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Ogni notte scrive una lettera al figlio che non c'è più: le parole più belle

Papo se ne è andato a 10 anni per una malattia cardiaca congenita. Da allora suo padre, il cabarettista Andrea Pilotta, gli scrive una lettera ogni notte. Quello che doveva essere un modo per elaborare il lutto si è trasformato in un bellissimo progetto.
Fonte: paposuperhero

Aggiornamento maggio 2017

Avevamo parlato della drammatica storia di Jacopo Pilotta, detto Papo, lo scorso gennaio 2017. Il bambino, di appena 10 anni, è morto nell’agosto 2016 per problemi cardiaci creando un’immenso vuoto nell’intera famiglia. Il padre, Andrea Pilotta, per superare il trauma e onorare la memoria del figlio, ha deciso di scrivergli una lettera quasi ogni notte:

Ho cominciato per continuare a sentirmi vicino a lui, per dirgli cosa stava succedendo a casa. Poi è diventato un appuntamento irrinunciabile, un filo di vita che continua a tenerci uniti e che sta legando tantissime persone.

Gli scritti, raccolti prima nel blog Paposuperhero, e pubblicati successivamente nel libro in uscita questo mese La Rivoluzione d’Amore, hanno in poco tempo ricevuto numerose critiche costruttive. Le parole che Andrea scrive a Papo sono dolci e cariche d’amore, un amore infinito e una sofferenza impossibile da guarire neppure con il tempo.

Attualmente le lettere sono arrivate al numero 231, alleghiamo qui alcuni ultimi estratti:

Lettera 122 – “Papo chi?”

Ciao Papo,
la tua mano su un piano ci porta lontano, la morte in senso stretto è una merda ma stiamo imparando che è soltanto una porta aperta.
La mia vita per 18 anni è stata io e Nik, da 11 anni a questa parte noi tre e da 8 noi quattro. Non siamo stati struzzi con la testa sotto la sabbia ma eravamo noi quattro. Da quando tu sei altrove le relazioni, i discorsi, le parole, i sentimenti si sono centuplicati. C’è dolore e smarrimento ma c’è anche tanto calore e ricchezza umana! E in tanti riconoscono in me un merito che in realtà è tutto loro: riesco a far tirare fuori dalle Persone il loro Meglio!

Papà

Lettera 150 – “Quando piove non c’è brutto tempo, piove e basta”

Ciao Papo,
è rimasto tutto com’era, non abbiamo spostato niente, regalato niente, buttato via niente, metti che ritorni… no, non torni ma è bello che tu resti ancora qui con noi. […]
E’ il mio modo ed anche il tuo per non portare addosso una croce, rimanere comunque e nonostante tutto degli scanzonati cazzoni. Solo io so cosa voglia dire vivere senza un figlio, con una Compagna rotta nell’anima e nel corpo e con una figlia che cerca compagnia e famiglia in ogni altro bambino. Non ci sono cuoricini, abbracci virtuali, parole di circostanza, che consolino, certo, talvolta danno un briciolo di conforto, altre sono moleste come un calcio nei coglioni. C’è bisogno di svuotare ogni giorno la valanga di merda che ristagna dentro anima e corpo. C’è bisogno di raccontare la storia del più stupefacente SuperEroe che potessi incontrare. C’è bisogno di capire come continuare a vivere senza sopportarla e basta ‘sta vita.

Mi mandano in tanti piumette bianche e forme di cuori che vedono nelle cose più disparate, a me è da qualche giorno che non ne regali, se non sei troppo preso passi a farmi un saluto?

Ciao carezza nel vento che spiuma i colombi.

