fronte ad aborti incompleti, dato che sia il feto che la placenta sono notevolmente sviluppati, per cui è indispensabile richiedere un intervento medico con la massima urgenza, anche perché solitamente gli aborti in questo periodo sono improvvisi e asintomatici, per cui è totalmente inutile aspettare che i dolori o il sanguinamento cessino da soli.

In generale, altri campanelli d’allarme sono un improvviso dimagrimento, la produzione di muco bianco-rosato, contrazioni ad intervalli di 5-20 minuti, e assenza di segnali che indichino una gravidanza in corso.

Le cause più comuni di aborto spontaneo

aborto spontaneo cause
Fonte: Web

Nel primo trimestre la causa principale di un aborto spontaneo è un’anomalia cromosomica, di solito attribuibile allo sperma o all’ovaio, che impedisce al feto di svilupparsi normalmente.

Dal secondo trimestre sono invece problemi all’utero o alla cervice a determinare il verificarsi di un aborto spontaneo. Tra le cause possibili di interruzione di gravidanza spontanea ci sono l’abuso di sostanze nocive, come fumo, alcol, droghe, l’esposizione a tossine ambientali, determinate patologie infettive, l’obesità, malattie sistemiche della madre (ad esempio il diabete non controllato) problemi nell’impianto dell’ovulo nelle pareti uterine o, come accennato poc’anzi, l’età avanzata.

Le donne con un’esperienza di aborto spontaneo possono comunque avere gravidanze successive normali, tanto che solo nel 25% dei casi si ripete l’interruzione di gravidanza.

Gravidanza dopo un aborto spontaneo

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Fonte: Web

Esistono diverse scuole di pensiero circa il periodo di tempo necessario da far passare prima di provare ad avere un’altra gravidanza.

Prima di avere nuovamente rapporti con il partner il periodo di sicurezza consigliato, soprattutto per evitare infezioni uterine, varia dalle due settimane ai 3 mesi, a seconda del tipo di aborto e del fisico della donna.

Se però parliamo di tentativi di concepimento veri e propri, le opinioni sono discordanti: L’Organizzazione Mondiale della Sanità, ad esempio, suggerisce di aspettare sei mesi prima di provare di nuovo a restare incinte, mentre il National Institute of Health americano lo smentisce, affermando che le coppie che provano ad avere un nuovo concepimento entro tre mesi dall’aborto precoce hanno le stesse opportunità di portare positivamente a termine la gravidanza di quelle che aspettano più tempo.

Uno studio recente ha riscontrato che il 76% delle donne ha provato a restare di nuovo incinta entro tre mesi dall’aborto spontaneo, avendo persino maggiori probabilità di riuscirvi rispetto a quelle che avevano atteso di più (69 contro 51%) e mostrando anche una percentuale più alta rispetto al termine positivo della gravidanza (53 rispetto al 36%).

Non esisterebbero quindi motivazioni fisiologiche che spingano ad attendere più o meno tempo prima di tentare un nuovo concepimento, semmai diverso è l’aspetto emotivo, per cui una coppia può necessitare di più o meno mesi per elaborare l’esperienza e la perdita e volere provare nuovamente; al di là della (eventuale) terapia medica, di estrema importanza è invece quella psicologica, attraverso cui una donna deve riuscire ad accettare l’evento riuscendo, con il tempo e l’aiuto di persone fidate che non le permettano di isolarsi e chiudersi nella sofferenza, a non lasciarsi condizionare, aprendosi di nuovo alla possibilità di diventare madre.