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Nuovi asili nido? Si può...ma il dazio da pagare viene dalla politica

Asilo nido croce e delizia delle famiglie, un sostegno per il manage familiare ma anche un costo da sostenere. Ma quando il nido non c'è?Le scelte sono quasi obbligate, sos nonni o ahimè licenziarsi!
fonte web

Questi di seguito sono dati pubblicati dal Corriere della Sera, dati che evidenziano l’emergenza degli asilo nido in Italia. La fotografia scattata mostra una percentuale dei bambini che possono frequentare gli asili nido molto lontane dall’obiettivo fissato a suo tempo dall’Unione Europea, per la quale almeno 33 bambini su 100 avrebbero dovuto trovare posto in un nido entro il 2010. Quell’anno, però, in Italia appena l’11,8% dei piccoli “residenti” tra 0 e 2 anni hanno frequentato un asilo nido comunale o strutture private convenzionate con il settore pubblico, con punte del 16,8 al Nord-Est e minime del 3,3% al Sud e con i servizi integrativi si arriva al 18,9% di media nazionale. Nel dettaglio, si scopre che in Emilia Romagna, Toscana e Umbria si superano i 30 posti per 100 bambini nei nidi d’infanzia e servizi integrativi, segue la Liguria con oltre 28, ma Mezzogiorno e isole sono fermi a meno del 10%.

A distanza di due anni altri dati non sono stati pubblicati, ma basta guardarsi in giro per capire che tante famiglie che non riescono ad usufruire dei servizi di un nido si rivolgono ai nonni, e quando i nonni non ci sono spesso le mamme sono costrette a lasciare il posto di lavoro.

«Il nostro è l’unico Paese europeo che non ha un capitolo nella Legge di stabilità a beneficio dei servizi dell’infanzia, scaricati completamente sulle spalle di Regioni e Comuni. Un’anomalia assoluta» denuncia Lorenzo Campioni, pedagogo e presidente dell’associazione Gruppo Nidi Infanzia. Campioni chiede che «lo Stato impieghi una quota di 600-700 milioni l’anno» per trovare un posto a qualche migliaio di piccoli e rimettere in moto anche l’occupazione femminile.

 

I fondi dovrebbero arrivare dai tagli alle Regioni di cui si parla tanto in questi giorni. Alle Provincie il taglio ‘politico’ costerà un miliardo, ma i dati del governo sono ben diversi. 113 milioni e 630mila euro, secondo la Bocconi, costano le indennità dei 4200 politici provinciali. Cifra che potrebbe andare negli asili, o nella lotta al dissestro idrogeologico. E poi ci sono altri tagli, 335 milioni di costi amministrativi senza toccare il personale.

Ovviamente per le resistenze della politica stessa il taglio alla “vita politica” delle province italiane si sta rivelando duro da portare a termine. Ma i conti parlano chiaro: secondo un dossier del ministero degli Affari Regionali le sforbiciate potrebbero creare 11.300 nuovi posti negli asili nido d’Italia.

“Il tasso di inefficienza stimato dalla Sose, società di consulenza e servizi controllata dal ministero dell’Economia e dalla Banca d’Italia, per i beni e i servizi arriva al 31,44%: il risparmio potenziale è di 2,6 miliardi su 8,2 di spesa. Altro mezzo miliardo potrebbe arrivare da consulenze e contratti, inefficienti nel 55,36% dei casi. Ma l’Unione delle Province Italiane non ci sta: per effetto dei tagli umenterebbero i costi di settori come quello scolastico. Purtroppo per loro, però, i calcoli dicono che quando a gestire sono le provincie, i costi si impennano rispetto a comuni, regioni e Stato.”

Senza contare i classici: sedi istituzionali doppione e tranquillamente alienabili, società pubbliche ridondanti e fondibili. Secondo Delrio, parlando solo di scuole, trasferendo a enti più efficienti e de-politicizzando le provincie “avremo un risparmio medio del 39% corrispondente, rispetto ai costi sostenuti dalle Province nel 2012 per riscaldare tutti gli edifici scolastici, pari a 312 milioni”.

Al sud la situazione è ancora più critica, la sintesi è data dalla percentuale allarmante dei posti disponibili a coprire il fabbisogno delle famiglie ovvero 5%.

Mi piace concludere in senso ironico con questa frase tratta dal Piccolo Principe di Antoine de Saint-Exupéry “L’essenziale è invisibile agli occhi”.