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Galleria: Thomas Beatie, perché la storia del “primo uomo che ha partorito” non è straordinaria

Thomas Beatie, perché la storia del "primo uomo che ha partorito" non è straordinaria

È diventato famoso per essere "l'uomo incinto". Ma la gravidanza di Thomas Beatie, nel 2008, oggi deve essere letta in tutt'altro modo, ed esaminata in maniera diversa rispetto a quella dello "scandalo morale" o del freak.

Nel 2008 Thomas Beatie sconvolse il mondo con la sua gravidanza; tutti i giornali parlarono di lui, Oprah Winfrey lo ospitò nella sua trasmissione, fu persino girato un documentario, Pregnant Man, in cui si sono raccontati i nove mesi di gestazione di colui che molti definirono “il mammo” o “l’uomo incinto”.

Certo, non è passato un secolo, ma dobbiamo comunque pensare che in dieci anni il tema della transessualità ha avuto un’evoluzione decisa, e che oggi l’argomento è trattato in maniera molto più profonda e con un tatto diverso rispetto a quanto accadeva un decennio fa, nonostante molti pregiudizi e confusione in merito a chi segue un percorso di cambio sesso sono rimasti.

Anzi, proprio perché il caos che regna sul discorso transgeder-transessuale è ancora fitto, e spesso intriso di false credenze, supposizioni errate e una buona dose di transfobia, è importante ripercorrere la storia di Thomas.

Guardandola con la prospettiva distaccata e lucida di chi, nella scelta sua e della moglie Nancy, vede solo la volontà di creare quella famiglia che, per ragioni avverse, altrimenti non sarebbe stato possibile costruire, e non con la connotazione da freak, da teatro degli orrori o da circo.

Thomas Beatie, nato donna, ha interrotto le terapie ormonali che gli avrebbero permesso il passaggio MtF proprio per poter avere una gestazione che per la moglie Nancy era impossibile; e per lo stesso motivo, invece che optare per l’installazione di un protesi fallica, ha preferito modellare chirurgicamente il  clitoride in modo che assomigliasse a un pene.

Ora, è chiaro che ciascuno possa avere le sue posizioni in merito, che attengano a ragioni morali, religiose o di qualunque altro genere; ma lo è altrettanto il fatto che nella gravidanza di Thomas non ci sia nulla di “incredibile”, in senso stretto, dato che non ha fatto altro che usare le capacità riproduttive che ha, come del resto ha sottolineato la direttrice del Centro Nazionale per l’uguaglianza transgender Mara Kiesling, in un articolo del New York Times risalente proprio al 2008.

Ma, andando ancora più a fondo, viene allora da domandarsi se ancora oggi, in tempi in cui di identità di genere e transgender si parla sicuramente meglio e di più, abbia senso prendere in considerazione l’idea di un “limite accettabile” quando si parla di cambio di sesso e di transessualità. Ovvero, va bene che un uomo diventi donna o viceversa, come successo a Caytlin Jenner o Chaz Bono, per citarne alcuni famosi, ma non che “sfrutti” ciò che resta del proprio sesso biologico per dare alla luce un figlio? O, meglio, mentre è ancora moralmente “sopportabile” l’idea che un uomo che stia compiendo il percorso per diventare donna usi degli spermatozoi suoi, congelati, o che nel caso contrario, una FtM utilizzi i suoi ovuli; non lo è il pensiero di una gravidanza, solo perché ci si trova costretti a fare i conti con un’immagine reale, quella del pancione che cresce, che dà fastidio?

Sicuramente è un argomento che suscita profondi contrasti a livello ideologico e che scandalizza, ancora oggi, che sono passati dieci anni e Thomas, con Nancy, ha dato alla luce altri due figli. Ma parlarne nel giusto tono e liberandosi per un attimo dai preconcetti è importante capire quanto per le persone trans sia basilare poter avere le stesse opportunità. Che non necessariamente si traducono in una gravidanza, a volte si tratta solo di accesso al lavoro, di considerazione sociale, di dignità. Thomas forse non è stato nemmeno l’unico “mammo” della storia, ma sicuramente è stato colui che ha dato il la affinché della questione si parlasse, in una luce diversa.

In gallery abbiamo ricostruito la sua storia.

Thomas Beatie, perché la storia del “primo uomo che ha partorito” non è straordinaria

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