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"Cos'è 'normale' dopo che tuo figlio muore suicida?"

Che cosa diventa "normalità" dopo che un figlio muore suicida? A questa domanda terribile ha provato a rispondere questa mamma, il cui ragazzo ha deciso di togliersi la vita.
Fonte: facebook @michelle winn

Che cosa diventa “normale” quando un genitore sopravvive al figlio? Cosa può ancora essere considerato normalità quando si è protagonisti involontari dell’evento più innaturale che possa esistere?

Alla domanda cui nessuna madre o padre vorrebbe mai trovarsi a dover rispondere si è trovata invece davanti Michelle Winn, che ha perso il figlio diciannovenne Matthew, morto suicida nel giugno scorso.

La depressione, forse, alla base del gesto del ragazzo, descritto da tutti come generoso, estremamente buono, amante del teatro, della sua band e del suo lavoro con gli anziani. Oppure l’incapacità di accettarsi, di adeguarsi a un mondo e a una società che, per assurdo, ti vogliono “bello e dannato”, in cui per i buoni sembra proprio non esserci spazio. Nessuno può riuscire a indagare le ragioni che hanno spinto Matthew a togliersi la vita il 3 giugno scorso, neppure mamma Michelle, che, tramite Facebook, giornalmente ricorda il figlio con frasi, fotografie, pensieri e post a lui dedicati.

Come questo, ad esempio, in cui Michelle cerca, invano, di rispondere proprio a quella domanda: cosa è normale dopo che tuo figlio muore?

Che cosa è normale dopo che il tuo bambino muore?
Normale è farsi venire le lacrime nascondendole dietro ogni sorriso quando ti rendi conto che tuo figlio manca a tutti gli eventi più importanti della vita della tua famiglia.
Normale è cercare di decidere come onorare il tuo bambino per compleanni, Natale, Ringraziamento, Capodanno, San Valentino, 4 Luglio… Lunedì, Martedì…
Normale è non dormire molto bene perché ci sono un migliaio di “se” e “perché” che ti passano per la testa costantemente.
Normale è rivivere quel giorno continuamente attraverso il tuo cuore, gli occhi e la mente, cercando di scacciare il pensiero dalla testa.
Normale è tenere il telefono costantemente tra le mani per giocare a giochi, andare su Facebook, leggere articoli su cose insensate in modo da non essere sola con i tuoi pensieri.
Normale è fissare ogni giovane che sembra tuo figlio e sentirsi speranzosa solo per brevi istanti… per poi accorgersi che non succederà mai.
Normale è ogni evento felice della tua vita sostenuto dalla tristezza che si nasconde dietro dietro, a causa del buco nel tuo cuore.
Normale è dire ad alta voce che il tuo bambino è morto e vedere l’orrore negli occhi degli altri e rendersi conto che è diventata una parte della tua “normalità”.
Normale è ogni pietra miliare che si presenta con il difficile obiettivo di onorare la memoria di tuo figlio, e i suoi compleanni, e sopravvivere in questi giorni. Buon compleanno? Non proprio.
Normale è il tuo cuore che si riscalda e ancora affonda alla vista o al pensiero di qualcosa di speciale che il tuo bambino amava. Ricordando che non è qui per goderlo.
Normale è avere alcune persone impaurite di menzionare il nome di mio figlio e normale è assicurarsi che non sia mai dimenticato.
Normale è che dopo che il servizio funebre è finito tutti continuano con la loro vita, ma il dolore è il mio costante compagno.
Normale è che settimane e mesi dopo lo shock iniziale, il dolore colpisca e faccia ancora male ogni giorno.
Normale è allontanarsi da persone che cercano di confrontare qualcosa nella loro vita a questa perdita, a meno che anche loro abbiano perso un bambino. Niente si confronta con la perdita di un figlio. Niente.
Normale è fare piani per cercare di essere costantemente impegnati e di non piangere tutto il giorno, perché sai che la tua salute mentale dipende da anche da questo.
Normale è accettare il fatto che piangi ogni giorno.
Normale è sentirsi troppo stanca per preoccuparsi di ricordare se hai pagato le bollette, hai pulito la casa, hai fatto la biancheria o se c’è cibo.
Normale è chiedersi se si vuol dire che hai due figli o tre, perché non lo vedrai più e non vale la pena spiegare che uno dei tuoi figli è morto.
Normale è chiedere a Dio perché ha preso la vita di tuo figlio invece che la tua.
Normale è sapere che non potrai mai superare questa perdita.
Normale è imparare a mentire a tutti coloro che incontri dicendo loro che stai bene. Menti per non creare agli altri disagio se ti vedono piangere. Hai imparato che è più facile mentire loro, e poi dire loro la verità ti farebbe sentire comunque vuota e probabilmente non migliorerà mai – mai.
E per ultimo…
Normale è nascondere tutte le cose che sono diventate “normali” per te, in modo che tutti intorno a te pensino che sei ok e che tutto può tornare alla normalità.

Fonte: facebook @michelle winn

Ma, come abbiamo detto, sulla pagina Facebook di Michelle ci sono davvero tanti post dedicati al suo ragazzo, tanti consigli per i genitori, come questo, datato 6 giugno, 3 giorni prima della celebrazione del suo funerale, avvenuto alla  Frist Funeral Home di Clinton, Indiana , stato in cui la famiglia di Matthew vive.

Per favore – scrive Michelle – abbracciate vostro figlio un po’ più forte e un po’ più a lungo oggi, e ditegli quanto lo amate.

Matthew viveva in Nebraska, a Elkhorn, ma dopo le prime esequie, celebrate alla Reichmuth Funeral Home della città, il suo corpo è stato trasferito nell’Indiana, per essere sepolto al Walnut Grove Cemetery, grazie anche alla raccolta fondi organizzata dalla zia, Jennifer Harvey, capace di raccogliere 4000 dollari con cui la famiglia, già sconvolta recentemente dalla perdita di una nonna e dalla distruzione della casa a causa di un tornado, è riuscita a pagare le spese per il funerale e per permettergli di riposare nella sua terra.

Mamma Michelle dovrà imparare a convivere con il più grande e tremendo dei dolori che una persona possa sperimentare nella sua vita; non potrà mai accettarlo, né comprenderlo, ma dovrà – anche se è tremendo il solo pensarlo – abituarsi al costante senso di assenza e di vuoto che solo una persona per cui sacrificheresti tutto, persino la tua stessa vita, può lasciarti. Dovrà abituarsi alla sua nuova, assurda “normalità”, che sarà sempre inaccessibile per gli altri, e trovare la forza per considerarla davvero tale. Anche se non c’è niente di normale, o di naturale, in tutto questo.