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Educazione e sviluppo emotivo: i figli di coppie gay crescono esattamente come gli altri

La possibilità per le coppie gay di avere o adottare figli è un tema sempre più attuale. La scienza spezza una lancia a favore con una serie di ricerche che non rintracciano differenze sostanziali tra i soggetti cresciuti in famiglie omogenitoriali e quelli allevati in famiglie etero.
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La reazione di fronte al “diverso” è di chiusura assoluta, per cui troppo spesso anche nella società contemporanea  si dà per scontato che i figli di coppie gay non possano avere un’educazione e uno sviluppo emotivo normale. A smentire questa convinzione è la scienza, animata da numerosi studi al riguardo. Eccovene alcuni tra i più significativi.

1. I figli di coppie omogenitoriali godono di ottima salute

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Nel 2014, un gruppo di ricercatori dell’Università di Melbourne ha “studiato” un campione di 315 genitori (80% donne, 18% uomini e 2% di altro genere) e 500 bambini con età inferiore ai 17 anni. I risultati dello studio, pubblicato su Bmc Public Health, attestano che i figli delle famiglie omosessuali godono di uno stato di salute (intesa in senso lato, come benessere sia fisico che mentale) migliore dei coetanei cresciuti in famiglie etero. Dai questionari somministrati, infatti, è emersa una maggiore coesione e partecipazione alla vita familiare, caratterizzata da ruoli di genere meno rigidi rispetto a quelli tradizionali.

2. Genitori omosessuali non significa figli omosessuali

La sessualità e l’identità di genere dei figli delle coppie gay non sono a rischio. A confermarlo è uno studio condotto da Charlotte J. Patterson, psicologa all’Università della Virginia e membro della Association for Psychological Science e della American Psychological Association. La ricerca risale al 1990, un periodo socialmente più arretrato rispetto a quello attuale, ed è stato condotto a San Francisco su un campione di 37 bambini tra i 4 e i 9 anni, cresciuti con madri omosessuali. Già allora, i soggetti esaminati non mostravano alcun inclinazione sessuale “particolare” o comportamento “diverso” dai coetanei.

3. Problemi di apprendimento? No, grazie!

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Michael Rosenfeld dell’Università di Standford esclude che l’inclinazione sessuale dei genitori possa influire sulle capacità di apprendimento dei figli. Nel 2000, il professore ha svolto una ricerca ad hoc negli Stati Uniti, confrontando il rendimento scolastico di soggetti cresciuti in famiglie gay con quelli dei propri coetanei. I risultati hanno mostrato che ad incidere non è l’identità sessuale dei genitori, ma la loro posizione socio-economica: più è alta maggiore sarà il rendimento del bambino.

4. Il segreto dello sviluppo personale? La stabilità affettiva

La scienza conferma che lo sviluppo personale dei propri figli può essere compromesso dalla mancanza di stabilità affettiva (litigi continui, divorzio, ecc.) non dal sesso dei genitori. Roberto Baiocco, docente di medicina e psicologia dell’università Sapienza di Roma, ha esaminato 80 famiglie italiane (metà con genitori dello stesso sesso e  l’altra di sesso opposto). I dati raccolti hanno dimostrato che i figli di genitori gay hanno una capacità di gestione delle emozioni del tutto simile a chi è cresciuto in famiglie eterosessuali.

5. Contesti ostili: quando socializzare è difficile

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La scienza conferma che, in questi casi, le capacità del bambino di socializzare e stringere amicizie non sono in alcun modo compromesse. Il rischio proviene dai contesti ostili, comuni ai figli di coppie omosessuali ed etero. Il Research Institute of Child Development and Education dell’Università di Amsterdam insieme al Williams Institute dell’Università della California hanno indagato il comportamento di 67 adolescenti olandesi, femmine e maschi di circa 16 anni cresciuti con coppie lesbiche. I risultati ottenuti non hanno rilevato differenze significative per quanto riguarda autostima ed emotività rispetto ai coetanei cresciuti in ambienti più tradizionali.

6. La salute mentale non è in pericolo

L’équipe di scienziati del William Institute University of California Los Angeles School of Law ha condotto un importante studio apparso sulle pagine del “Journal of Developmental and Behavioral Pediatrics”. Sulla base dei dati raccolti nel biennio 2011-12, durante il National Survey of Children’s Health, i ricercatori hanno comparato 95 famiglie tradizionali con altrettante composte da due donne con figli tra i 6 e i 17 anni. Anche in questo caso, non sono emerse differenze importanti a livello emotivo, cognitivo e comportamentale. Ne consegue che la psiche dei figli di coppie gay è al sicuro, per lo meno dall’influenza delle inclinazioni sessuali dei propri genitori.

In definitiva, diventare mamma o papà si conferma una sfida continua, da affrontare ad armi pari per tutte le coppie indipendentemente dal loro orientamento sessuale.