Esami in gravidanza: vivere con il pancione serene e sicure!

Pronte a 9 mesi (o quasi) di cambiamenti, emozioni, sbalzi d’umore ma soprattutto di grande (e in teoria dolce…) attesa? Eh sì, la cicogna è in viaggio e presto diventerete mamme. Se per voi è la prima volta potreste sentirvi un po’ perse e disorientate di fronte alla lista di cose da fare per il “fagottino” in arrivo. Il fitto calendario di visite mediche, ecografie, esami, test potrebbe spaventarvi  un pochino e vorrete sicuramente avere le idee chiare per non perdervi gli appuntamenti più importanti per la vostra salute e quella del vostro bambino. Prima cosa da fare? Un bel respiro! La gravidanza è un evento naturale e noi donne siamo programmate per questo, quindi, niente paura. Seconda cosa da fare? Leggete il nostro speciale in cui abbiamo raccolto tutte le informazioni sugli esami da fare in gravidanza, quelli che sono soltanto facoltativi, sulle esenzioni e gli esami gratuiti che spettano a voi future mamme.

Esami in gravidanza: vivere con il pancione serene e sicure!

Elenco degli esami in gravidanza

Se avete scoperto da poco di essere incinte, e ancora non sapete bene come “muovervi” per quanto riguarda visite ed esami, vi aiutiamo noi. Per tutelare la vostra salute e quella del bambino dovete conoscere quali sono gli esami considerati obbligatori, quelli che sono soltanto facoltativi e quali di questi sono gratuiti, ovvero a carico del servizio sanitario nazionale. Prima di conoscere e approfondire nel dettaglio ogni esame, riassumiamo qui cosa si deve fare trimestre per trimestre.

Esami primo trimestre gravidanza:

  • Esame del sangue per determinare il gruppo sanguigno e il fattore Rh, l’eventuale presenza di anemia o di altre malattie fra cui quelle infettive (toxoplasmosi, rosolia, sifilide, HIV)
  • Esame delle urine per verificare la funzionalità renale e urinocoltura per rilevare una eventuale infezione delle vie urinarie
  • Ecografia per confermare, nei casi dubbi, a quale settimana di gravidanza ci si trova (gratuita)
  • Test facoltativi per diagnostica prenatale non invasivi (Test combinato, analisi del dna fetale circolante) invasivi (amniocentesi e villocentesi, gratuite in caso di gravidanze a rischio e donne di età superiore ai 34 anni)

Esami secondo trimestre gravidanza:

  • Esame del sangue per controllare il  livello di emoglobina, se negli esami precedenti è risultata a 10,5 g/100 ml
  • Esame del sangue per rosolia e toxoplasmosi, se negli esami precedenti non si è risultati immuni
  • Esame del sangue (curva da carico di glucosio) se si appartiene a un gruppo a rischio per il diabete (gratuito)
  • Ecografia morfologica per la diagnosi di eventuali anomalie del feto (gratuita)

Terzo trimestre gravidanza:

  • Esami del sangue per malattie infettive se non si è risultati immuni negli esami precedenti
  • Tampone vaginale/rettale per streptococco
  • Ecografia (gratuita) per verificare la posizione del feto (cefalica, podalica, trasversa)

Primo trimestre: i test non invasivi per scoprire eventuali malattie o anomalie

 

Esami in gravidanza: test non invasivi
Fonte: Web

Avete scoperto di essere incinte e, seppur non vi sia una familiarità vostra o del vostro partner con malattie di tipo genetico, volete essere sicure che il vostro bambino sia sano? Per rispondere a questa domanda esiste la “diagnostica prenatale”, una branca della medicina che si occupa di rilevare malattie o anomalie del feto prima della nascita.

I test utili a ottenere questo risultato sono di due tipi: non invasivi o invasivi. Appartengono al primo tipo: l’analisi del dna fetale circolante e il test combinato. Sono “non invasivi” perché consistono in un semplice prelievo del sangue o in un’ecografia, quindi, non vi è alcun rischio di perdita fetale (aborto). L’analisi del dna fetale circolante è una tecnica con una percentuale di attendibilità del 99% sulle più comuni anomalie cromosomiche (Sindrome di Down, Sindrome di Edwards, Sindrome di Patau, Sindrome di Turner, Sindrome di Klinefelter, ecc..).

Questo tipo di test è molto costoso e non è rimborsabile da parte del servizio sanitario nazionale. Inoltre, in caso il risultato sia positivo (ovvero venga individuata la probabilità che nel feto vi sia un’anomalia cromosomica) i medici consigliano di effettuare ulteriori indagini come l’amniocentesi o la villocentesi (che sono invece test invasivi).

