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"Senza mio figlio Andrew, non posso immaginare che vita sarebbe"

La storia di Regina Hensley, una madre che è riuscita a sconfiggere l'alcolismo grazie all'amore di suo figlio. Ma la grave malattia di Andrew l'ha costretta ancora una volta a lottare per la vita

Il New York Times ha raccontato in un documentario la storia di una madre, di suo figlio e della loro lotta per la vita e contro il cancro. Una piccola e grande testimonianza di coraggio e tenacia, per mostrare quello che molti genitori vivono ogni giorno in tutto il mondo.

Prima della maternità, Regina Hensley aveva alle spalle un difficile passato di alcolismo. Una spirale in cui era precipitata proprio dopo la morte dalla sua stessa madre e che l’aveva spinta anche a tentare di togliersi la vita. Solo la nascita di Andrew è riuscita a salvarla dal male che si stava auto-infliggendo. Tra di loro si è infatti instaurato da subito un legame speciale, quasi simbiotico.

“Io e mia mamma abbiamo una strana relazione”, ha raccontato Andrew nel documentario del New York Times. “Molto probabilmente racconterei a mia mamma anche la mia perdita della verginità, perché io e lei siamo molto uniti. Mia mamma è come se fosse il mio migliore amico”.

Si è trattata di una vera e propria rinascita per Regina, che ha riscoperto la gioia di vivere grazie al figlio e al loro legame speciale. Poi, nel 2012, la notizia che mai avrebbero voluto ricevere: ad Andrew (che aveva solo 15 anni) è stata diagnosticata una grave forma di cancro, con una possibilità di sopravvivenza del 50%.

Nonostante la chemioterapia, dopo sole tre settimane dalla fine dei trattamenti il cancro ha cominciato di nuovo a crescere. Per un anno e mezzo, però, Andrew ha continuato a vivere la sua vita normalmente, innamorandosi di una ragazza e trovando un lavoro. Come qualsiasi altro teenager. Una situazione “stabile”, secondo le parole di Regina, che è però precipitata di nuovo nel luglio 2015.

Pochi mesi dopo il compimento del suo diciottesimo compleanno, Andrew si trovava a teatro, quando il cancro è tornato a farsi sentire all’improvviso nel suo corpo. “Uccidetemi e basta”, ha urlato ai paramedici che lo stavano portando di nuovo in ospedale, mentre era in preda alle convulsioni e al dolore.

Quasi costantemente sedato, per diversi giorni Andrew è stato circondando dall’affetto della madre e degli amici. Regina dormiva per terra accanto a lui, pur di non separarsi nemmeno per un attimo. Nelle immagini del documentario lo si vede esausto sul letto, con le ali da angelo che qualcuno gli ha dipinto sulla schiena.

Dopo aver portato a casa suo figlio, perché non c’era più nulla da fare, Regina si è trovata a vivere l’incubo che ogni madre non vorrebbe mai vivere. Il cancro era arrivato al cervello e Andrew stava morendo. Prima di morire, Andrew ha però chiesto a sua madre di promettergli di “continuare a lottare”.

Incapace di reagire al lutto, Regina è però tornata a bere e ha tentato di nuovo il suicidio. Dopo diversi arresti per stato di ebbrezza, è finita in carcere. Ed è proprio da lì che ha chiamato la giornalista del New York Times per raccontarle quello che stava vivendo. Ha spiegato di aver trovato un nuovo scopo, all’interno della prigione. Ha potuto finalmente ritrovare la sobrietà e aiutare le giovani donne presenti nel carcere a cambiare le loro vite, per essere finalmente felici. Proprio come Andrew le aveva insegnato a fare.