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Galleria: 8 storie vere di aborto prima della legalizzazione

8 storie vere di aborto prima della legalizzazione

Ancora oggi c'è chi vorrebbe farlo tornare a essere illegale. Ma sappiamo davvero cosa significa subire un aborto clandestino? Queste 8 storie danno l'idea di quanto fosse drammatico e rischioso interrompere una gravidanza prima che il diritto venisse riconosciuto.

8 storie vere di aborto prima della legalizzazione

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L’aborto continua a rimanere un tema caldissimo che divide l’opinione pubblica e investe il campo della morale e della tutela dei diritti civili. Quello che a molte donne oggi appare come un diritto acquisito che qualcuno, di tanto in tanto, cerca di rimettere in discussione (non da ultimo il caso di Verona), quella dell’interruzione di gravidanza è in realtà una prerogativa a cui si è giunti solo dopo battaglie e percorsi travagliati, e che comunque continua a essere interdetta in molti paesi del mondo.

Se in Italia si è arrivati a garantire il diritto con la legge 194 del 1974, negli Stati Uniti è stata proprio la lotta personale di una donna a portare alla sua legalizzazione, appena un anno prima.

Norma McCorvey, nota con lo pseudonimo legale di Jane Roe, mancata nel 2017, è stata infatti al centro del processo che ha portato alla legalizzazione dell’aborto in Texas. Era il 1973.

La sua esistenza è stata giudicata controversa da molti: ha avuto dei figli, tutti dati in adozione; è stata protagonista, per l’appunto, della causa “Roe vs Wade”; e infine, molti anni dopo, ha cambiato radicalmente idea, entrando a far parte del movimento pro-life. Possiamo ben capire perché la sua figura faccia ancora parlare dopo tutti questi anni, specie a poco tempo dalla sua morte.

Come detto, quello dell’aborto è un tema estremamente complesso e delicato, e infatti ciò che vogliamo fare non è dare un giudizio etico, ma raccontare delle storie – tutte accadute negli Stati Uniti prima del ’73 – che spiegano quanto sia pericolosa l’interruzione di gravidanza praticata in maniera illegale. Si parla di donne molto giovani, spesso rimaste incinta in seguito a uno stupro. Di nascosto dai genitori si sono rivolte ad abortisti illegali, oppure hanno fatto da sé. Molte di loro non sono sopravvissute.

Sapete, ad esempio, cos’è il cosiddetto “hanger abortion”? “Hanger” sta per le grucce appendiabiti. Molti aborti casalinghi si praticavano infatti proprio con l’aiuto di queste grucce, un intervento atroce e pericolosissimo effettuato ovviamente senza anestesia. Molte donne sono morte dopo aver contratto un’infezione tremenda, la peritonite.

Perché Emma Bonino praticò aborti con la pompa della bicicletta e si autodenunciò

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Abbiamo raccolto otto storie di aborti clandestini in gallery; le prime tre sono raccontate in prima persona da donne che hanno scelto di abortire. Sono state raccolte dal magazine The Scene con l’aiuto della campagna “1 on 3” (un numero che rivela un dato: una donna su tre ha abortito nel corso della sua vita). La quarta è la testimonianza di una dottoressa che ha visto più di una ragazza morire in seguito all’intervento. Le ultime sono storie raccontate da amiche, figlie, nipoti: custodi di un ricordo doloroso, difficile da esprimere a parole, spesso taciuto per molti anni e infine rivelato soltanto a loro. Sono tutte lettrici di MS Magazine, che ha raccolto e condiviso le loro parole per la campagna #WeWontGoBack (Non torneremo indietro).

Di seguito, invece, abbiamo voluto condividere il video dell’intervista a Jane, Connie e Robyn, oltre che della dottoressa Samuels.

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