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Liquido amniotico: cos'è e a cosa serve

Cos'è davvero il liquido amniotico? Sapevate che dovrebbe rimanere entro un certo livello durante la gravidanza? E cosa accade quando c'è una perdita?
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Parlando della gravidanza sentiamo spessissimo parlare di liquido amniotico e sacco amniotico: in fondo, con questi termini ci riferiamo a quello che, durante i nove mesi della gestazione, è il vero e proprio habitat del feto, capace di proteggerlo e di garantirne lo sviluppo corretto. Ma se dovessimo spiegare bene cos’è il liquido amniotico, cosa potremmo dire a riguardo?

Cos’è il liquido amniotico?

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Fonte: web

A inizio gravidanza è l’organismo della futura mamma a produrre il liquido amniotico: si tratta infatti di plasma, cioè la parte liquida del sangue materno, che attraverso la placenta si raccoglie nel sacco che contiene l’embrione. La produzione del liquido amniotico è regolata però da varie strutture, oltre alla placenta, come la pelle fetale, il tratto urinario e il tratto respiratorio.

A partire dal terzo-quarto mese, invece, la quantità di liquido prodotta dai reni del feto diventa preponderante e, da questo momento in poi, il liquido amniotico è costituito per lo più da urina del nascituro, con piccole quantità di meconio, le feci del feto, espulse dal suo intestino. Il bambino in grembo ingerisce continuamente una parte del liquido, che viene assorbita dal suo intestino, in modo da bilanciare urina prodotta, garantendo al nascituro di poter controllare l’equilibrio del liquido nel sacco amniotico e far sì che non sia mai troppo, o troppo poco.

Il liquido amniotico non contiene sostanze nutritive, che giungono al feto solo attraverso il cordone ombelicale; però contiene diversi enzimi, che svolgono funzioni importanti per lo sviluppo del nascituro, grazie alle loro proprietà antisettiche, che proteggono il piccolo dal rischio di infezioni, o all’aiuto che forniscono per la maturazione dei suoi polmoni.

Fra le tante funzioni che consentono lo sviluppo normale del feto ci sono la protezione contro i traumi, l’attutimento di suoni e rumori esterni, la crescita che riesce a non schiacciare o distorcere le strutture anatomiche, il mantenimento della stabilità termica, lo sviluppo corretto dei polmoni, del tratto gastroenterico e del sistema muscolo-scheletrico, la protezione dalle infezioni, come abbiamo visto, possibile poiché il liquido riesce a mantenere sterile l’ambiente uterino, e infine, seppur in piccolissima parte, il nutrimento del bambino.

Attraverso il liquido amniotico il feto impara anche a conoscere i gusti alimentari della sua mamma, dato che proprio da lì passano le molecole aromatiche dei cibi, che potrebbero influenzare il gusto futuro del bebè.
Nel liquido il feto può inoltre muoversi in libertà, per poi posizionarsi a testa in giù nelle ultime settimane, prima che, al momento del parto, la rottura del sacco amniotico stimoli la produzione di prostaglandine innescando le contrazioni e favorendo perciò la dilatazione.

C’è scambio di liquidi fra interno ed esterno? No, perché quello del liquido amniotico e del nascituro è un sistema chiuso, in cui non c’è ricambio dall’esterno né filtrazioni del liquido, se non dall’organismo stesso del piccolo; eppure, il liquido non si “sporca”, perché il metabolismo fetale è differente da quello di un neonato o di un adulto, e l’urina del nascituro non contiene sostanze di scarto tossiche.

La giusta quantità di liquido amniotico

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Fonte: web

La quantità del liquido contenuta nel sacco amniotico aumenta progressivamente nel corso della gravidanza: è pari a circa 30 ml alla decima settimana di attesa, circa 350 ml alla ventesima e quasi un litro alla trentasettesima. Con l’approssimarsi del termine della gravidanza, la quantità del liquido tende invece a diminuire, perché la placenta invecchia e al feto arrivano meno sostanze nutritive e meno liquidi, cosa che innesca un calo nella sua produzione di urina. È stato ipotizzato che la riduzione della pressione esercitata dal liquido sul corpo del nascituro sia uno dei fattori che innescano l’avvio del travaglio.

Per garantire il benessere del feto è importante che il liquido sia sempre della giusta quantità. Per “misurarlo” si usa l’AFI, l’amniotic fluid index, valutando, a fine gravidanza, verticalmente la tasca di liquido che si raccoglie in ciascuno dei quattro quadranti in cui si divide l’utero, ed effettuando poi la somma in centimetri.
La quantità a fine gestazione varia da 8 a 20 cm, con una media ottimale di circa 10-12 cm. Se l’AFI è inferiore a 5 cm si parla di oligoiamnios, mentre se è superiore a 20-24 cm si parla di poliamnios. In sostanza: se è troppo poco (oligoamnios) ci può essere sofferenza fetale cronica, oppure una piccola rottura delle membrane; in caso opposto, ovvero se è troppo abbondante, può essere la spia di una malformazione fetale o di una patologia materna; il poliamnios si verifica, per esempio, in presenza di malformazioni dell’apparato digerente o della bocca, come il labbro leporino, che impediscono al piccolo di ingerire il liquido e bilanciare quello prodotto dai reni, ma può essere anche un sintomo di diabete gestazionale, che altera il metabolismo fetale determinando una produzione anomala di urina da parte del nascituro.

Perdita di liquido amniotico

perdita di liquido amniotico
Fonte: web

Dopo che una donna riesce a rimanere incinta, naturalmente, dubbi e paure sono all’ordine del giorno; una di queste è senz’altro “Se ho una perdita di liquido amniotico?”. La rottura della parte bassa del sacco amniotico può infatti provocare la perdita improvvisa di una quantità cospicua di liquido, di cui la mamma deve per forza accorgersi; la cosa da fare è recarsi al più presto in ospedale.

Di solito la rottura avviene al termine della gravidanza, innescando l’avvio del travaglio di parto, oppure si verifica nel corso del travaglio stesso; durante la gravidanza, però, può accadere che si formi una piccola fessura nella parte alta del sacco, da cui il liquido fuoriesca poco a poco. In questi casi è possibile che la donna non se ne accorga subito, perché la perdita è minima, ma nel dubbio è sempre meglio rivolgersi al pronto soccorso per una visita di controllo. La fessura può spesso richiudersi spontaneamente, e il liquido perduto si riforma; in questi casi, è possibile, con le dovute precauzioni e una terapia farmacologica per prevenire infezioni e contrazioni, portare avanti la gravidanza tranquillamente.