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"Col Senno di Poi Non Avrei Fatto Nemmeno un Figlio": Le Storie Strazianti delle "Madri Pentite"

Orna Donath è una ricercatrice. Ha sempre saputo di non volere figli. In un saggio accademico poi diventato libro, "Regretting Motherhood", ha raccolto le storie di tante madri pentite: sono diventate mamme, ma hanno capito poi che quella vita non faceva per loro. Vicende toccanti che fanno riflettere.
madri pentite
Fonte: Web

Portano dentro di sé il macigno di un segreto inconfessabile. Una sensazione irrespirabile di colpa, frustrazione, vergogna, rimpianto sovraccaricata dalla coercizione del silenzio. Sono madri pentite, mamme che prima, durante o dopo la gravidanza si sono rese conto che il ruolo di genitore non apparteneva loro.

Non odiano i loro figli, tutt’altro. Non hanno mai torto né mai torcerebbero loro un capello. Solo, non vorrebbero essere mai diventate madri. E sanno che se confidassero il loro sentimento, la società le condannerebbe, biasimandole per una percezione che, a quanto pare, è più diffusa di quanto si pensi. Ma taciuta per paura della stigmatizzazione.

Orna Donath ha raccolto le storie di madri pentite: il libro, Regretting Motherhood, non ancora tradotto in italiano, è stato in origine un saggio accademico. L’autrice Orna Donath, infatti, è una ricercatrice dell’università Ben Gurion, e ha ascoltato le vicende di queste mamme partendo da una domanda:

Se potessi tornare indietro, con ciò che sai oggi e le esperienze che hai, vorresti ancora diventare madre?

Orna, dal canto suo, ha sempre saputo di non volere figli sebbene nella sua terra natia, Israele, sia considerato come un’ovvietà il fatto che qualsiasi donna debba desiderare di diventare madre. E se non lo desidera, deve, per dare un senso alla sua vita di donna. Concezioni che conosciamo, pressioni che sentiamo su di noi o abbiamo sentito anche qui, lontano da Israele, a testimonianza di una cultura difficile da sradicare e diffusa a livello universale, o quasi.

Orna ha ripreso le storie di Atalya, Tirtza, Doreen e tante altre.

Atalya ha 45 anni, è divorziata e ha tre figli adolescenti che però vivono col padre. Non li segue lei direttamente, nondimeno essere la loro mamma per Atalya è un peso che le “ruba l’anima”. Era diventata madre così, come accade a molte donne, senza pensare troppo alle conseguenze. Ma poi ha capito: non voleva essere madre.

Se potessi tornare indietro – dice Atalya – non avrei figli, è una certezza.

Quella di Tirtza, che di anni ne ha 57, è una vicenda analoga. Divorziata, è madre di due figli e già nonna. Si è sposata, poi la gravidanza come una sorta di evoluzione naturale del matrimonio.

Col senno di poi non avrei fatto nemmeno un quarto di bambino. La cosa più dolorosa per me è non poter tornare indietro nel tempo: è uno sbaglio a cui è impossibile rimediare.

E poi c’è Doreen. Trentotto anni, tre figli e un divorzio alle spalle. Non ha mai avuto il desiderio di essere madre, ma alla fine la sua vita è andata in modo diverso.

Mi piacerebbe tanto non avere figli. Nessuno dei tre. Mi fa male dirlo e a loro non lo dirò mai. Non capirebbero. Rinuncerei a loro senza battere ciglio. Ed è difficile ammetterlo perché li amo, e molto.

L’amore per i figli è una costante delle narrazioni delle madri pentite. Sembra un paradosso, ma secondo l’autrice del libro non lo è. Anzi: è una sensazione comune fra le mamme che ha intervistato. Charlotte, divorziata, 44 anni e madre di due bimbi, cerca di farci capire meglio questa tensione fra pentimento e amore:

Io mi pento di essere madre, ma non dei miei figli, della loro personalità. Li amo. Anche se ho sposato un imbecille non mi pento, perché se avessi sposato qualcun altro avrei altri bambini e io invece amo loro. Mi pento di aver avuto figli e di essere diventata madre, ma amo i miei bambini. Se non mi piacessero, non vorrei che esistessero. Ma io voglio che loro ci siano, solo non vorrei essere la loro mamma.

Parole forti, intense e sofferte che evidenziano quando devastante e doloroso sia vivere da madre pentita. Non è un vezzo, quello di queste mamme, né un guizzo psicotico: hanno sbagliato. Ma come diceva una di loro, è uno sbaglio cui non si può porre rimedio e che le accompagnerà per un’intera vita di tormenti. Hanno compreso troppo tardi che la maternità non faceva parte del loro essere e non possono cambiare se stesse né la situazione in cui si trovano.

C’è anche chi, come Achinoam, trentenne e madre di due figli, ha sempre sognato di diventare mamma. Ma poi ha capito di essere incappata in un errore. Sente di aver perso se stessa, la sua libertà e ha paura che, come accaduto a lei, la sua bimba possa essere vittima di razzismo:

Non fa per me. Mia figlia ha la pelle scura, i capelli ricci. E mi dico: ‘Santo cielo, devo ancora subire queste cose’. Da piccola sognavo di diventare adulta. E ora che ho trent’anni e mia figlia va a scuola, ho l’ansia: la accetteranno?

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