Ogni neogenitore lo sa: tra i momenti difficili della gravidanza e del post-parto, il rientro a casa è uno dei più duri. Stanchi, spaesati, psicologicamente (la mamma anche fisicamente) provati, ci si ritrova improvvisamente alle prese con le necessità di un piccolo umano che non si riesce a capire. A volte si è soli in questo viaggio, a volte la presenza delle persone vicine più che un aiuto è un ulteriore elemento di stress in un momento già complessissimo.

Per questo, a New York ha aperto un hotel di lusso dedicato alle neomamme – ma sono benvenuti anche i neopapà – e i loro piccoli in cui, alla modica cifra di 1.400$ a notte si possono avere tutti i comfort e il supporto morale, fisico e pratico che i soldi possono comprare.

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Il Boram Postnatal Retreat, che si trova al nono piano del Langham Hotel a cinque stelle a New York City, è stato ideato e fondato da Boram Nam e suo marito Suk Park. Il nome “Boram” significa “qualcosa di fruttuoso dopo il duro lavoro” in coreano e proprio al modello coreano si ispira l’intero concept della struttura.

Boram Nam ha rivelato al New York Times che il riferimento sono i centri di ritiro postnatale nati circa 15 anni fa in Corea del Sud e chiamati sanhujori, dove “le neomamme vanno dopo aver lasciato l’ospedale per 14 giorni per farsi coccolare”, con costi medi che variano dal 2000 ai 5000$. I sanhujori sono una tradizione postpartum radicata perché le prime settimane dopo il parto sono riconosciute come essenziali per la salute e il benessere della madre e del bambino.

Sebbene sia consapevole che esista una barriera all’ingresso – il prezzo – che esclude la maggior parte delle donne, i prezzi sono necessari per mantenere il livello di servizio.

Ma cosa è possibile avere per 1400$ a notte – considerando che la maggior parte degli ospiti rimane 3,5 o 7 notti?

Sonno ininterrotto, massaggi ai piedi su richiesta, bagni in camera, tiralatte puliti tra un uso e l’altro. E ancora vasca da bagno in marmo, doccia a pioggia, macchina da caffè Nespresso e letto svedese Duxiana. Cibi nutrienti per le neomamme – zuppa di alghe, midollo osseo e bistecca – biscotti per l’allattamento, almeno una mezza dozzina di tipi di tè e un frigorifero pieno di bevande idratanti.

Ma non solo: a Boram è possibile seguire seminari di pediatri, fisioterapisti ed esperti di salute mentale su argomenti come la terapia del pavimento pelvico e come addormentarsi più rapidamente.

La vera risorsa sono però i servizi ai bambini, non solo una culla per uso ospedaliero e pannolini ecologici in ogni suite ma, soprattutto, l’asilo nido guidato da un ex educatore della terapia intensiva neonatale del Lenox Hill Hospital e gestito da dipendenti con esperienza nella cura dei bambini, in cui la mamma può portare il bambino ogni volta che lo desidera.

Insomma: un paradiso per chi ha appena partorito. Ma non per tutte. Mentre poche fortunate possono concedersi un – meritatissimo – recupero psicofisico con tutto quello di cui hanno bisogno, e molto di più, la maggior parte delle donne americane continua a soffrire in silenzio, mentre molte non sanno come nutrire i figli a causa della crisi del latte artificiale (che non ha toccato la struttura, ha detto Boram, grazie al produttore Abbott).

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La salute postpartum è qualcosa che viene in gran parte ignorata negli Stati Uniti, ha affermato Kristin Sapienza, fondatrice di FemFirstHealth, una clinica di New York che fornisce servizi alle madri nel postpartum.

Molte culture – da quella latinoamericana che prevede “la cuarantena”, ovvero 40 giorni di riposo dopo il parto, a quella cinese, che ha un mese di riposo chiamato “zuo yuezi”, fino alle socialdemocrazie europee che prevedono diversi mesi di congedo di maternità – negli Stati Uniti le madri tornano a lavorare in media sei settimane dopo il parto, il 25% appena due settimane dopo. 

Gli Stati Uniti, ricorda il NYT, hanno un tasso di mortalità materna più elevato rispetto ad altri paesi sviluppati e le donne di colore sono colpite in modo sproporzionato. Le morti materne – durante la gravidanza o subito dopo – sono aumentate durante la pandemia soprattutto nelle popolazioni nere e latine, secondo uno studio del National Center for Health Statistics.

Articolo originale pubblicato il 14 Giugno 2022

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