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Lettera a mia figlia

Monica decide di scrivere una lettera alla sua piccola che si trova nella pancia, spiegandole quanto tutti all'esterno siano ansiosi di conoscerla.

190esimo giorno di gravidanza

Ciao, bambina che vive nella mia pancia.

Stiamo passando giornate alquanto fastidiose, da quando mi è venuto il raffreddore, lo so. Capisco che ogni volta che tossisco a te si scuota la casa e comprendo profondamente il tuo disagio. Mi sento anche un po’ in colpa, a dire la verità, ma la dottoressa ha detto niente medicine, al massimo un po’ di paracetamolo in caso di febbre, quindi ci toccherà adattarci.
Nel frattempo, facendo due calcoli, mi sono resa conto che fra poco più di due settimane saranno sette mesi che sei lì dentro.
Il mio libro sulla gravidanza ansiogena dice che ormai sei praticamente completa, ogni pezzettino ben avvitato al suo posto, e io cerco di immaginare come tu sia fatta.
Chissà se ti piaceranno le cose che sto scegliendo per te. Sarebbe bello poterle scegliere insieme. Ad esempio: io sto pensando di prenderti il lettino arancione, ma tu cosa ne pensi? Magari preferiresti uno di quei lettini di legno bianco con pizzi e baldacchino?
Sei un tipo pratico come me o nutri un’inveterata passione per le decorazioni e i luccichii come tua zia?
Vorrei tanto poter scambiare due parole con te, adesso, per poterti dire che stiamo facendo del nostro meglio. Di essere indulgente con noi, perchè non siamo genitori esperti e magari potrebbe capitare qualche errore marchiano, ma, cielo, in assoluta buona fede!
Perciò ricorda che ci stiamo impegnando, va bene? Come a scuola: dacci un 6 per l’impegno.


Quella mano fredda che ha la brutta abitudine di strofinarti (la testa? Il sedere? Con quale parte ti appoggi di solito al mio fegato?) la sera è il tuo papà. Capisco che non sia piacevole, ma è inverno qui fuori e lui d’inverno ha la temperatura di un cadaverino. Ti vuole tanto bene però. È sempre lui quello che mette i Guns ‘n Roses a tutto volume, per inciso, quindi è inutile che tu prenda a calci me. Io sono quella che ti ha compato il “best of” di Elvis.
La tizia che ti fa solletico quando tu ti fermi placidamente a schiacciare un sonnellino, invece, è tua nonna, altrimenti conosciuta come mia madre. Non arrabbiarti: vuole solo sentirti muovere.
So che non è affatto educato fare solletico alla gente che pisola tranquilla nelle pance e ho già provveduto a farglielo notare, ma lei dice che lo faceva sempre anche a me quando abitavo nella sua pancia e questo sembra apparirle come una giustificazione. Pare non abbia visto alcuna connessione fra la mia passione per gli sport violenti e questo trattamento.
Ti stiamo anche scegliendo alcuni vestiti. Le bis, ovvero le mie nonne, hanno tirato fuori dagli armadi un sacco di coserelline fatte a mano che io trovo adorabili e spero piacciano anche a te. Sai, sono state fatte per i tuoi nonni e conservate prima per me e poi per te. È una specie di tradizione di famiglia.
Ti amiamo tutti moltissimo.
Se mai leggerai, da grande, queste parole, vorrei lasciartelo scritto:
Per quanto la vita possa essere una gran…seccatura (sto cercando di evitare le parolacce) alle volte, tu, adesso, sei il miracolo e la gioia non solo mia e di tuo padre, ma dell’intera famiglia.
Tu hai cambiato le nostre vite.
La bis Ersilia stava malissimo, ad esempio, ma da quando sa che sei in arrivo è così occupata a ritrovare e rinfrescare corredini che le analisi sono tornate a posto.
Sei una persona speciale, Arianna, sei una luce nel crepuscolo.
E chi lo è una volta, in un modo o nell’altro lo sarà per sempre.
Ah, per inciso…tuo nonno continua a prendere cose da maschio perchè sostiene che il margine d’errore delle ecografie è eccessivo.
Nel caso in cui avesse ragione, ti chiediamo tutti scusa per le valanghe di oggetti rosa e lilla che troverai.