Per le madri detenute in carcere può essere molto difficile separarsi dal proprio bambino, a volte anche per lunghi periodi.

Con il passare del tempo, la legge ha cercato di venire incontro il più possibile alle esigenze della madre e del bambino, provando a migliorarne la qualità di vita. Nel 1986 la legge Gozzini ha permesso la detenzione domiciliare per le madri con buona condotta, per pene non superiori ai 2 anni.

La situazione è ulteriormente cambiata nel maggio 1998, con la legge Simeone-Saraceni. Questa legge ha permesso di aumentare il numero di detenute meritevoli di un trattamento di riguardo, aumentando da 2 a 4 anni il limite di pena da scontare ai domiciliari e consentendo alle madri di tenere i propri figli con sé fino all’età di 10 anni.

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La ‘legge Finocchiaro’ del 2001 ha introdotto due importanti novità: la detenzione domiciliare speciale (o in centri di assistenza) permessa anche alle donne colpevoli di reati gravi e l’assistenza esterna dei figli minori nei casi in cui fosse preclusa la possibilità di detenzione domiciliare. La legge non è però stata d’aiuto alle donne senza fissa dimora e a quelle colpevoli di diversi reati penali e a rischio recidiva.

Gli sviluppi attuali in Italia

Secondi i dati presentati dall’Associazione Antigone risalenti al 31 gennaio 2021, 29 bambini, 13 dei quali stranieri, si trovano in carcere con le proprie madri. Al 31 ottobre 2021, il numero di minori in carcere è sceso a 22. Si tratta di un buon risultato, dal momento che un anno prima i bambini in carcere erano 57.

Attualmente, la legge n. 62 del 2011 permette ai bambini di restare in carcere con le loro madri fino ai 6 anni. Alternativamente ai nidi presenti nelle carceri, i bambini possono essere assistiti negli istituti ICAM e nelle Case Famiglia protette.

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La legge ha però fatto alzare più di un sopracciglio. Per prima cosa, gli istituiti e le Case Famiglia non sono molto numerosi (ce ne sono solo 5 in Italia, anche se si sta lavorando per metterne in funzione altre). A non convincere è anche l’allontanamento del bambino dalla madre alla tenera età di 6 anni. Il trauma del distacco potrebbe favorire l’insorgenza di deficit cognitivi e relazionali. Proprio per questo motivo, alle detenute considerate poco pericolose è permesso risiedere nelle Case Famiglia insieme ai propri figli. Nel marzo 2014 è stato firmata la Carta dei diritti dei figli dei genitori detenuti, che ha riconosciuto il diritto all’affettività e alla genitorialità delle madri e dei bambini.

Gli sviluppi in Europa

Secondo il rapporto Space dell’ultimo Consiglio d’Europa aggiornato a marzo 2020, i bambini in carcere con le proprie madri erano 1608. Il limite massimo di età per la permanenza dei bambini in carcere varia da nazione a nazione.

In Inghilterra, una detenuta può tenere con sé il figlio fino al raggiungimento dei primi 18 mesi di vita. In Portogallo e in Spagna, invece, il limite si alza a 3 anni, mentre in Finlandia il limite è fermo a 2 anni. La Francia e il Lussemburgo non prevedono invece un’età limite per la permanenza del minore in carcere e ogni caso viene vagliato con attenzione. L’età media dei bambini in carcere con le madri, comunque, è di 1 anno.

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