Il test combinato, chiamato anche ultrascreen o ultratest, ha una sensibilità del 90-96%, quindi, con un’elevata percentuale di falsi positivi (dal test risulta un alto rischio ma, in realtà, il feto è sano) e falsi negativi (dal test non risulta nulla mentre, in realtà, il feto presenta delle anomalie). Cosa significa? Nel caso di falso positivo bisognerà fare ulteriori accertamenti ricorrendo alle tecniche più invasive senza reale motivo. Più  grave, in caso di falso negativo potrebbe nascere un bambino affetto da anomalie senza che si siano fatti ulteriori accertamenti e riflessioni in gravidanza.

Questo test non è costoso, dato che si tratta, sostanzialmente, di una ecografia che misura un parametro chiamato translucenza nucale (lo spessore della cute dietro il collo del feto) e da un dosaggio nel sangue materno di alcune sostanze prodotte dalla placenta.

Se avete intenzione di sottoporvi ad uno di questi test, l’ideale è parlarne con il vostro medico che dopo un’attenta analisi della vostra storia familiare,  vi consiglierà la soluzione più idonea al vostro caso.

In stati come il Texas è stato emesso un decreto choc che permetterebbe ai medici di mentire alla futura madre sullo stato di salute del bambino, omettendo patologie genetiche e malformazioni gravi.

Amniocentesi e villocentesi, i test più accurati anche se invasivi

Uno degli esami in gravidanza che destano più preoccupazione è sicuramente l’amniocentesi. Ma è davvero così terribile? Facciamo un po’ di chiarezza e sfatiamo qualche falso mito.

Intanto, questo esame ha rappresentato per molto tempo l’unica possibilità per individuare con certezza la presenza di una malattia cromosomica nel feto come la Sindrome di Down, malattie ereditarie, alcune patologie del sistema nervoso centrale. Questo esame non è obbligatorio (almeno non in tutte le regioni) ma è caldamente raccomandato alle donne che hanno superato i 35 anni  perché con l’età aumentano i casi di trisomia 21 (sindrome di down) e poi nelle donne di qualsiasi età che abbiano in famiglia casi di malattie ereditarie.

Perché fa tanta paura? Un po’ per come avviene l’esame: un prelievo di liquido amniotico, quindi, un ago (sottilissimo) che penetra l’addome della donna fino a raggiungere la placenta. Un po’ perché c’è un rischio (seppure minimo) di aborto. Parliamo di 5-1%, cioè un aborto ogni 200 prelievi effettuati.

Prima dell’esame vero e proprio viene eseguita un’ecografia morfologica che determina eventuali anomalie nel feto. Il medico prosegue osservando l’attività cardiaca, l’estensione della placenta, le pareti dell’utero. Viene poi scelto il punto di inserimento dell’ago (lontano dalla placenta e dalla testa del feto). Il prelievo avviene senza anestesia, anche perché non si prova alcun dolore, solo un semplice fastidio come quello che si percepisce normalmente quando viene fatta una puntura.

Per sapere con certezza se il bambino è affetto da una malattia cromosomica, in particolare la sindrome di Down, esiste un altro esame che è possibile fare ancor prima dell’amniocentesi: la villocentesi. Questa consiste nel prelievo di alcuni frammenti di villi coriali, che hanno lo stesso patrimonio genetico dell’embrione. Anche la villoncentesi è un esame “invasivo” ovvero prevede l’inserimento di un ago nell’addome e vi è una piccola percentuale di rischio aborto a seguito del test (1-2%).

Il vantaggio rispetto all’amniocentesi è di tipo temporale: questo esame permette la diagnosi di malattie cromosomiche ed ereditarie a partire dalla decima settimana. Anche questo esame non è assolutamente obbligatorio ma raccomandato dal medico alle donne che hanno superato una certa età o in caso di familiarità con patologie gravi di carattere ereditario.

Ecografie in gravidanza: quante bisogna farne e quando?

 

Esami in gravidanza: ecografie
Fonte: Pinterest

Quante ecografie fare in gravidanza? In realtà, se non ci sono particolari indicazioni da parte del medico, sono sufficienti tre ecografie che corrispondono ai tre trimestri di gravidanza e che sono gratuite, ovvero, offerte dal SSN.

Nelle prime settimane (più specificatamente tra l’11° e la 13°) è prevista l’ecografia utile a confermare, nel caso di dubbi, la settimana di gravidanza in cui ci si trova, il numero di feti e la loro vitalità, una valutazione degli organi del bambino e soprattutto del cuore. Per approfondire la condizione delle strutture adiacenti la cervice ed evidenziare una eventuale dilatazione dell’orifizio uterino interno o un eventuale accorciamento del collo uterino è possibile effettuare l‘ecografia transvaginale che ha la capacità di mostrare in modo più chiaro e definito le immagini interne.

Nel secondo trimestre si effettua, invece, l’ecografia morfologica. Questa è da eseguire tra la 19a e la 21a settimana e consente di esaminare le dimensione del bambino e la sua anatomia: gli organi e la sua struttura dalla testa ai piedi. In questa ecografia è anche possibile scoprire con certezza il sesso del bambino, valutare la posizione della placenta e la quantità di liquidi amniotico presente.

