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Maternità senza figli: "Io la vivo attraverso il rapporto con i figli delle mie amiche"

Perché l'affermazione dell'attrice Cristiana Capotondi ha suscitato tanto scalpore?

È bastata un’affermazione dell’attrice Cristiana Capotondi sulla maternità per tirare fuori la faida tra madri e non-madri, con tanto di accuse alle madri di parto di non dare uguale dignità alle madri di adozione, cui si è aggiunta l’indignazioni delle non-madri per scelta, di zie-madri e di zie non-madri. Mancava solo la sterile polemica madri che allattano VS madri che scelgono il latte in formula ed ecco servita la guerra santa tra madri di serie A, serie B e le “altre donne”, che i figli non ce li hanno, e quindi devono stare zitte perché “giocano” fuori categoria (con la sola eccezione, di quelle che vorrebbero ma non possono averne).

Tutte con le loro ragioni e le loro opinioni, sacrosante, trasformate in verità assolute e incontestabili.

Cos’è successo? Paola Jacobbi intervista Cristiana Capotondi per Vanity Fair. Si parla, tra le altre cose, di femminismo e l’attrice dice:

…penso che non sia un processo finito, anzi. Le donne hanno ancora molta strada da fare, soprattutto nel dialogo con gli uomini e nel modo di gestire il potere.

Come? Cerca di andare al sodo la giornalista.

Con più armonia, grazia, autorevolezza. Il potere come un principio materno.

Disse quella che in tutte le interviste ripete che non intende fare figli, incalza sagace la Jacobbi.

Si può vivere la maternità senza diventare madri. Io la vivo attraverso il rapporto con i figli delle mie amiche e, da cinque mesi, con Benedetta, figlia di mia sorella.

Boom.

Molte madri si sono sentite defraudate della loro maternità di fatto, condita di cacche, febbri, notti insonni, sacrifici, in nome della maternità comoda da zietta che, per quanto partecipe e presente, a un certo punto baci, saluti e se ne va.

Eh no, non si fa la madre con i figli degli altri.

La maternità è tale quando i figli sono tuoi.

Fare la mamma e fare la zietta che si prende baci e affetto sono un’altra cosa.

Legittima la scelta di non fare figli, ma allora è incoerente parlare di maternità, soprattutto con i figli degli altri.

Il tono per lo più è questo, anche se il lato positivo è che almeno stavolta ci siamo risparmiati i commenti di quelli che “te ne pentirai”, “non c’è niente di più bello per una donna”.

Che l’attrice non abbia detto di “fare la madre” dei figli degli amici e che due righe sopra si stesse parlando di “principio materno” in un contesto ben preciso, poco importa.
Se non hai figli pare che tu non possa parlare di maternità, né di sentire materno. Il che presuppone, di contro, che chi è madre automaticamente sia una “portatrice sana” di maternità, autorizzata ad argomentare sul tema.
Peccato che partorire un figlio, si sa, non trasformi automaticamente nessuna donna in un essere materno o in un modello di maternità (già l’adozione richiede forse una maggiore predisposizione in questo senso). Così come chi sceglie di non avere pargoli non è un mostro a tre teste privo di sentimenti e, tra questi, su tutti, di quello materno.

Cosa c’è di strano o di sbagliato nelle parole della non-madre attrice Cristiana Capotondi? Parla di una “maternità senza figli”, che non ha nulla a che vedere con il concepimento, la gestazione e il parto, ma che è un sentire, una potenzialità femminile anche quando non diventa scelta pratica, che non sminuisce e non si sostituisce a nessun ruolo, non si equipara a nulla ma vive di un sentimento femminile profondo, che non vuole mettersi in competizione con nulla. Che è consapevolmente altro dall’essere madre di fatto, ma abbraccia il tema di una maternità interiore o in potenza tutta femminile, come potere fatto di “armonia, grazia, autorevolezza”.

Forse noi donne, con o senza figli indistintamente, saremmo molto più materne se imparassimo ad ascoltare e accogliere il sentire altrui, senza la necessità di analizzarlo e valutarlo. Forse noi donne, con o senza figli, saremmo allora tutte madri non solo dei nostri figli, ma di una società migliore, complessa, profonda, tollerante, accogliente, rassicurante e comprensiva… come un abbraccio “materno”.

A prescindere da travagli, cacche, pappe e notti insonni.

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