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L'ecografia del terzo trimestre e la diagnostica prenatale

Manca poco, ancora qualche settimana e il bimbo tanto atteso presto sarà tra le nostre braccia. Il terzo trimestre è molto importante per conoscere lo stato di salute del feto... e della mamma. Ecco gli esami e le visite da effettuare a partire dalla 30ima settimana.
Foto: Flickr.com

Con l’ecografia del terzo trimestre, ogni mamma ha già ormai la percezione di sapere molto del suo bimbo. Ne conosce fattezze, si intravedono particolari dei lineamenti e per molte donne questa è la parte più bella dell’intera gravidanza.

La pancia cresce ed è tonda e fiera che fa pure piacere esibirla. Il bimbo nel grembo si muove, lo si vede e lo si sente: cerca di farsi conoscere e in famiglia è una scommessa continua a ipotizzare il suo futuro di atleta o ballerina al primo calcetto nell’utero materno.

Gli ultimi tre mesi di gestazione, in una gravidanza che non presenta anomalie e rischi, sono anche quelli più “lunghi” in quanto la mamma saprà già molto del suo bambino e non vedrà l’ora di conoscerlo: del resto, gli esami più importanti per conoscere l’eventuale presenza di malattie congenite sono stati già effettuati e molto probabilmente mamma e papà saranno anche venuti a conoscenza del sesso del nascituro.

L’ecografia del terzo trimestre rientra negli esami di routine. Sotto il controllo del ginecologo, si tratta di un appuntamento che, insieme ad altri controlli, è teso a verificare lo stato di benessere del feto e comprende esami del sangue, tampone per streptococco, si misura la distanza fondo uterino-sinfisi pubica per la verifica dell’accrescimento fetale e a 36 settimane, si controlla che il feto sia in presentazione cefalica.

La diagnostica prenatale

In Italia, la percentuale di bimbi nati sani è altissima, circa 97 su 100 secondo i dati del Ministero della Sanità, in media su tre bambini si riscontrano alla nascita malformazioni o malattie ereditarie, alcune delle quali potrebbero essere riconosciute durante la gravidanza attraverso gli esami di diagnostica prenatale.

Strumento che non vale però per altre patologie, di cui si può venire a conoscenza solo una volta che il bambino è nato.

La Sindrome di Down e altre malattie dovute a difetti dei cromosomi possono essere individuati con certezza prima della nascita attraverso il prelievo del liquido amniotico (amniocentesi) o di una piccola parte del tessuto della placenta (villocentesi). Questi esami avvengono durante il secondo trimestre e non è sufficiente un’ecografia. Si tratta infatti di esami invasivi (il prelievo avviene all’interno dell’utero) realizzati tra il primo e secondo trimestre e comportano il rischio di un aborto spontaneo pari all’1%.

Per questo si tende a ridurre il numero di questi esami e procedere con l’amniocentesi o la villocentesi solo alle donne risultate “soggetti a rischio” nei test di screening e alle donne oltre i 35 anni.

I test di screening esprimono la percentuale di rischio di avere un bambino con malattia cromosomica, sono, dunque, esami che non “certificano” la presenza o meno della malattia. Si tratta di tecniche non invasive che non comportano nessun rischio per donna e feto e comprendono:

  • Tra l’11ima e la 13ima settimana la Translucenza nucale (un’ecografia) e il Test combinato (esami del sangue approfonditi).
  • Tra la 15ima e la 17ima settimana il Test integrato o il Test integrato sierico (esami del sangue che valutano il rischio di presenza di spina bifida).
  • Fino a 20 settimane, il Tritest (un esame del sangue più approfondito e tardivo rispetto alle possibilità precedenti).

Quando questi test danno risultati di alto rischio si eseguono gli esami diagnostici e solo dopo questo secondo passaggio la donna potrà decidere se portare avanti o meno la sua gravidanza.

Gestanti con patologie particolari o sottoposte ad altre cure farmacologiche, sono soggette a un’ulteriore grado di assistenza, concordato con gli specialisti che seguono la gravidanza.

L’ecografia del benessere fetale

Foto: Facebook.com

L’ecografia specialistica del terzo trimestre valuta il ritmo di crescita del feto in modo da rilevare tempestivamente un’eventuale insufficienza nello sviluppo intrauterino.

Questa viene solitamente eseguita tra la 30ima e la 32ima settimana di gestazione ed è un esame importante perché valuta in questo periodo, a differenza degli altri esami diagnostici e screening, l’eventuale presenza di quelle malformazioni che si manifestano solo nell’ultimo periodo della gravidanza.

Quel fagiolino che era all’inizio è diventato ormai un feto piuttosto definito ed è meglio individuabile la presenza di tumori, difetti gastrointestinali e della corteccia cerebrale (idrocefalia). Durante l’ecografia si misurano testa, addome e femore così come si valutano le condizioni di placenta e liquido amniotico.

È inoltre valutata la posizione del feto. Perché è molto importante? Perché permette di programmare per tempo il parto in una struttura specializzata e adeguata qualora fossero riscontrate anomalie nel piccolo in grembo.

Il bilancio di salute

Foto: Flickr.com

Ci avviciniamo al giorno del parto, dalla 38ima settimana in poi ogni momento può essere quello giusto per questo intorno alla 36ima settimana, in preparazione del fatidico giorno, si effettua il Bilancio di salute di mamma e bambino.

Un colloquio che può avvenire nella struttura scelta per il parto o con il ginecologo che ha seguito fin qui la gravidanza. Serve per conoscere la storia della mamma in rapporto alle prossime scelte sul parto e sul post partum.

Oltre a controllare l’abbassamento del collo dell’utero, la crescita del feto e più in generale le condizioni di salute della futura mamma, il Bilancio di salute è un momento per uno scambio in cui la donna può e deve chiarire ogni dubbio sulle settimane straordinarie e importanti che stanno per arrivare: aspettative e bisogni, la scelta di partorire in acqua o conoscere quali sono le tecniche per ridurre il dolore, la donazione del sangue o del cordone ombelicale).

In questo primo incontro viene anche illustrato il piano di assistenza personalizzato per le ultime settimane di gravidanza e chiarite le regole dell’ospedale nei giorni di ricovero.

In quest’ultima fase durante il terzo trimestre ormai l’ecografia si effettua solo in caso di complicazioni sorte all’ultimo o durante la fase di monitoraggio qualora il bambino tardasse a nascere (eventualità comunissima) Ancora, durante il Bilancio di salute lo specialista può certificare che le condizioni della donna siano positive nella scelta di un eventuale parto in casa (alternativa che a oggi riguarda meno dell’1% delle nascite in Italia).