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Perdere un figlio in gravidanza: un sostegno ai genitori

Perdere un figlio in gravidanza, durante il travaglio o subito dopo il parto è un evento tragico che mette duramente alla prova l'equilibrio di coppia: ecco come comportarsi per elaborare il lutto.
Perdere un figlio in gravidanza

Perdere un figlio in gravidanza, durante il travaglio, subito dopo il parto è un evento tragico che mette duramente alla prova l’equilibrio delle coppie che si trovano costrette ad affrontarlo.

Cosa fare quando si perde un figlio

La piena elaborazione del lutto può richiedere tempi anche lunghi e riflessioni profonde.
E’ fondamentale che i due partner si aiutino, anche affrontando la perdita del figlio lutto in maniera diversa, superando gli step del processo di elaborazione con i giusti tempi.
Vanno evitati tensioni e risentimenti, sfruttando al massimo il canale della comunicazione e condividendo ogni stato d’animo, per non correre il rischio di minare la solidità della propria relazione.

Chiaramente anche il supporto di amici e parenti è molto importante, ma le reazioni sono molto soggettive e, quindi, non sempre utili e costruttive.

Non tutte le persone sanno bene come comportarsi di fronte a queste situazioni; alcuni atteggiamenti possono addirittura far sentire i diretti interessati ancora più isolati (ecco la ragione per cui esistono specialisti e gruppi di aiuto presso i quali cercare conforto e supporto).

Perdere un figlio può mettere a dura prova perfino i rapporti più rodati ed è quindi importante conoscere a fondo e capire la complessità dell’argomento che stiamo trattando.
Senza, dimenticare, comunque, che le donne che subiscono aborti spontanei possono rimanere nuovamente incinte, riuscendo poi a portare a termine gravidanze dall’esito assolutamente normale.

Aborto spontaneo: perché succede?

Un aborto spontaneo, precisamente, consiste nell’interruzione naturale della gravidanza, entro la ventesima settimana di gestazione; cosa che avviene circa nel 10-25% delle gravidanze classiche e nel 50-75% di quelle risultato di una fecondazione artificiale.

La maggior parte degli aborti spontanei si verifica durante i primi 3 mesi di gravidanza ed è quindi importante essere informati, nello sfortunato caso in cui ci si debba trovare, direttamente o meno, ad affrontare questa situazione.
E, comunque sia, per tutte le complicazioni che potrebbero insorgere durante la gravidanza, la persona più indicata a fornire risposte è sempre il proprio ginecologo di fiducia.

Sono diversi i motivi che causano un aborto spontaneo e, nella maggior parte dei casi, una donna non può fare nulla per prevenirlo.
Tuttavia, esistono alcuni fattori, come le anomalie cromosomiche nel feto, solitamente provocate da problemi dello sperma o dell’ovaio, che possono provocarlo ad inizio gravidanza.

Durante il secondo trimestre, invece, sono i problemi dell’utero o della cervice che possono risultare più determinanti.

Tra le altre cause di aborto spontaneo si ricordano, inoltre, problemi ormonali, infezioni o problemi di salute della madre; stili di vita sbagliati (fumo, droghe, alimentazione squilibrata, abuso di caffeina etc); problemi nell’impianto dell’ovulo nelle pareti uterine; età avanzata della madre e traumi a suo carico.
Sgomberiamo invece il campo dalle credenze secondo cui rapporti sessuali, lavoro o esercizio fisico (benché moderato) possano causare interruzioni della gravidanza.

Un aborto spontaneo può quindi verificarsi durante qualsiasi gravidanza, perché non c’è molto da fare per prevenire eventuali anomalie cromosomiche. Le uniche terapie, precedenti o seguenti l’aborto, sono quelle rivolte alla prevenzione di emorragie e/o infezioni.

Il ruolo della famiglia

Concludendo, ribadiamo che in fasi così delicate è importantissimo che la donna non si isoli e tenga aperti i rapporti con la propria famiglia, con gli amici ed i medici curanti.