Nel terzo trimestre si procede, intorno alla 32° settimana, con l’ecografia utile a valutare la posizione del feto (cefalica, podalica o trasversa), la posizione della placenta, e la quantità di liquido amniotico. Non solo, in quest’ultima fase della gravidanza si controllano nel dettaglio alcuni organi per rilevare eventuali anomalie che prima non erano visibili: cervello, cuore, reni, stomaco e vescica.

Come anticipato, queste sono le tre ecografie consigliate dal Ministero della Salute e quindi offerte dal SSN. In realtà, in Italia le ecografie eseguite durante la gravidanza sono molte di più. Quando ci si rivolge a un medico privato, infatti, vengono svolte periodicamente delle ecografie “di controllo” che sono molto utili per rassicurare la mamma e il papà sulla vitalità del loro bambino e pare favoriscano anche l’instaurarsi di un legame maggiore con il piccolo prima della nascita, soprattutto grazie alle nuove ecografie in 3D o 4D.

Gli esami del sangue in gravidanza: quando e quali fare

Tra gli esami più comuni da fare in gravidanza ci sono quelli del sangue. Nel primo trimestre si concentra la maggior parte di questi esami, che se avranno esito positivo, non dovranno essere ripetuti in seguito. Si tratta dell’esame per determinare il gruppo sanguigno e il fattore Rh, l’eventuale presenza di anemia o di altre malattie fra cui quelle infettive (toxoplasmosi, rosolia, sifilide, HIV).

Oltre all’emocromo, si effettuerà il controllo della glicemia (tendenzialmente tra la 24° e la 27° settimana) per misurare il tasso di glucosio nel sangue, al fine di scoprire tempestivamente un eventuale diabete gestazionale; il rubeo test, per sapere se la futura mamma ha avuto in passato la rosolia e quindi risulta immune a questa malattia; test per l’HIV e per l’epatite di tipo B ( tra la 33° e la 37° settimana); infine, il toxo-test: se l’esito è negativo (quindi la toxoplasmosi non è mai stata contratta) l’esame va ripetuto ogni mese e adottare le misure igieniche e alimentari per evitare il contagio durante la gravidanza.

A partire dal secondo trimestre gli esami necessari sono quelli legati agli esiti di quelli effettuati nel primo trimestre, ovvero: esame per rosolia e toxoplasmosi nel caso l’esito precedente sia stato negativo; esame della curva glicemica se si è risultati appartenere a un gruppo a rischio per il diabete (questo esame è gratuito).
Anche nel terzo trimestre, gli esami del sangue proposti sono quelli per le malattie infettive se dagli esami precedenti non si è risultati immuni.

Gli esami delle urine in gravidanza: ecco a cosa servono

 

Esame delle urine in gravidanza
Fonte: Web

Nel primo trimestre di gravidanza si effettua anche un esame delle urine per verificare la funzionalità renale, ed eventualmente una urinocoltura per rilevare infezioni delle vie urinarie.

In particolare, le analisi si concentreranno sul livello di albumina (se elevato nel primo trimestre l’esame andrà ripetuto ogni mese per scongiurare una eventuale pre-eclampsia gravidica), sul livello di glucosio (se alto nel primo trimestre l’esame andrà ripetuto ogni mese perché può essere segnale di diabete gestazionale), e infine, sulla presenza di batteri (se presenti nel primo trimestre va verificata la loro presenza ogni mese per poter scongiurare ed eventualmente curare un’infezione alle vie urinarie).

Esami in gravidanza gratuiti o a pagamento?

Abbiamo già segnalato nei paragrafi precedenti quali sono gli esami gratuiti in gravidanza, ovvero, a carico del Servizio Sanitario Nazionale. Per la futura mamma sono gratuite anche alcune visite: la prima, con la quale lo specialista accerta lo stato di gravidanza, le condizioni di salute generali della futura mamma e raccoglie l’anamnesi personale e della famiglia, per escludere che vi siano fattori di rischio che possano interferire con il buon andamento della gravidanza. In questa sede verranno anche prescritti i primi esami e concordate le visite successive.

A seguire, è gratuita una visita al mese che servirà a confermare la presenza del battito cardiaco fetale, controllare il peso corporeo e la pressione arteriosa della mamma e le sue condizioni di salute in generale, valutare l’accrescimento dell’utero e le condizioni del collo uterino, controllare gli esami eseguiti nel corso del mese precedente e prescrivere gli esami successivi ed eventuali terapie.

Ricordiamo che sono offerte gratuitamente sia l’amniocentesi che la villocentesi a tutte le donne che abbiano superato i 34 anni o in caso di gravidanze considerate a rischio (con precedenti aborti spontanei, precedenti figli affetti da malformazioni, gravidanza ottenuta con fecondazione artificiale).

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