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“È stato un anno difficile, ma ha portato la più grande gioia, che sei tu”

Lettera di un papà alla sua bambina di 11 mesi che ha appena iniziato a esplorare il mondo sui suoi piedini, nell’anno più difficile di tutti.

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Abbiamo chiesto ad alcuni papà di scrivere una pensiero ai propri figli per ricordare un momento importante: i primi passi di un figlio o di una figlia, ma uno di loro ci ha sorpreso con questa lettera speciale, che riportiamo integralmente.
Racconta di un anno difficile, a livello mondiale, in cui come molti altri piccoli, anche questa bambina sta muovendo i suoi primi passi fiduciosa.
Questa è la lettera di un neopapà all’epoca della grande pandemia globale: preoccupato sì, ma immensamente emozionato e innamorato.

Cara Pernacchietta, qui è il tuo papà che parla. Un papà emozionato e un po’ commosso perché oggi hai camminato per la prima volta. Da sola! E senza costringermi in quella posizione assurda con cui mi hai “usato” per tentare i tuoi primi passi quando ancora te ne stavi agganciata alle mie mani. 

Oggi da queste mani sei partita… 

Da qui in poi comincio a rincorrerti per il mondo.

Non so se sia stata la voglia di vedere come “funzionano” le tue prime vere scarpe Primigi che la nonna ti ha regalato qualche giorno fa perché le ricordavano un paio che indossavo io da bambino. Tua nonna, ovvio, già si dà i meriti di questi tuoi primi passi precoci. Io credo più che altro tu avessi una missione: “Distruggi la pallina di Natale orribile”, quella che tua mamma ha comprato mentre viveva in Spagna per l’Erasmus e di cui è orgogliosissima… Hai solo 11 mesi, ma tu lo sai che il nostro albero di Natale non merita quella pallina kitsch glitterata.
A un certo punto ti ho vista puntare le manine, alzare quel sederino buffo e conquistare l’equilibrio lanciandomi uno sguardo fierissimo, come a dirmi “Sta’ a vedere, pà”, e poi…
Hai camminato, amore mio! Hai mosso i tuoi primi passi da sola in questo mondo strano e bellissimo, difficile a volte e quest’anno più che mai. Ma tu lo hai stravolto e ci hai messo dentro tanta di quella luce da renderlo l’anno più importante e bello della mia vita, nonostante tutto. 

Te ne sei andata in giro per il soggiorno barcollando, crollando sul pannolino due o tre volte, ma senza mai perderti d’animo (in questo devi aver preso da mamma, più che da me!). A ogni caduta la tua pernacchia: quella che fai quando sei contrariata, che ti arriccia il nasino e ci fa ridere tanto. 
E mentre io chiamavo la tua mamma, ti ho vista ripartire e cadere e ripartire ancora con il faccino concentrato e sollevando i piedini in quel modo buffo.

Alla fine ce l’hai fatta, amore! Hai strappato la pallina dall’albero (mentre io ho evitato ti si rovesciasse addosso) e poi l’hai lanciata per terra e ti sei lasciata cadere sul tuo culetto ridendo soddisfatta, indicando a me e mamma le tua scarpine nuove come a dirci: “Avete visto, cammino anche io!”.
Sì, amore, cammini anche tu. Ed è solo l’inizio.

Adesso nonna Maria è lì che strilla al telefono con mamma che è tutto merito suo e delle sue scarpine Primigi, che lei lo sapeva che avevi solo bisogno di un paio di scarpe morbide e leggere, sicure per sorreggerti bene il piedino ma flessibili… A sentirla, pare che se te le avessimo messe prima avresti cominciato a camminare a 5 mesi.

Forse è sciocco, ma mi piace che continui a dire che le ha scelte perché le ricordano un paio che io avevo alla tua età. Mi dà l’orgoglio di un filo che collega te a me, ai miei genitori, ai miei nonni e indietro ancora per generazioni. Mi dà l’illusione di camminare e stupirmi e imparare ancora cose nuove attraverso i tuoi passi. 

Me la ricordo anche io la foto di cui parla nonna. Sarà nell’album anni Ottanta con la copertina morbida con sopra il gattino e, alla prima occasione, vedrai che nonna ce la porta. Io e le mie scarpine, in braccio al nonno: quell’immagine io comunque ce l’ho in testa e nel cuore. Di più, ora ce l’ho davanti agli occhi: sei tu. 

Perché non sono più io il bambino, ma sei tu.
Quel bambino della foto ora è il tuo papà ed è pronto: a guardarti camminare e cadere e rialzarti ancora. A tenerti la mano quando ne avrai bisogno e a lasciarla andare, guardandoti da lontano o aspettandoti alla finestra quando sarà il momento. A cambiarti scarpine che diventeranno strette troppo in fretta e che ti porteranno lontano. Anche da me. 

Sono pronto perché so che, ovunque andrai, in quelle tue scarpe ci saranno sempre un po’ anche i miei passi e che tanti ne abbiamo da fare insieme.
Sono pronto ed emozionato. Per te comincia tutto adesso.

Cara bambina mia, è un anno difficile per questo mondo e il pensiero di te che cominci a camminarci dentro mi spaventa un po’ ma mi riempie anche di tanta speranza. 

Perché è stato un anno difficile, ma ha portato la più grande gioia, che sei tu.
E perché ho fiducia che tu possa camminare in questo mondo e renderlo un posto migliore.

Con amore, 

papà

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