Al giorno d’oggi i giovani accedono sempre più precocemente al mondo di Internet. Indagini recenti ci dicono che il 20% dei minori riceve il primo smartphone prima degli 11 anni e questo dato è destinato a crescere con sempre maggiore frequenza. A oggi i luoghi virtuali più visitati dai minori sono le live chat, la messaggistica istantanea, le piattaforme musicali, le piattaforme di video sharing e i videogame.

Sono diversi i rischi in cui possono imbattersi i giovani utenti del web se non guidati correttamente in questa giungla virtuale; è per questa ragione che risulta fondamentale fornire loro gli strumenti utili, oltre che una giusta consapevolezza, affinché possano vivere al meglio e in totale sicurezza l’esperienza digitale.

Mai come in questo periodo, in cui la permanenza forzata in casa e il conseguente aumento delle ore passate online, anche grazie alla didattica a distanza, ha reso la tecnologia e la realtà digitale ancor più protagonista della vita quotidiana dei nostri figli, questa necessità si fa sempre più urgenza.

È in quest’ottica che Facebook ha lanciato il progetto Get Digital, di cui è partner Fondazione Carolina, una onlus da sempre attenta alla tutela dei minori sul web, che ha lo scopo di fornire strumenti concreti a genitori e figli per metterli nella condizione di vivere il digitale nel modo più sereno e sicuro possibile.

Come dichiara Alessio Cimmino, Communications Manager di Facebook, sono molti i provvedimenti che il gruppo Facebook ha messo in atto negli anni per tutelare i minori, e in generale, le persone sulle varie piattaforme social. Al momento l’età minima per l’utilizzo di Facebook e Instagram è 13 anni, mentre per Whatsapp è 16 anni.

Anche per via di un sempre crescente utilizzo di queste realtà da parte dei minori, Facebook ha alzato la guardia e ha implementato e perfezionato strumenti e funzioni che possano garantire una navigazione più sicura, soprattutto per i suoi utenti minorenni. In questo anno, ad esempio, sono stati rintracciati oltre 22 milioni di discorsi di odio su Facebook, nel 95% dei casi in modo proattivo, ossia prima che venissero segnalati. Un risultato importante, considerato che nel 2017 erano solo il 23% del totale.

Sono molte le funzioni che Facebook ha messo a punto per aumentare la sicurezza e la tutela dei minori online, tra questi, segnaliamo le funzioni Privacy check up o Sicurity check e la funzione “vedi come”, che consente di guardare il proprio profilo come un esterno per verificare quali tipo di informazioni si vedono e si condividono con l’esterno.

Molte di queste riguardano la gestione dei commenti. Tra le più efficaci in questo senso c’è la funzione “restrict” che consente di creare delle limitazioni ad hoc per i bulli. Si tratta di una modalità diversa dal blocco effettivo, per evitare ripercussioni da parte dell’utente che si “silenzia”. In questo caso, infatti, non si blocca, ma si rende innocuo l’utente, senza che questo si accorga di essere stato limitato.

A questo si aggiunge anche la possibilità di settare degli alert automatici,  ad esempio sul tempo speso sulle varie piattaforme, la segnalazione automatica per live considerati pericolosi e il blocco delle immagini che indicano gesti di autolesionismo, che rimandano a un’assistenza telefonica di Telefono azzurro, rosa e amico.

“Internet non è più un posto che non esiste, un posto esclusivamente virtuale, è diventato di fatto uno spazio da abitare, nel quale occorre, oggi più che mai, una presenza più costante da parte della comunità educante”, dice Ivano Zoppi, pedagogista e segretario generale di Fondazione Carolina, la onlus nata nel 2013 in ricordo di Carolina Picchio, prima vittima acclarata di violenza online in Italia.

La chiave di questo processo, come sostiene Zoppi, di cui devono farsi carico in primis genitori ed educatori, non è semplicemente condannare comportamenti sbagliati e contrastare i pericoli del web, ma costruire e contribuire a diffondere in maniera attiva e capillare una nuova sensibilità culturale che parta dalle fondamenta e che, attraverso regole precise e una relazione fondata sul dialogo e l’ascolto, permetta ai più piccoli di vivere la realtà digitale nel rispetto di sé e dell’altro, in nome di un valore fondamentale che è l’empatia.

A questo proposito Fondazione Carolina e Pepita Onlus hanno stilato una guida indirizzata a genitori, insegnanti e a tutti gli attori della comunità educativa, perché possano orientarsi online e accompagnare i minori a vivere l’ambiente digitale in modo responsabile e sicuro. Una guida che si fonda su un patto educativo tra genitori e figli, riconosciuto come il fulcro fondamentale di un dialogo basato sull’ascolto e la fiducia reciproca, prima ancora che sul rispetto di regole.

Il “contratto” di fiducia tra genitori e figli

Il contratto di fiducia è a tutti gli effetti una scheda pratica che si consegna al minore insieme al regalo – smartphone, tablet o consolle di videogioco che sia – che suggella un patto simbolico tra il piccolo utente della rete e i suoi genitori, responsabili principali della sua esperienza digitale. Un’idea simpatica e utile al tempo stesso che manifesta sin da subito la necessità di un’interazione e di un dialogo tra le parti. Dialogo che non si esaurisce in divieti da una parte e rispetto delle regole dall’altra, ma che si basa su un più fruttuoso scambio reciproco per far capire, spiegare e costruire insieme un futuro sicuro e responsabile.

