Gravidanza: sogni e incubi

La gravidanza procede, con alcuni nuovi sintomi. Finalmente abbiamo un'ostetrica che ci segue passo per passo e tutto sembra a posto. Una sola domanda rimane in sospeso: come mai tante persone usano le leggende metropolitane sulla gravidanza e il parto per spaventare le donne incinte? E questa stravagante usanza è esclusivamente femminile?

113esimo giorno di gravidanza

La mutazione è in atto.
Sto diventando una tremenda sentimentale. Mi commuovo guardando i film della Disney (il che è abbastanza normale) e anche la pubblicità che mostra tutti gli olimpionici come bambini e dice “agli occhi delle loro mamme, saranno sempre bambini” (cosa decisamente aberrante).
Ma non è tutto: giro con una foto dell’ultima ecografia nel cellulare e di tanto in tanto mi scopro a mostrarla agli amici, dicendo “vuoi vedere il mio bambino?” e l’altra sera ho passato almeno dieci minuti di orologio persa in una fantasia ad occhi aperti su tutte le cose divertenti che un giorno farò con Sisma. In buona sostanza, sto passando dal sergente istruttore Hartman di Full Metal Jacket a Caroline Ingalls de La Casa Nella Prateria.


L’Ostrica Betty, che è ufficialmente la “nostra” invincibile ostetrica, dice che è del tutto normale.
Questo e il fatto che io mi stia ricoprendo di pelo. Una sottile ma tangibile peluria, infatti, mi sta invadendo, un po’ come la muffa fa col pane bianco: se le cose vanno avanti così, fra poco io e mio marito passeremo le serate a confrontarci i petti e le pance villose, dopo esserci fatti un sano pianto davanti ad un film romantico…o alla pubblicità di uno shampoo.
Nonostante questo, mi sento molto felice. Sisma sta bene, le analisi sono tutte a postissimo e finalmente mi si vede un po’ di pancia. Certo, attualmente sembro più un’incallita consuamtrice di birre crude che una mammina, ma si farà.
Quello che mi riesce incomprensibile è la reazione di una bella fetta di donne di fronte a questa mia felicità.
Tutto comincia come chiunque si aspetterebbe:
“Oh, aspetti un bambino! E come ti senti? Hai un aspetto splendido!”
E io, gonfia di orgoglio:
“Eh, sì! È il mio primo figlio! Sto ottimamente!”
Al che, comincia il terrorismo: mi vengono prospetteti i più oscuri scenari, con sguardo spiritato e voce maligna da strega del Macbeth.
La più gettonata è la storia dell’orribile, orribile parto. Buona parte di queste megere hanno avuto un’amica, sorella, zia o cugina che si sentiva benissimo durante la gestazione, e poi…giorni e giorni di travagli faticosissimi, infarciti di dettagli ostetrici degni del più trucido film splatter, sofferenza fetale, presentazioni podaliche, presentazioni anomale, presentazioni ad origami del cigno, cesarei eseguiti da ortopedici militari in licenza senza l’anestesia. Roba da farti capire finalmente il perchè dell’andamento demografico negativo: se fosse vera anche solo una metà di quele storie, chi avrebbe più l’avventatezza di fare un figlio?
Altra storia che va alla grande è quella del male subdolo.
“Ah, ti senti bene? Eh, anche la Mirta (Giovanna, Elena, etc) sembrava che stesse bene, poi…”

E via, con racconti che non sfigurerebbero in un episodio di “malattie misteriose” su Sky. Le mie preferite sono finora: il lieve eczema che poi ha cominciato a supporare e ha portato all’amputazione di una gamba, il mal di schiena che invece era un rene in caduta libera e la tizia che stava benissimo fino al giorno in cui si è svegliata paralizzata dalla vita in giù.
Appare ovvio a chiunque che tutto questo sia assolutamente falso, materiale molto più di leggenda metropolitana che di chiacchiere da vicinato. Quello che mi domando e: perchè?
Perchè una persona apparentemente sana di mente dovrebbe voler spaventare qualcuno a questo modo?
L’unica spiegazione che ho trovato è che sia una sorta di rito nonnista, un po’ come quando i bambini più grandi ti raccontano un sacco di balle spaventose su quello che si fa a scuola appena prima che tu entri alle elementari.

 

Fino a qualche giorno fa, ero anche un po’ arrabbiata del fatto che questo genere di rituale sadico e barbaro sembrasse riservato alle donne. Poi ho sentito casualmente mio marito parlare con un suo amico, padre di due bambini.
“Caro mio, hai finito!” Gli stava dicendo “da qui in poi, tu in casa sei il maggiordomo. Solo l’uomo di servizio, niente di più. Non credere di poter più vivere come un uomo libero!”
Da notarsi che mentre proseguiva raccontando di come fosse brutalmente schiavizzato, teneva in braccio il piccolo a dispetto della madre, relegata a semplice spettatrice.
È bello sapere che, in fondo, esiste una creta parità fra i sessi!

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