Papà

Lettera 160 – “Le coccole del carrarmato”

Bella o brutta che sia la vita è proprio quel che stiamo facendo in questo momento. Se non ci piace, non lo sopportiamo e non lo accettiamo dobbiamo cambiarla. E poi c’è quel che viene deciso e basta, senza appello e manco domandando la nostra opinione, al di là della nostra volontà e restano solo i ricordi.
Un giorno via l’altro la vita passa.
Ti volti e non c’è materia, solo ricordi.
Ieri mietevi i ricordi per domani, oggi li raccogli.
Una vita a seminare per raccogliere,
ma solo ricordi, unico segno tangibile del passaggio terreno.
Ricordi, immateriale piacere e privilegio del vivere.
Papo, se ci pensi è vero, è solo questione di tempo, per tutto, sempre e solo lui, quello che dicono medichi tutto. Ciao Immateriale piacere e privilegio del vivere!
Papà

Lettera 177 – “Frammenti d’un bernoccolo”

I frammenti non sono cocci. Ma i cocchi sono frammenti. Frammenti di qualcosa che era unico, solido e s’è smembrato, sgretolato, separato, diviso, moltiplicato. Il sasso è coccio della roccia. Il figlio è coccio della madre. Una macchina nuova fiammante appena comprata è coccio del gruzzolo che avevi in banca. Il riso invece è frammento dell’essere. Il respiro è frammento di tutta l’aria che c’è. L’amicizia è frammento dell’amore. L’amore è roccia stratificata che non si squaglia. Si affievolisce, pare cessare. Ma in realtà sta solo mutando forma. Sta semplicemente travasando il suo fervore in nuovi involucri.

Lettera 180 – “La paura del sempre”

Ciao Papo,
sei fermo, fisso, lasciato nello spazio immateriale ma denso tra cuore e cervello, sei nell’universo delle cose più belle e preziose che mi sono successe in ‘sta roba che si fa giorno dopo giorno e chiamiamo vita. Sei lì, a volte sei così intenso che arrivi quasi ai polpastrelli e alle labbra. Le altre robe belle ed emozioni forti le hai scalzate quasi tutte e ti sei incastrato nella vita anche dopo la morte.
Ieri la morte è tornata a trovarci, da molto vicino. Il papà di un caro amico, una vicenda umana davvero delicata. E s’è permessa ancora, se lo permette sempre ‘sta stronza, di mandarci all’aria giornata e interi pezzi di vita.

Come molti degli accadimenti da questa parte dell’Infinito, anche la morte ha le sue precise peculiarità se pure nel suo esito riesca ad essere così uniformante. Non si manifesta, non arriva e non fa cessare la vita allo stesso modo per tutti, a volte riesce persino ad avere la parvenza di qualcosa di giusto e di sollievo. Resta il dispiacere per un percorso che finisce e l’ineluttabile ed incontrovertibile verdetto del “Per sempre”.

Lettera 228 – “Altalena”

La gente, io compreso, parla, parla e non cambia mai. Dicono che le nostre Lettere fanno riflettere, fanno apprezzare il Vero ed il Bello della Vita ma continuiamo tutti a rimanerci incastrati in mezzo.
Ci sono bambini con grandi problemi da uomini e non hanno che guardare con fiducia al futuro. E ci sono uomini con piccoli problemi da bambini che altro non sanno fare che disperarsi per il presente.

Il tempo fa il suo corso per tutti, non so se credere nel destino ma nel compimento di un viaggio del quale abbiamo capito davvero poco sì che ci credo.
Papo, tra due giorni compio gli anni io e tra quattro Tu. Tu hai smesso di compierli, io no.

Papà

Articolo originale – 26 gennaio 2017

Fonte: Paposuperhero

Questa può sembrare una storia triste (e in effetti lo è). Ma badate bene: è pur sempre una storia scritta da un comico. E quindi c’è da piangere, ma anche da ridere. Il protagonista è Papo, un bambino che faceva “la cacca dura come gli zoccoli di uno gnu” e sognava di cavalcare un cammello con le corna. Papo, che in realtà si chiamava Jacopo Pilotta, è morto nell’agosto 2016 all’età di 10 anni per problemi cardiaci congeniti.