La vita sui social network e in rete dei minorenni deve essere regolata da alcune norme, adattabili e personalizzabili a seconda del singolo contesto e dei bisogni legati all’età del minore. Troppo spesso, però, l’assenza di una comunicazione chiara e l’imposizione coatta di regole ferree possono portare a incomprensioni e ostilità. Con questa simpatica formula del contratto, ideata dalle associazioni e scaricabile a questo link, genitori e figli possono prima di tutto instaurare un rapporto di fiducia reciproca e scrivere insieme le regole.

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Di queste, le più importanti riguardano i tempi, gli spazi e i luoghi di utilizzo dei dispositivi, le modalità con cui ci si presenta online, la tipologia di contenuti condivisi e la necessità di un controllo da parte degli adulti di app, chat e videogiochi. Si tratta di una serie di norme fondamentali per rendere l’esperienza del minore sul web sicura e serena, evitando il più possibile che si imbatta nei pericoli del web e nelle conseguenze che un suo scorretto uso potrebbe avere a livello fisico e psicologico.

I principali rischi online per i minori

Come abbiamo anticipato, sono molti i rischi che i minorenni possono correre navigando nel mondo di internet senza una adeguata rete di sicurezza.

Tra questi i più frequenti sono il grooming, il rischio cioè di essere contattati da adulti malintenzionati che modificano la loro identità per fare richieste sessuali, e il cyberbullismo, un fenomeno che al giorno d’oggi vede la maggioranza delle sue vittime di età compresa tra gli 11 e i 14 anni.

Il sexting, termine nato dall’unione tra le parole sexual e texting, è un’altra forma di cyberbullismo, ad oggi purtroppo molto diffusa, che indica l’invio di immagini, messaggi e in generale contenuti con esplicito riferimento sessuale attraverso smartphone o PC, con diffusione su app di messaggistica e/o social network.

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A questi si aggiungono anche i fenomeni di challenge autolesive, una forma di attacco al corpo per mostrare il proprio coraggio a sé stessi e agli altri, in cui vince chi riesce a sopportare più a lungo il dolore, il tutto documentato e diffuso online.

Per prevenire il dilagare di fenomeni come questi e offrire un supporto concreto, Fondazione Carolina Onlus, in collaborazione con Pepita, ha stretto una partnership con 1SAFE, app di pubblica utilità e sicurezza partecipata, per gestire le condotte di bullismo, soprattutto nella sfera digitale. Pensata inizialmente per fornire supporto ai referenti al bullismo scolastico e agli educatori professionali, nel periodo di emergenza del Coronavirus è stata resa disponibile per tutti i cittadini.

Grazie a questa app, è infatti possibile segnalare gratuitamente al team di Fondazione Carolina i principali episodi di pericolo nel web, tra cui appunto cyberbullismo, challenge e fenomeni di autolesionismo, e attivare una task force di esperti in ambito educativo, psicologico, legale e comunicativo.

Questo consentirà di intervenire tempestivamente, anche in presenza, a tutela delle vittime e per il recupero dei bulli. Il tutto nel pieno rispetto della privacy, perché le notifiche saranno visibili solo alla Fondazione e non agli altri utenti dell’app.

Anche il gaming, sebbene presenti numerosi vantaggi per lo sviluppo cognitivo e visuo-motorio del bambino, porta con sé alcuni rischi concreti, se praticato con tempi e modalità non idonei al minore, tra questi: esposizione a contenuti potenzialmente dannosi e violenti, approcci indesiderati in caso di videogioco online, phishing e violazione della privacy, oltre a disturbi fisici come stress, disturbi del sonno, ansia o disinteresse verso lo studio e le relazioni personali.

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Tra i rischi a cui sono sottoposti i minori non possiamo non citare nell’era dei social fenomeni come la dipendenza da like, identificata nella ricerca di approvazione altrui che può diventare un bisogno cronico, in grado di ledere il processo di costruzione e sviluppo dell’identità sociale, creando, in alcuni casi, un estraniamento interno che nel tempo può portare a nevrosi e depressioni.

Anche la FOMO, o Fear Of Missing Out, è una forma di ansia sociale di recente nascita, che porta a dover rimanere in contatto costante con gli altri per la paura di essere tagliati fuori.

I compiti dei genitori nel contratto di fiducia

Non solo però è richiesto l’impegno dei piccoli utenti del web, ma anche degli stessi genitori. In questo contratto simbolico stipulato tra genitori e figli, oltre alle regole fissate per la tutela di questi ultimi, sono previsti anche una serie di vincoli per gli adulti. Si tratta di comportamenti virtuosi che i “grandi” devono mettere in atto in nome di quella fiducia reciproca che è alla base di questo discorso.

Ecco nella gallery che segue alcune regole utili per i genitori per vivere il mondo digital in piena sicurezza insieme ai più piccoli.

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Fonte: pexels
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Articolo originale pubblicato il 17 Dicembre 2020