logo
Stai leggendo: Rudy Zerbi, la dedica al “vero papà” è una dedica a tutti i papà non biologici

Rudy Zerbi, la dedica al "vero papà" è una dedica a tutti i papà non biologici

Rudy Zerbi fa una dolcissima dedica su Instagram per il compleanno del padre. Che non è il suo papà biologico, ma l'uomo che l'ha cresciuto ed educato da sempre. Perché essere genitori è molto più che "mettere al mondo un figlio". È insegnargli a viverci.

In televisione lo conosciamo come il “giudice severo” di Tu si que vales, ma in realtà la sua ironia lo ha fatto diventare in breve tempo uno dei volti più amati del piccolo schermo. In fondo, che avesse un’ampia competenza musicale lo si sapeva già da tempo, dato che è stato a lungo il presidente di Sony Music Italia, e, dopo tutto, che fosse pure simpatico lo si poteva intuire da quando, praticamente agli esordi, collaborava con la Gialappa’s Band e faceva interviste semiserie ai cantanti internazionali. Ma se Rudy è diventato un beniamino del pubblico è anche per il suo garbo misurato, e perché, diciamocelo francamente, sa prendersi in giro e ridere di sé.

Ultimamente, però, il produttore discografico è finito sulle pagine di quotidiani importanti come il Corriere per un’altra situazione, ovvero in seguito alla foto, postata sul suo account Instagram, in cui faceva gli auguri di compleanno al padre, abbracciandolo e offrendogli  un pezzo di torta con le candeline con il numero 76.

Cosa c’è di speciale in una foto che non ha nulla di diverso rispetto a quelle che ogni giorno migliaia di persone condividono sui social per festeggiare i genitori?

La particolarità è che l’uomo che Rudy chiama papà non è il suo vero padre. Almeno, non quello biologico, che ha un nome e un cognome celebri.

Rudy Zerbi ha infatti scoperto solo a trent’anni di essere figlio di Davide Mengacci, il famoso conduttore di programmi come Scene da un matrimonio e La domenica del villaggio. In effetti, a ben guardare, fra i due c’è anche una certa somiglianza fisica. La madre di Rudy, Luciana Ciana, rimase incinta di Mengacci quando era appena una ragazza, ma il conduttore rifiutò di riconoscere il bambino, che fu invece adottato, come figlio suo, da Roberto Zerbi, l’uomo che la sposò quando lei era appena diciassettenne.

Una notte di Natale – ha raccontato Rudy Zerbi spiegando come è venuto a conoscenza dell’identità del suo padre biologico, come riporta il Corrieremia madre, alla fine dei festeggiamenti mi ha trattenuto quando già tutti gli altri ospiti dormivano, e mi dice ‘Rudy ti devo dire una cosa. Vedi quel televisore? Quello è il tuo vero papà‘. Quando seppi che mio padre era lui ero contento che fosse quel Davide Mengacci che io già guardavo in tv e mi piaceva“.

Zerbi ha conosciuto Mengacci solo nel 2001, grazie a Mara Carfagna, allora collega di quest’ultimo in La domenica del villaggio.

Saputa la verità, però, Rudy non ha mai cambiato idea, e non ha mai avuto un dubbio su chi fosse più giusto chiamare “papà”. È quell’uomo che, come lui stesso ha affermato, “Mi ha preso a tre anni e mi ha trattato come fossi suo figlio, è una persona straordinaria“, ovvero Giorgio Ciana, il secondo marito di mamma Luciana, colui che, recita il post Instagram del produttore, “mi ha cresciuto, educato e insegnato tanto“, e che lui è fiero di poter considerare suo padre. Proprio perché per Rudy è talmente naturale vedere in Giorgio la figura paterna, è rimasto decisamente sorpreso quando, il giorno dopo la pubblicazione della dedica via social, gli amici lo hanno avvisato di essere finito nientemeno che sul Corriere della Sera.

Visto che non sono così abituato ad andare sui giornali – ha scritto Rudy spiegando l’episodio sul blog che tiene su Radio Deejay – prima di vedere l’articolo ho avuto qualche minuto di apprensione… Non riuscivo a capire perché fossi finito addirittura sul Corriere della Sera. Capito il motivo mi sono rasserenato, anzi sono contento che il messaggio che volevo dedicare a papà sia arrivato a così tanta gente. Crescere, educare, prendere per mano un figlio non biologicamente tuo, è un gesto per niente scontato e che dimostra l’essere Uomini, l’essere Padri.

Insomma, i figli non sono di chi li fa, ma di chi li ama. Frase ripetuta e talvolta inflazionata, forse, ma assolutamente, innegabilmente vera. Perché la somiglianza fisica data dalla genetica, il DNA, i cromosomi, sono elementi che vanno bene per la scienza, ma non per il cuore. Il cuore porta da tutt’altra parte, dove hai sempre ricevuto affetto, ascolto, pazienza, talvolta anche rimprovero. E  non per sentimentalismo, ma per quel puro senso di gratitudine che unisce ogni genitore al figlio. Quello significa essere legati, quello significa essere figlio ed essere padre, o madre.

Bravo Rudy, seppur involontariamente hai dedicato un pensiero a tutti quei padri, con la P maiuscola, che non sono tali perché la biologia lo dice, ma perché lo sentono dentro. Che prendono e accettano sulle proprie spalle la responsabilità di dare un indirizzo a un ragazzo non loro. Anche, e soprattutto, verso un figlio frutto di un’altra unione. Lo hai fatto senza accorgertene, perché per te è la normalità chiamare quell’uomo “papà”. Ma per lui, forse, è una grande vittoria ogni giorno.