Suo padre, Andrea Pilotta, è un cabarettista e ha scelto di onorare suo figlio scrivendogli una lettera ogni notte. Sono lettere tristi e piene d’amore, ma anche dissacranti, zeppe di parolacce, come piacerebbe a un bambino di 10 anni. D’altronde Andrea Pilotta si schiera con decisione contro la “tv del dolore”, quella che ruota attorno alla pena e alle disgrazie umane. Come potrebbe essere altrimenti, quindi?

Di Jacopo suo padre scrive: “Dicono che io sia un bravo papà, questo non lo so, ci ho provato e ci provo. So per certo che tu sei stato e sempre sarai il più Grande Figlio, Ispirazione e Amico che si potesse avere“. Tutte le sue lettere sono raccolte in un blog seguitissimo. Il sogno di Andrea è trasformare tutto questo in mille progetti, canzoni, spettacoli, film… e soprattutto un libro, che vorrebbe tanto pubblicare con Feltrinelli. Il suo pubblico gli è venuto in aiuto e, con l’aiuto degli hashtag #lovebombing e #paposuperhero, si è scatenato, pubblicando 1.200 selfie in 10 giorni per attirare l’attenzione della casa editrice.

Andrea Pilotta non vuole impietosire nessuno. Semmai, come scrive spesso, sta cercando – assieme alla moglie e all’altra sua figlia, Carlotta – di superare la perdita come può, trasformando il dolore in amore e diffondendolo il più possibile. Questi sono alcuni estratti delle sue lettere a Papo.

30 agosto 2016 – Discorso

Papo aveva fretta di andare a divertirsi altrove, questo è certo, si sta divertendo e sicuramente in barba a tutti sta correndo e saltando come un matto. Quei due giorni di lotta disperata in ospedale è rimasto nei paraggi per farci abituare all’idea che a breve non sarebbe più stato qui con noi. Totta, la sua amata sorellina, mi ha detto che adesso Papo è un albero o un tasso o un lupo o un pesce luccio. Anzi, poi mi ha detto, siccome a Papo piace cambiare, che un mese è la montagna, il mese dopo fa la tigre, il mese dopo fa l’aquila.

Per tutti, sia quelli cui piace la matematica e anche per quelli che la detestano, Papo fino al suo ultimo secondo di vita cosciente è stato un bellissimo e divertentissimo bambino sereno e felice e fino al suo ultimo respiro è stato, è e sarà il più valoroso tra i SuperEroi.
Corri libero e divertiti amore mio bellissimo!

Papà

Fonte: Paposuperhero

Lettera 0 – “A nessuno deve succedere”

Papo mi manca tanto in ogni gesto, in ogni spazio, in ogni silenzio, in ogni respiro. Lo vedo nelle stelle, nei sorrisi delle persone, nella pioggia, nel vento, nei tramonti, negli orizzonti, nella falcata di un grande felino a caccia, ma è solo accanto a me che lo vorrei.
Ciao Papo, divertiti e stai bene!

Papà

Lettera 17 – “Cosa è successo a Papo il 22 agosto?”

Il pool di dottori prese in seria considerazione anche di metterti in lista trapianti. Ma il trapianto non è la panacea di tutti i mali, il trapianto ti avrebbe fatto vivere per mesi e mesi, forse anni, da malato, ospedalizzato, senza poter vedere nessuno, chiuso in ospedale.

E invece, in questi ventidue mesi, ti sei tolto ancora un sacco di soddisfazioni, giochi, bagni, tuffi, immersioni, gite, scuola, vacanze al mare e in montagna, sulla neve col bob, sull’erba col bob estivo, lasagne, pappardelle coi funghi, film, cinema, Deadpool, canzoni, il centro estivo, il negozio delle carte dove andavi a giocare a Magic con i grandi nerds e dove adesso a settembre avresti voluto fare il torneo. […]

Chissà se c’è ancora qualcuno che non crede che tu fossi, e per sempre sarai, un SuperEroe. Dovevi diventare grande con il tuo cuore.

