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Tamara Ecclestone e le due foto Instagram mentre allatta la figlia di 3 anni (una per rispondere agli insulti)

Pioggia di insulti social su Tamara Ecclestone, l'ultima star ad aver postato una foto mentre allatta la figlia di tre anni, colpevole proprio di continuare a darle il latte materno. Ma se vi dicessimo che ha ragione lei? Stavolta a parlare, smentendo pregiudizi e luoghi comuni, sono gli esperti.
Fonte: instagram

Il brelfie, ovvero il selfie mentre si allatta, sembra essere l’ultima moda che impazza tra le VIP sui social: bando agli imbarazzi, sono in molte le mamme celebri che hanno deciso di postare sui rispettivi profili Instagram dolcissime foto che le ritraggono nel momento dell’allattamento con i figli, che naturalmente è uno dei più intimi e capace di consolidare quel rapporto mamma-figlio iniziato già durante la gravidanza.

Tuttavia, la polemica e i troll (ovvero i messaggi provocatori e poco carini, tanto per usare un eufemismo) sono sempre dietro l’angolo, così ecco che dopo Bianca Balti, immortalata mentre dava il latte alla secondogenita Mia, di un anno e mezzo, e Jade Beall, la fotografa che per provocazione ha postato un’immagine mentre tiene attaccato al seno il figlio di tre anni, adesso è il turno di Tamara Ecclestone, figlia dell’ex patron della Formula Uno, ricevere le immancabili critiche e gli insulti social, per aver postato una foto di lei mentre allatta la figlia Sophia, di tre anni.

Grazie a @ivetteivens per aver catturato questo bel momento che è di gran lunga la mia foto preferita, ma grazie soprattutto per la diffusione di questo messaggio. L’allattamento al seno è una potente dimostrazione di amore e nutrimento ma sembra essere diventato normale nasconderlo. Io voglio prendere quella ‘normalità’ e gettarla.

A scatenare le polemiche, ancora una volta, non tanto l’aver mostrato pubblicamente il momento dell’allattamento, ma il fatto di allattare ancora una bambina giudicata troppo grande per ricevere il latte materno. Da lì la pioggia di insulti cui Tamara, sposata dal 2013 con l’agente di cambio Jay Rutland, ha deciso di rispondere con un altro post, stavolta dal tenore provocatorio, condiviso sempre sulla propria pagina Instagram. Anche in questo caso la foto mostra lei impegnata nell’allattamento di Sophia, ma il tono delle parole, rivolto ai suoi detrattori, è decisamente diverso.

Trovo che sia un segno molto triste e sorprendente dei tempi e del mondo in cui viviamo il fatto che allattare al seno il proprio bambino evochi tale odio in tante persone amare. Sono stupita che le mamme che allattano al seno siano giudicate in questa maniera quando non dovremmo esserlo. Io non mi permetterei mai di chiedere a qualcuno quando finiranno di usare il biberon  o il latte in polvere, né le giudicherei perché scelgono di nutrire i loro figli con il latte di mucca. Io sostengo e supporto tutte le mamme, e personalmente credo che un odio così pesante sia un male per l’anima. Spero che arrivi il momento in cui ogni persona potrà mostrare pubblicamente di nutrire il proprio bambino senza evocare alcuna reazione, e che si pensi che quella mamma sta solo cercando di fare del suo meglio. Per me non c’è altro che amore in questa fotografia, ed è un vero peccato che invece si metta in evidenza la rabbia di alcuni di voi, è triste per voi,  in particolare per quelli che hanno fatto i commenti che cercano di dare una connotazione sessuale all’allattamento. Io ho scelto l’amore. Voglio che mia figlia cresca in un mondo migliore in cui tutto questo è perfettamente normale.

Insomma il dilemma è sempre il medesimo: allattamento prolungato si oppure no? Sono tanti i pregiudizi e i luoghi comuni sulle madri che scelgono di proseguire l’allattamento nel tempo, ma sorprendentemente -almeno per alcuni- oggi risposte in senso contrario arrivano dagli esperti.

Già il Ministero della Sanità ha sdoganato i falsi miti legati all’allattamento prolungato, dicendo che “gode di una cattiva ma ingiusta fama“. A confutare ciò c’è anche il professor Riccardo Davanzo, presidente del Tavolo tecnico sull’allattamento al seno e direttore della reparto di pediatria dell’Ospedale di Matera, intervistato da Repubblica:

L’Organizzazione Mondiale della Sanità e le altre istituzioni sanitarie non danno regole, ma solo suggerimenti – spiega Davanzo- e raccomandano l’allattamento al seno fino ai 2 anni e oltre. Sta alla mamma decidere.  

Sempre per il Professor Davanzo, l’allattamento prolungato al seno non costituisce la spia di un problema di dipendenza o di attaccamento morboso tra mamma e figlio, anzi quello che si crea è davvero un vincolo fortissimo ma del tutto sano. Negato anche il collegamento, supportato da alcuni, fra latte materno e carie perché, spiega ancora il professore, è vero che un minimo rischio, legato soprattutto alla suzione notturna c’è, ma il bambino rischia di sviluppare la carie maggiormente con il latte vaccino che con quello di mamma. Stesso discorso per le allergie.

L’unico caso in cui è opportuno intervenire – secondo il parere del professore – è quando l’allattamento prolungato sia legato a patologie o disturbi come la depressione, che comunque non è una ragione valida per colpevolizzare una madre. Anche Giuseppe Canzone, rappresentante della Società italiana di ginecologia e ostetricia al Tavolo per l’allattamento al seno, è favorevole all’allattamento prolungato per i benefici che può portare non solo al bambino, ma persino alla madre: più a lungo si allatta, sostiene Canzone, minori sono le possibilità di sviluppare cancro alle ovaie, al seno e neoplasie ormono-dipendenti; inoltre, per via degli ormoni coinvolti, si registra un ritorno al peso pre parto più veloce e alla funzione genitale precedente. Tutti questi vantaggi ammortizzerebbero anche l’unico inconveniente, dice Canzone, ovvero il rischio potenziale di osteoporosi dovuto proprio alla lunghezza dell’allattamento.

A quanto pare Tamara, Bianca e le altre mamme che hanno optato per l’allattamento lungo non hanno poi così torto.