La soglia d’attenzione e il contatto oculare di Francesco crescono sempre di più. Abbiamo aggiunto alle sue giornate delle attività nuove, dei giochi oltre a quelli che già faceva e che erano consigliati dalle terapiste. Uno dei giochi consigliati è, ad esempio, il gioco della palla: di solito lo facciamo in due o in tre, io Francesco e il mio compagno. Semplicemente, gli lanciamo la palla in modo che la prenda al volo e lui deve rilanciarcela.

Così ho pensato: perché non provare altre cose simili? Ho ricordato che da bambina mi piaceva molto giocare a battimani con i miei cugini, per cui ho provato a insegnarglielo. Naturalmente si è divertito moltissimo, ma la cosa più positiva è che ha tenuto a lungo il contatto oculare con me. Un’altra delle cose che facciamo è la gara a chi vuole più bene. Io gli dico che gli voglio bene, e allora lui dice che ne vuole a me. E poi gli ribatto che io gliene voglio di più, dando vita a una catena infinita di «io di più», che Francesco trova sempre esilarante.

Per la soglia d’attenzione, che io sappia, in casa non credo abbiamo fatto nulla di speciale. Forse è solo un percorso naturale. In passato, si stufava spesso di alcune attività che non riusciva a fare. E allora si innescava in lui la frustrazione. Adesso è più bravo in tante cose e anche se deve migliorare parecchio il disegno, può stare delle ore con fogli e acquerelli a dipingere. Con la lettura è già più facile tenerlo attento per molto tempo, perché è qualcosa che lui in un certo senso subisce: lui sceglie i libri e io glieli leggo. È una cosa che facciamo da quando aveva un mese e mezzo, ma naturalmente prima sceglievo io per lui.

Anche mio figlio con autismo ha diritto ad avere degli amici

Tra le cose che mi hanno fatto più paura quando a Francesco è stato diagnosticato l’autismo c’era l’ipotetico utilizzo dei medicinali. Le varie neuropsichiatre incontrate via via hanno citato, nel tempo, farmaci per indurre il sonno, contro l’epilessia e per aumentare la soglia dell’attenzione. Ma Francesco non ha mai avuto problemi a dormire, né è epilettico. Per fortuna i farmaci per l’attenzione non sono stati neppure ventilati e non è mai stata presa una decisione medica in tal senso. Non ci siamo dovuti trovare in bilico, nell’odiosa posizione di dubitare del parere medico (cosa che siamo molto restii a fare) o di avere paura degli effetti dei farmaci sul nostro bambino.

Al momento cerchiamo di aiutarlo a trovare le sue passioni, perché è in questo modo, motivandolo, che ci siamo accorti che è meno volubile nelle attività ludiche quotidiane. Certo, con l’epidemia ha dovuto rinunciare per un po’ a una delle sue cose preferite: la danza. Nella scuola Montessori che frequenta lui fa delle ore di danza (in alternativa allo studio dell’inglese, che al momento interferirebbe con le tecniche della logopedista). Lui ne è entusiasta e, se lo vorrà, in futuro continueremo ad aiutarlo a studiare danza anche oltre la scuola.

"Quella maestra che non voleva mio figlio in classe, perché autistico"

È dura per tutti in questo periodo, in cui dopo il lockdown non tutto è ripreso. Ci ritroviamo a provare frustrazione per le attività economiche e culturali che sono riprese, soprattutto noi genitori che abbiamo ancora tanti dubbi sulla ripresa scolastica. Oltre ai nostri dubbi c’è quello che hanno perduto i bambini: occasioni di socializzazione (che per un bambino con autismo sono fondamentali), passioni, routine quotidiana.

La nuova neuropsichiatra lo ha incontrato prima e dopo il lockdown. Ha trovato Francesco molto bene: dice che non solo non tutti hanno fatto tanti progressi quanto lui, ma che molto spesso ha notato regressioni. Quali sarebbero state le sue potenzialità se non ci fosse stato il virus, e quindi se non ci fosse stato il lockdown? Non rispondete, è una domanda retorica.

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