"Sono incinta ma non è mio figlio: perché ho scelto di essere una mamma surrogata"

“Sedici anni fa sono stata parte di un miracolo. Due bimbe sono nate tre mesi prima, attese con ansia dai loro genitori. Ora una ha sedici anni, mentre l’altra è morta. In molti mi chiedono come possa aver potuto dare via quelle bambine, ma il mio ventre ha fatto da babysitter. E ho imparato tantissimo sull’amore e sul sacrificio da quella esperienza”, così Vicki Sankey ha raccontato la sua esperienza come mamma surrogata al sito Love What Matters.
Mentre in Italia in molti di domandano se la maternità surrogata sia un atto di amore estremo o di convenienza economica, all’estero si tratta di un fenomeno in costante crescita. Secondo l’ansa, solo negli Stati Uniti sono oltre duemila le gravidanze in affitto portate a termine ogni anno, con un costante incremento annuo del 20%. Di queste, circa una su dieci arriva da italiani, con cifre che continuano ad aumentare.
Sempre secondo quanto raccontato dall’agenzia italiana, sette coppie su dieci sono eterosessuali, ma ci sono anche coppie gay e uomini single. Ma quanto costa? A seconda dei paesi, fino a 120 mila euro negli Usa, alcune decine di migliaia di euro nell’Est Europa e molto di meno nei paesi asiatici. L’esperienza raccontata da Vicki Sankey, con parole e con le immagini di questa gallery, racconta però una storia profondamente umana e personale, vissuta con maturità e amore da parte di ogni persona coinvolta, soprattutto dalla mamma surrogata.
“Tutto quello che ho sempre desiderato era essere mamma. Mi sono sposata con il fidanzato del liceo a 18 anni. Abbiamo avuto il nostro primo bambino, un maschio, due anni dopo. Abbiamo continuato, avendo altri tre bambini in dieci anni. Per noi è stato semplice averli, ma per altre famiglie non è così”, ha raccontato Vicki Sankey.
“Quando abbiamo finito con la nostra famiglia, volevo trovare un modo per aiutare chi avesse problemi di fertilità. Sapevo che, se mai avessi avuto un familiare bisognoso d’aiuto, l’avrei aiutato. Fortunatamente nessuno della mia famiglia ha mai avuto problemi di concepimento. Allora ho fatto delle ricerche online”, ha spiegato la mamma surrogata Vicki Sankey, dicendo di aver trovato un sito dedicato alla maternità surrogata.
“Ho fatto ricerche sulla maternità surrogata e ho scoperto di poter fare un contratto da sola, senza mediazione di un’agenzia. […] Volevo ridurre i costi per i genitori che avevano bisogno del mio aiuto. Allora abbiamo usato i nostri avvocati per redigere un contratto per noi e per i genitori adottivi”.
“Dopo aver parlato con diverse famiglie, ho trovato una famiglia in New Jersey con gli stessi valori miei e di mio marito. Ci siamo scritti, abbiamo parlato al telefono e poi ci siamo incontrati di persona. Era una coppia molto dolce di trentenni. Lui estroverso e ciarliero, lei più tranquilla, dolce e gentile. Abbiamo deciso di lavorare insieme per farli diventare una famiglia di tre o più persone”.
“Dopo aver redatto i documenti, abbiamo provato con il primo trapianto di embrione. L’embrione era sano, ma non è andata bene. La seconda volta abbiamo provato con due embrioni e poche settimane dopo siamo stati felici di scoprire che aspettavo due gemelli!”
“Mi sono sempre domandata cosa la gente avrebbe pensato di me come mamma surrogata. Prima di iniziare il procedimento, mi sono immaginata di incontrare la gente o di andare a eventi scolastici dei miei figli. Cosa avrei detto? All’inizio ci abbiamo scherzato su. […] Dicevo di essere incinta, ma che non era di mio marito. Quando loro mi guardavano stupiti, dicevo che non era nemmeno mio”.
“Non ho legato con il bambino. Ho legato con i genitori. Venivano agli appuntamenti dal ginecologo e alle ecografie. Venivano da noi in città e noi andavamo a cena da loro. Mi sono avvicinata a loro ed ero felice”.
“Alla 27esima settimana, il 13 marzo 2002, ho iniziato il travaglio in anticipo. Sono stata portata in ospedale, ma non si poteva fermare il travaglio. Abbiamo chiamato i genitori delle bambine e loro si sono precipitati in ospedale 3 ore dopo. Hanno fatto in tempo e, insieme a mio marito, hanno visto nascere due bellissime bimbe”. Le due piccole sono state chiamate Macey Jane e Megan Victoria, ma per una delle due ci sono stati subito problemi.
“Il secondo giorno di vita, Macey ha cominciato a peggiorare. […] Dopo una settimana di vita, il 20 marzo 2002, si è deciso di lasciarla andare”.
Oggi l’altra bambina sopravvissuta, Megan Victoria, ha 16 anni. La famiglia di Vicki e quella della ragazza si sono viste poche volte negli ultimi anni, ma si tengono in contatto. Per il suo compleanno, le ha fatto avere una collana con una perla, che rappresenta quanto la sua vita sia stata un dono prezioso.
Nel tempo la famiglia di Vicki ha anche adottato due figli. “Alcune persone dicono che ho adottato due bambini per riempire il vuoto dei due avuti come mamma surrogata, ma io credo sia solo parte di quello che sono. […] Per me è stato un vero onore farlo”.
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