I bambini tornano a “casa” a fine estate. Ed è un po’ assurdo, perché alcuni di loro non hanno una casa. Parliamo dei bambini e degli adolescenti che nel periodo estivo giungono in Italia, nelle nostre case, e poi alla fine dell’estate ritornano dal luogo in cui sono venuti, in particolare Paesi dell’ex Unione Sovietica. Si chiama «accoglienza temporanea» la loro: i ragazzini vengono accolti in una famiglia italiana, da una coppia di conviventi o altro, non importa che ci siano altri bambini o no, e trascorrono questi tre mesi insieme a loro. Certe volte l’affezione che si crea è talmente tanta che questi bimbi tornano in Italia anche in occasione del Natale e i loro “genitori ospiti” vanno a trovarli, secondo le proprie disponibilità, in altri periodi dell’anno. Va tutto bene per coloro che in Russia o altre nazioni ex sovietiche hanno una casa, una vera famiglia. Ma non tutti hanno questa fortuna.

Accoglienza temporanea, un po’ di numeri

Accoglienza temporanea
Fonte: Pixabay

Si stima che ogni estate siano oltre 10mila i bambini che raggiungono il Belpaese. Secondo l’Espresso, solo l’11% ha una famiglia che lo attende, mentre il 33,4% è ospite di un orfanotrofio e il 55% in casa-famiglia. I due terzi di questi ragazzini provengono appunto da Paesi dell’ex Unione Sovietica, per lo più Russia, Ucraina e Bielorussia.

Accoglienza temporanea, la rete degli affetti

Inutile dire che molte famiglie italiane considerano questi ragazzi – laddove non abbiano una famiglia nel Paese d’origine – quasi come figli propri. Tanto che alcuni cercano anche di avviare dei percorsi di adozione, che spesso si rivelano perfino multipli – alcuni di questi bimbi hanno anche fratelli e sorelle da cui non vogliono, ed è giusto che sia così, separarsi. Ma l’iter non è sempre facile, al di là del fatto che, appunto, anche persone single o coppie conviventi possono essere ospiti ma non adottanti. E quindi una fetta delle persone coinvolte nel fenomeno non potrà mai coronare il sogno di poter essere genitore effettivo di uno o più di questi ragazzi, strappandolo all’orfanotrofio.

Accoglienza temporanea, cosa dice la legge

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Nonostante non manchino interessanti proposte di legge, tutto è abbastanza fermo sulla questione dell’accoglienza temporanea. Esistono due discrepanze create dalle leggi in materia di accoglienza e adozione. Teniamo presente che la legge sull’accoglienza ha mosso i primi passi nell’epoca post-Chernobyl. I bambini all’inizio venivano mandati in Italia anche allo scopo di “disintossicarsi” da zone malsane, anche non propriamente radioattive. Naturalmente i tempi sono cambiati, e anche la legge si è adeguata, tanto che le norme che regolano l’accoglienza sono molto moderne, mentre quelle sull’adozione sono in un certo senso rimaste al palo.

Un indizio di arretratezza consiste proprio nel fatto che ad adottare non possano essere le cosiddette coppie di fatto, i conviventi insomma, né i single. Conviventi e single, come abbiamo detto poc’anzi, possono accogliere temporaneamente ma non adottare. Non ci addentriamo neppure su quello che potrebbe essere un eventuale futuro diritto delle coppie omosessuali, magari anche unite con rito municipale, dato che i legislatori italiani hanno avuto discussioni e contrapposizioni anche su quello che in un certo senso è già concesso (ma ci vuole il parere di un giudice), la stepchild adoption.

Per le famiglie, sposate con rito civile oppure matrimonio religioso, la possibilità di adottare i bambini ospiti che sono orfani c’è. Le possibilità sono due: o adozione internazionale tradizionale, con iter lunghissimi, viaggi e costi a volte davvero poco sostenibili, dato che arrivano anche a picchi di decine di migliaia di euro, oppure la richiesta a un giudice per un’adozione straordinaria. Non cambia comunque di molto la sostanza: l’iter e la burocrazia dovrebbero essere snelliti. Comprendiamo che non bisogna essere superficiali, la legge fa bene a effettuare mille controlli prima di un’adozione, ma forse si potrebbe trovare il giusto mezzo con la norma attuale, davvero troppo lunga e tortuosa.

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