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Quando la gravidanza è al termine ma il bambino non vuole uscire!

Siamo arrivate al termine previsto per il parto, ma la piccola non dà segno di voler uscire...sarà a causa della neve?
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281esimo giorno di gravidanza

Oggi è il termine previsto per il parto. Inutile dire che mia figlia se ne infischia altamente di queso genere di intimidazioni medico-burocratiche.Tanto per non sbagliare, mi sono passate anche le false contrazioni!

Ovviamente convocata in ospedale per un megacontrollo, passo un’allegra mezz’ora ad attendere che l’ostetrica dell’ambulatorio di fine gravidanza si materializzi, insieme ad altre 2 pancione ritardatarie. Per allietarci lo spirito, in compenso, nella stanza accanto c’è una donna in travaglio che urla a squarciagola, pregando qualcuno (presumibilmente il marito) di ucciderla.

Non scherzo!

Ora, anche se io o un’altra panciona fossimo state lì lì per partire con tutto l’ambaradan, una scena del genere ti fa bloccare tutto! In mezzo a urla, pianti e stridor di denti di dantesco sapore, appare veleggiando l’ostetrica con bicchierino del caffè in mano. Tanto cara lei. Mi fa entrare e mi attacca al tracciato.

“Ma, signora, lei aveva il termine oggi!”

“Si, rispondo, lo so.”

“Eh, ma qui anche sul tracciato non c’è mica niente!”

-Aspetta aspetta: mi sta rimproverando perchè sono in ritardo?!?!-

“Guardi, ribadisco piccata, me lo aspettavo: sto esattamente come ieri e ieri l’altro!”

“Ah, ma li sta prenendo i granuli omeopatici?”

“Si, Ostetrica Caffeina, li sto prendendo. Sto beccando tanti di quei granuli che sembro una gallina sotto cura per i vermi intestinali!”

Decido immantinente di strapparmi la cintura kamikaze da tracciato e usarla per evadere dalla situazione surreale che sto vivendo, quando entra Lei: la Dottoressa Cicogna! La mistica ginecologa che ha fatto nascere entrambi i miei nipotini!

Lode al cielo, mi stacca dal tracciato e mi porta nel suo studio, chiedendomi notizie di tutta la famiglia, nonne comprese. Verifica approfondita: Arianna sta benissimo, è circa 3,5 kg per 50 cm di lunghezza (penso alle mie fichissime tutine 00 da 46 cm e mi viene da piangere) nuota ancora in una bella piscina di liquido e la placenta è perfetta.

Conclusione: niente di grave se c’è un po’ di ritardo. Alcuni bimbi ci mettono qualche giorno in più, ecco tutto.

Benedetta Dottoressa Cicogna! In tre parole mi ha rassicurate e adesso mi sento scendere tutta l’ansia come se scivolasse via.

Vado a prendere il prossimo appuntamento, finalmente serena, per il 27/02 e, prima che me ne vada, l’Ostetrica Caffeina con voce angelica mi sega le cosce a metà:

“Comunque se non arriva entro il 5/03, facciamo l’induzione del parto” Ah, no! Questo poi no!

È la cosa che mi spaventa di più in assoluto, quella che temo e tremo fin dal test positivo.

Scendo nell’atrio dell’ospedale ed esco, rimuginando rocamboleschi progetti di fuga.

“Se tentano di indurmi il parto io fuggo. Mi nascondo nella boscaglia lungo il fiume!”

“Se qualcuno si avvicina con una flebo, lo stordisco con una testata e poi mi mimetizzo fra i lungodegenti.”

“Adesso vado a casa e faccio le scale su e giù finchè non partorisco, dovessi non dormire per tre giorni”

Ci ho messo un po’ ad accorgermi di essere entrata nel pallone più totale. In panico, volendolo chiamare col suo nome.

Alla fine, so che andrà tutto bene. O almeno spero.