diredonna network
logo
Stai leggendo: Maternità a rischio, come richiedere la certificazione

Mola vescicolare, che cos'è, sintomi e cause

Il raschiamento uterino è doloroso? Quando è necessario farlo?

Sport in gravidanza: si può fare?

"Avrà un bimbo da sola": storie di italiane single all'estero per avere un figlio

"10 cose che voglio che mia figlia sappia sul suo corpo"

Maternità facoltativa: come e perché richiederla

La reazione di questo papà alla nascita del figlio è epica

Essere 'matrigna': "Sono non-madre della figlia di un'altra ed è meraviglioso"

L'altra faccia della discriminazione: "Noi donne senza figli, lavoratrici di serie B"

Parto: perché dovresti pretendere non venga tagliato subito il cordone ombelicale

Maternità a rischio, come richiedere la certificazione

Quando il ginecologo attesta che la propria maternità è a rischio, la madre lavoratrice può richiedere l'astensione dal lavoro per tutelare la salute propria e del feto. Vediamo come è possibile avanzare tale domanda al proprio datore di lavoro.
Maternità a rischio, come richiedere la certificazione
(Foto: Web)

Quando si parla di maternità a rischio si intende che la salute della gestante e del feto possono andare incontro a gravi complicazioni se non sono tenuti in osservazione e che la futura mamma non può svolgere le normali attività quotidiane né può più recarsi a lavoro, per cui è necessario che si metta in congedo preventivo.

Per potersi astenere dal posto di lavoro prima del dovuto è necessario che la futura mamma presenti l’apposita richiesta all’Inps. Vediamo di che cosa si tratta questo modulo e come va richiesto.

Cos’è il modulo maternità a rischio?

Maternità a rischio, come richiedere la certificazione
(Foto: Web)

Cosa si intende per maternità a rischio? La gravidanza a rischio è un particolare stato fisico per cui sia la gestante che il bebè possono essere facilmente soggetti a complicazioni durante il periodo di gestazione.

Tale stato di rischio può essere dovuto prevalentemente a due fattori: è possibile che la gestante, prima  della gravidanza soffrisse già di malattie croniche quali il diabete, l’ipertensione o l’ipotiroidismo, oppure che proprio durante i mesi di gravidanza si siano verificate eventuali complicazioni o patologie come il distacco della placenta o emorragie che abbiano determinato rischi compromettenti per la salute del feto e della madre.

Se il ginecologo ha verificato tutte queste complicazioni e anomalie nella donna incinta, allora la sua può essere definita una maternità a rischio per la quale è possibile prendere le dovute precauzioni in modo da salvaguardare la salute propria e del nascituro.

Se la gestante è una madre lavoratrice, è la legge stessa a prevedere il diritto della donna all’interdizione dal lavoro prima del tempo. Le norme stabilite dal decreto del Governo sulle semplificazioni, infatti, prevedono che se sussistono “gravi complicanze della gestazione o preesistenti forme morbose che si presume possano essere aggravate dallo stato di gravidanza”, la gestante possa e debba richiedere l’interdizione dal lavoro che avrà effetto a partire da due mesi prima della presunta data e che vale almeno fino a tre mesi dopo il reale giorno del parto.

In questo modo, la gestante potrà preservare la propria maternità e condurre la fine della gravidanza in tutta sicurezza e tranquillità, percependo la corrispettiva indennità fino al momento in cui potrà effettivamente tornare a lavoro.

Istruzioni per l’uso del modulo

(Foto: Web)
(Foto: Web)

Per poter ottenere l’astensione anticipata dal lavoro per la maternità a rischio, la gestante deve munirsi di un certificato medico di gravidanza, che dev’essere rilasciato dal ginecologo appartenente a una struttura pubblica o, in alternativa, dal proprio ginecologo ma dovrà essere convalidato dall’ASL.

Il certificato medico dovrà attestare non solo le generalità della lavoratrice, ma anche la denominazione del datore di lavoro, la qualifica della lavoratrice stessa, e dovrà ben evidenziare l’epoca di gestazione e la data dell’ultima mestruazione, nonché la presunta data del parto e naturalmente le complicanze per cui si sta richiedendo l’autorizzazione all’astensione anticipata dal posto di lavoro.

Sia il modulo di domanda che il certificato medico dovranno essere consegnati alla struttura INPS competente, che emetterà l’autorizzazione da presentare al datore di lavoro coinvolto.

La domanda di interdizione anticipata per maternità a rischio può essere facilmente trovata sul sito del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali o essere richiesta alla sede INPS competente, e può anche essere presentata da una persona delegata dalla stessa gestante. In tal caso, la delega dovrà essere scritta in carta semplice e riportare tutti i dati anagrafici della gestante e della persona designata, inoltre dovranno essere allegati i documenti d’identità di entrambi i soggetti coinvolti. La richiesta di astensione va presentata all’azienda sanitaria e indirizzata all’INPS e al proprio datore di lavoro.

È molto importante che la futura mamma non dimentichi di allegare alla domanda il certificato medico prodotto dalla struttura pubblica o da medico privato e convalidato dalla struttura pubblica, e che attesti i motivi per cui la gravidanza è considerata a rischio.

Chi può presentare tale richiesta? Tutte le dipendenti pubbliche e private, le collaboratrici iscritte alla gestione separata dell’INPS e le libere professioniste non iscritte al corrispettivo albo possono avanzare la domanda per la maternità a rischio al proprio datore di lavoro.

Il rilascio dell’autorizzazione non sarà immediato, ma bisognerà attendere almeno sette giorni prima che la richiedente ottenga l’autorizzazione al congedo. Una volta che sia il datore di lavoro che la gestante abbiano ricevuto il modulo di maternità a rischio da parte dell’INPS, la lavoratrice potrà astenersi finalmente dall’andare a lavoro e potrà percepire un’indennità economica pari all’80% della retribuzione giornaliera da calcolare sulla base dell’ultimo periodo di paga precedente l’inizio del congedo, che può essere integrabile dal datore di lavoro fino al 20%.

Il periodo di astensione dal lavoro comprenderà i due mesi prima del parto e i tre successivi e se il parto dovesse avvenire prima della data presunta ai tre mesi successivi andranno aggiunti i giorni compresi tra la data presunta e quella effettiva del parto.