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"Abbiamo deciso di non assegnare un sesso a nostro figlio: lo sceglierà da sé"

Kyl e Brent Meyers hanno adottato la genitorialità "gender creative". Hanno, cioè, deciso di crescere Zoomer, di due anni, senza attribuire un'identità di genere. "Sarà lei/lui a scegliere se essere maschio o femmina", ha detto la mamma.

“Abbiamo deciso di non assegnare un sesso a nostro figlio: lo sceglierà da sé”

"Abbiamo deciso di non assegnare un sesso a nostro figlio: lo sceglierà da sé"
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Il tema gender è da sempre uno dei più delicati da affrontare, soprattutto quando si prova a parlarne con un bambino che, naturalmente, non ha ancora la minima idea di cosa significhi il termine “identità di genere” e non prova alcuna differenza nel giocare con bambole o macchinine, perché guidato esclusivamente dalla propria curiosità e dal desiderio di conoscere il mondo.

Forse ispirati proprio da questi principi Kyl e Brent Myers hanno scelto di affidarsi alla genitorialità gender free: in poche parole, hanno deciso che Zoomer, il/la loro bambino/a cresca senza un’etichetta di genere, e non hanno perciò rivelato il suo sesso.

Nessuno stereotipo di impronta sessuale, dunque, nessuna categorizzazione riguardante la scelta dei giocattoli, dei vestiti da indossare o del modo in cui portare i capelli. Zoomer crescerà nella massima libertà, decidendo autonomamente e in maniera del tutto indipendente quando e se dichiarare se è un maschio o una femmina.

Il suo non è comunque il primo caso, visto che sempre in America, ma stavolta in Canada, la provincia della Columbia Britannica ha acconsentito a rilasciare un documento pubblico privo dell’identificazione sessuale a Searyl, un bambino nato nel 2016, su espressa richiesta della madre, Kory Doty.

Certamente la scelta di Kory, come quella dei Myers, farà discutere, e inevitabilmente alimenterà ulteriormente un dibattito che appare già infuocato su quanto difendono la diversificazione di genere come elemento imprescindibile della società e chi, invece, è a favore di una libertà totale che passa proprio anche dall’autodeterminazione della propria identità, anche sessuale.

Mamma Kyl ha spiegato all’Huffington Post il motivo della sua scelta.

Aspetterò che scelga da sola/o in quale dei due identificarsi, cosa che di solito succede attorno ai tre o quattro anni, quando la maggior parte dei bambini inizia a indicare se stesso con un pronome maschile o femminile.

Per il momento, quindi, Zoomer ha ancora due anni di tempo per capire se si sente un maschio o una femmina, e nel frattempo mamma e papà lo vestono in maniera unisex e lasciano che sia lui/lei a scegliere i propri giocattoli e vestiti. Solo i parenti più stretti conoscono il sesso di Zoomer, che nel frattempo viene chiamato dai genitori con il pronome di “they”, “loro”, che si può usare anche per indicare un soggetto neutro.

Ci impegniamo attivamente per insegnare a Zoomer la diversità, l’inclusione, l’uguaglianza, l’autonomia e la giustizia sociale.

Hanno scritto i genitori di Zoomer su Instagram. E se incontrano un altro bambino al parco, Kyl e Brent cercano di riferirsi a lui senza usare pronomi di genere, perché non vogliono che Zoomer giudichi gli altri in base al sesso.