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Domanda all'esperto

Il papà del bambino non vuole saperne nulla

Buongiorno a tutte le mamme.

Vorrei un consiglio da voi… Ho una storia un pò triste nn sò cm chiamarla, nn sn Italiana sn rimasta incinta 3 anni fa da un ragazzo italiano ma lui nn voleva diventare padre, diciamo che abbiamo presso precausioni ma nn sò cosa abbiamo sbagliato a fare. Xkè sn rimasta incinta, noi ne abbiamo parlato moltissimo su cosa era meglio fare, e siamo arrivati a un accordo, ed era che io sarai tornata al mio paese già che mio padre voleva stare cn me e mio figlio e mi ha datto un negozio da gestire, abbiamo visto le cose positive e lui ogni mese mi aiuta con 100euro nn sono tanti xkè i bambini hanno spesse e lui va già al asilo. Al padre di.mio figlio li mando foto, etc ma lui nn ha amore x mio figlio, sempre ho fatto.vedere al.bimbo una foto di suo padre e ogni giorno lo saluta e bacia la sua foto, io li chiedo a lui di vederci x cam, di chiamare ogni tanto al piccolo ma nn lo fa mai… mi sento molto male vedere mio figlio cercare sempre suo papa e nn averlo, cioè oltre i soldi nn ce nulla. Nn ha mai parlato cn lui, niente, solo quando mi manda i soldi ogni mese mi chiede cm sta. Vorrei un consiglio, su cm posso aggire cn mio figlio, cosa risponderli quando mi chiede di suo padre. Lui sta bn nn li manca nulla xkè lavoro molto x dargli il meglio, grazie mamme per il vostro tempo.

Domanda di Anonimo

La risposta dell'esperto

Crescere un figlio è una grande responsabilità e crescerlo da sola lo è ancor di più ma tuo figlio è fortunato ad avere una mamma come te: presente ma anche interessata ai suoi bisogni psicologici e questa tua richiesta lo dimostra!

Per rispondere alla tua domanda è necessario prima un preambolo: la donna ha un istinto materno innato che viene attivato dagli ormoni che entrano in circolo durante la gravidanza ed il parto. Un aiuto biologico che permette alla mamma di accogliere ed accudire il neonato attraverso una relazione basata sull’emotività e sull’empatia.

Questo è un processo che risponde ad una tempistica diversa da donna a donna ma che si perfeziona anche grazie al supporto sociale e familiare ma soprattutto attraverso il rapporto fisico che si instaura con il bambino: l’allattamento, il tenerlo in braccio, le coccole… sono tutti momenti attraverso i quali il legame si fortifica ancora di più.
Le donne hanno 9 mesi per prepararsi all’evento, gli uomini invece lo vivono indirettamente, un’esperienza di riflesso rispetto alla mamma e senza un coinvolgimento fisico: l’adattamento per loro è quindi più complesso e lento.
Il papà di tuo figlio dimostra la responsabilità di un padre, lo ha riconosciuto e partecipa come può alle spese per il suo mantenimento. Dal punto di vista razionale quindi ha compreso il suo ruolo, quello che manca è tutto l’apporto emotivo: il coinvolgimento che nasce, cresce e si fortifica con la confidenza, il contatto diretto col bambino, con la quotidianità, con il rapporto con lui, gli sguardi, le interazioni…
Questo ti permette di comprendere il suo atteggiamento ma non di giustificarlo nel suo ruolo di padre: una figura molto importante che deve essere presente sia economicamente che fisicamente e il tuo compito di madre è far comprendere a tuo figlio la situazione con sincerità e chiarezza: le bugie non sono consigliabili.

La sincerità è indispensabile perché in queste situazioni spesso i figli si assumono responsabilità che non sono le loro ed al rifiuto paterno associano convinzioni irrazionali come “non mi chiama perché sono un bambino cattivo”, “non mi merito un papà”, “non mi vuole bene”, “non sono all’altezza”… Se vivono una situazione ambigua e difficile da comprendere, i bambini ricorrono al “pensiero magico” per trovare da soli le risposte di cui hanno bisogno: sono però risposte parziali ed inesatte che spesso contribuiscono ad indebolire la loro autostima.

È quindi necessario che tu riesca a trovare le parole giuste per far capire a tuo figlio che il suo papà c’è, gli vuole bene e ogni mese gli manda un regalo ma anche che è una sua scelta non chiamare (e di nessun altro!) forse perché è impegnato in Italia e la distanza non aiuta i rapporti.

Piuttosto che inventare una motivazione, io ti consiglio quindi di rispondere con un “non lo so” e contemporaneamente di incentivare i contatti telefonici così che sia il figlio, quando sarà in età per farlo, a chiedere spiegazioni al padre.
Un buon genitore è colui che rispetta il ruolo dell’altro e la sua presenza nella vita del figlio: un compito difficile se dall’altra parte ci sono gravi mancanze ma il rancore e l’astio presente nel rapporto tra gli adulti non deve mai contaminare quello con il minore.

L’immagine del padre, per quanto insufficiente, è comunque essenziale per lo sviluppo psicofisico di tuo figlio.

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Risponde Dottoressa Cristina Colantuono

Psicologa Psicoterapeuta

Domanda all'esperto

Esperta in Psicologia Giuridica, si occupa di terapie individuali e familiari e offre supporto sulle seguenti tematiche: relazioni di coppia, sessualità, affidamento, divorzio, mobbing, abuso sessuale, disagi psicologici (ansia, depressione, etc..), genitorialità e infanzia.

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* Il consulto online è puramente orientativo e non sostituisce in alcun modo il parere del medico curante o dello specialista di riferimento

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