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Rubeo test: a cosa serve e perché è importante

Il rubeo test è il test da fare in gravidanza per scoprire se abbiamo contratto la rosolia, una malattia infettiva che può provocare gravi danni al feto.

Il rubeo test è un esame del sangue che stabilisce se un soggetto ha contratto o meno la rosolia o se in passato è stato vaccinato. La rosolia è una malattia virale che presenta abitualmente un decorso benigno e manifestazioni lievi: tra le più diffuse febbre ed eruzioni cutanee che passano nel giro di un paio di giorni.

Sindrome della rosolia congenita

La malattia può diventare molto pericolosa se trasmessa dalla mamma al feto durante la gravidanza. In tale caso prende il nome di rosolia congenita e, come ci spiegano gli esperti della Fondazione Veronesi, tra le alterazioni che può comportare, se contratta durante la gestazione, ci sono malformazioni del feto, anomalie all’udito e alla vista, alterazioni cardiache e del sistema nervoso e può anche determinare, nei casi più gravi, la morte intrauterina.

La contrazione della rosolia può manifestarsi durante tutta la gravidanza; il maggior rischio di passaggio di malattia al feto, e di conseguenza di malformazioni fetali, si verifica nelle prime sedici settimane di gravidanza. Mentre per le infezioni contratte dopo la ventesima settimana il rischio diminuisce, in quanto raramente provocano malformazioni al feto.

Interpretazione del referto: rubeo test positivo o negativo

Il rubeo test ricerca attraverso un prelievo del sangue la presenza di due particolare immunoglobuline (o anticorpi): IgG e IgM.

La presenza dell’immunoglobulina M renderà il test positivo a un’infezione acuta in corso, in quanto quelle immunoglobuline sono quelle che vengono prodotte durante la fase acuta della malattia e restano in circolo per circa 2 mesi. L’immunoglobulina G, invece, segnerà positività a infezioni pregresse: infatti questi anticorpi vengono prodotti circa due settimane dopo la contrazione del virus e rimangono attive nell’organismo per tutta la vita del soggetto.

Il referto dell’esame mostrerà quindi le possibili combinazioni tra questi due valori: uno positivo e uno negativo, entrambi positivi, entrambi negativi. Vediamo di seguito come interpretare il referto del rubeo test, anche se il parere dello specialista, in questo caso il vostro ginecologo, è sempre ben consigliato.

  • Se le IgG sono positive e le IgM negative: la donna ha contratto la malattia in passato e durante il momento del prelievo il virus non era presente, o per lo meno non era nella sua fase più acuta.
  • Se le IgG sono negative e le IgM positive: l’infezione non è mai stata contratta in passato, ma è presente nella sua fase più acuta durante il periodo del prelievo ematico.
  • Se le IgG sono positive e le IgM positive: l’infezione è in atto o comunque è stata contratta negli ultimi due o tre mesi, in quanto le IgM hanno bisogno di circa 2 mesi per abbassarsi e rientrare nel limiti della normalità.
  • Se le IgG sono negative e le IgM negative: l’infezione non è mai stata contratta, di conseguenza la donna è a rischio di contrarre la malattia.

La conseguenza di un’eventuale positività farà prendere provvedimenti al medico. Tra i più frequenti l’effettuazione di un’amniocentesi o di una villocentesi.

Prevenire la rosolia

Il rubeo test è sicuramente uno dei test più importanti e da non sottovalutare durante la gravidanza, in quanto attualmente non ci sono terapie specifiche per la rosolia. Se possibile, per chi non lo ha ancora fatto, una vaccinazione preventiva per il virus rosolia è la migliore soluzione. Non è possibile effettuarlo durante la gravidanza ma fino a tre mesi prima del concepimento, se programmato.

La copertura vaccinale per essere valida dovrebbe essere superiore al 95% della popolazione. In Italia i numeri non raggiungono quella percentuale e inoltre solo il 40% delle donne suscettibili alla rosolia conosce il proprio stato immunitario. Nonostante questo, la situazione sta certamente migliorando: dal 2000 al 2016 i casi di rosolia sono passati da 2605 a 36; mentre per la rosolia congenita dal 2005 al 2015 i casi sono stati 83. Numeri che possono e devono sicuramente migliorare.

Essere sensibili alla vaccinazione è la giusta prevenzione e fino a oggi anche l’unico strumento che abbiamo a nostra disposizione per combattere la rosolia congenita.

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