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"La scelta migliore che potessi fare": Storie di Donne che Difendono l'Aborto

Negi Usa è stato approvato il disegno di legge Defund Planned Parenthood Act, che toglie fondi ai centri per l'interruzione di gravidanza a favore di ambulatori federali che seguono e curano le donne ma non praticano aborti. Le attiviste pro interruzione hanno lasciato l'hashtag #shoutyourabortion, con cui raccontano le loro storie.
Hashtag #shoutyourabortion
Fonte: Web

Il loro hashtag è #ShoutYourAbortion, e hanno anche un profilo Twitter. Come sempre, l’epicentro dal quale si sta diffondendo a macchina d’olio sono gli Stati Uniti. Negli Usa l’hashtag è partito dopo l’approvazione alla Camera di un disegno di legge – il cosiddetto Defund Planned Parenthood Act – che annulla per un anno tutti i finanziamenti federali alla sede americana della multinazionale dell’aborto, assegnando al contempo 235 milioni di dollari ai Centri di Salute federali: ambulatori, in poche parole, in cui le donne vengono seguite e curate ma in cui non si praticano interruzioni di gravidanza. Pare che la scelta tuttavia non sia detta dai soli orientamenti del Governo: la multinazionale citata, infatti, a luglio è stata investita da uno scandalo legato alla presunta vendita di tessuti fetali.

L’aborto fa parte delle scelte etiche, e rappresenta quindi una posizione personale che andrebbe vagliata in autonomia. Certo è comprensibile che una donna, nel momento in cui si trovi impossibilitata o limitata nell’esercizio di un suo diritto, voglia prendere una posizione aperta e pubblica.

Ed è ciò che stanno facendo su Twitter le donne che nella loro vita, per diversi motivi, hanno scelto di interrompere la loro gravidanza: stanno condividendo le loro storie, tutte contrassegnate dall’hashtag #ShoutYourAbortion lanciato dalle attiviste Lindy West, Amelia Bonow e Kimberly Morrison.

Ho abortito nel 2010 e la carriera che sono riuscita a costruirmi da allora mi rende soddisfatta e mi ha reso capace di prendermi cura dei bimbi che ho adesso. I tweet sono moltissimi, e raccontano di ragioni, presupposti e vicende anche molto diversi l’uno dall’altro.

Il mio aborto all’età di 20 anni, sinceramente, è stata una delle scelte più responsabili, non autodistruttive e mature che io abbia mai fatto.

Il mio ex partner mi ha costretto ad abortire due volte in quattro anni. La mia vita è migliore adesso, ma solo grazie al supporto di Planned Parenthood.

Ho abortito due volte. Non devo giustificare o spiegare nulla a nessuno. La mia vita vale più di una vita potenziale.

Ho abortito nel 2007. Non volevo figli e continuo a non volerne. Mi sto prendendo cura del mio benessere.

Ho abortito a 18 anni anni, sono riuscita a prendere due lauree e ad avere una vita piena di soddisfazioni. Era la decisione giusta nella mia situazione.

Non avrei saputo dare a quel bambino la vita che avrebbe meritato. Non sarei stata la madre che avrei voluto essere. Sempre contrassegnati dall’hashtag #ShoutYourAbortion stanno arrivando a frotte anche i tweet delle donne contrarie all’interruzione di gravidanza o che hanno avuto esperienze diverse da quelle sopra riportate.

Sono felice che la mia madre biologica a 15 anni non abbia scelto l’aborto ma che mi abbia dato una possibilità di vivere scegliendo l’adozione.

“L’aborto ha consentito alla mia carriera di salire a livelli che non avrei raggiunto se non avessi abortito”. Tu hai una carriera e un bambino morto. Sonni difficili.

Il dibattito, insomma, è appena iniziato. E visto quanto è incendiato immaginiamo non si spegnerà presto.

Voi che ne pensate? È appropriato che una scelta tanto personale e difficile come l’aborto – o come la decisione di non interrompere la gravidanza – diventi argomento da social?