Lettera 26

Prima di tutto voglio dirti che la tua storia non è triste. Quanto meno non è solo triste, è piena di Gioia, Spensieratezza, Leggerezza, Allegria, Divertimento, Felicità e Amore. Tutti Doni preziosissimi che ci hai fatto vivere e ci hai lasciato. La tua storia non è finita qua. Non è finita il 22 o 24 agosto. Né di là dall’Infinito ma tu solo sai quante ne stai combinando, né di qua perché papà ne sta facendo un sacco e sono tutte bellissime. […]

Allora il punto è questo: io non vedrò crescere mio figlio. Non gli vedrò completare il suo percorso naturale proprio della vita terrena. Quindi ho deciso ma più che deciso sento forte l’impeto dentro, di portare a compimento alcuni dei semi che Papo aveva piantato, anzi aveva semplicemente fatto sbocciare. […] La Lucida e Santa Follia di questo periodo mi sta portando a questo: più che fare cose per ricordare e in memoria di Papo continuare a farlo vivere! O almeno portare a compimento ciò che aveva iniziato e non ha potuto finire.

Ciao Ragazzo del Mondo e del www, divertiti tanto! La luna è sottile come una fettina di limone, stasera scendo a fare un giro e guardo meglio, ieri mi sembrava di vedertici seduto sopra a pescare le stelle.

Papà

Lettera 37 – “Papo, Jacopo e Dario Fo e Franca Rame”

C’è da fare i conti con quel che la natura ci ha dato e tu Papo hai imparato da subito, sulla tua pelle, l’algebra della vita anche se la matematica ti faceva schifo e ne hai sovvertito le regole. E con quel che ti ha dato la natura tu ci hai fatto Meraviglie! Avevi a disposizione solo 10 anni ed in dieci anni hai bruciato tutte le tappe diventando Mito, Leggenda, SuperEroe lo sei nato. Dice il Saggio: “Le persone più felici non sono quelle che hanno il meglio, ma quelle che traggono il meglio da ciò che hanno“.

Lettera 44 – “La mia guerra”

Stamattina ho aperto il tuo portafogli, quello di Antman, ti ricordi che bel film Antman? Nel portafogli ci sono una trentina di euro l’ho chiuso e l’ho rimesso lì nella tua scrivania, lì com’era. Tu non li puoi più usare, ma nemmeno a me servono più i soldi. Ci si riempie di cose nella vita di qua dall’infinito, si fa una fatica a volte a vivere e si cerca soddisfazione e conforto nell’appagamento materiale. Siamo piccoli, torniamo piccoli.

Giornata dura oggi Papo… sì, tranquillo, ho ripreso a dormire; sarà fisiologico dopo quasi due mesi, mi punto la sveglia per il nostro appuntamento notturno, scrivo e piango. È stato leggere i primi messaggi, la data di morte, sentirti e vederti in video. Quello è stato. Più ho da fare e meglio è. È fermarmi e realizzare che in questo mondo sei morto che mi annienta. Poi riprendo a scrivere, un flusso di idee, pensieri, emozioni e torni vivo e mi passa, ma poi ritorna il pianto perché qualcosa che faccio o vedo sa di te ma tu non ci sei e ricado nel baratro del mio dolore e piango. È così Papo cazzo.

Lettera 119 – “Non c’è scampo all’amore”

Mi piacerebbe essere uno di quei duri dei film che a questo punto chiude la Lettera scrivendoti: “E così sarà perché così è scritto” ma a te e Totta è toccato un papà minchione pieno di dubbi. Due, non molte, due certezze ben chiare le ho: Papo e Totta devono crescere sereni e felici. Un altro piacere Papo, dì a chiunque legga questo messaggio di non dirmi che siamo una famiglia fantastica, che se lo tenga per sé e che si dedichi alla sua famiglia. Noi facciamo solo e sempre quello che dobbiamo fare, senza alternative. Non c’è scampo, c’e solo da rassegnarsi all’amore, quello più grande.

Papà