Presto o tardi? Cosa dice del tuo bambino l’età in cui inizia a camminare | Roba da Donne

Per tutti i neogenitori ogni giorno è una sorpresa e una scoperta continua: dalle prime parole ai primi passi, ogni singolo gesto che il bambino compie nel proprio percorso di crescita rappresenta un’emozione unica per tutte le mamme e i papà ma, a suo modo, anche motivo di ansia e di preoccupazione.

Prendiamo ad esempio proprio le prime camminate che, se da un lato sono senz’altro un momento toccante in cui ci si rende conto che il piccolo sta diventando “grande” e sempre più indipendente, dall’altro possono dar luogo a timori e angosce il più delle volte del tutto ingiustificati ma normali, basati soprattutto su luoghi comuni e su errate credenze. Nonché fomentati dal continuo confronto con altri genitori e dai pareri non richiesti, anche se in buona fede, di amici e parenti.

Quasi a tutti, infatti, sarà capitato almeno una volta di parlare con altre mamme e papà e di paragonare l’età in cui i propri bambini hanno iniziato a camminare; o di ascoltare o leggere frasi che metterebbero in relazione l’attività motoria del bambino con le sue capacità intellettive.

Ma come stanno davvero le cose? Cerchiamo di chiarire alcuni punti, smentendo alcuni fra i più popolari stereotipi, onde evitare panico e dubbi inutili.

Se inizia a camminare tardi significa che sarà poco coordinato. Falso

Non c’è nessun motivo di temere che un ritardo nel muovere i primi passi sia indice di problemi nello sviluppo neurologico e cognitivo del piccolo. La conferma arriva da una ricerca svizzera pubblicata sulla rivista Acta Paediatrica, i cui studiosi dell’ospedale pediatrico di Zurigo hanno preso in esame 222 bambini nati tra il 1978 e il 1993, sottoponendoli a sette controlli nei primi due anni di vita e tenendoli poi regolarmente sotto osservazione, valutandone equilibrio, coordinazione e intelligenza.

I dati raccolti sono stati messi in relazione con l’età in cui i bambini hanno iniziato a muoversi da soli e i ricercatori, per esempio, non hanno evidenziato differenze tra chi ha iniziato a sedersi dritto senza sostegno da parte dei genitori a quattro mesi e chi invece ha cominciato a farlo a un anno di vita. Stesso discorso per chi ha camminato a otto mesi e chi a 20.

Iniziare a camminare dopo rispetto alla media, quindi, non indica affatto problematiche cognitive o neurologiche; così come bruciare le tappe e iniziare a muovere i primi passi molto presto non significa essere dei piccoli geni.

Se inizia a camminare presto sarà un genio. Falso

Un articolo di Focus ipotizza che chi inizia a camminare precocemente possa essere “avvantaggiato” nello sviluppare doti cognitive collaterali e imparare il più possibile sul mondo che li circonda, affermando però che questo dipenda da capacità già acquisite, e che non vi sia alcuna correlazione con il fatto che, da grandi, questi bambini svilupperanno migliori capacità motorie.

I bambini che hanno già imparato a camminare generalmente sarebbero più socievoli e inclini a scambiare oggetti con le persone che li circondano, ma questo non fornisce indicazioni di alcun tipo su un eventuale maggiore sviluppo intellettivo.

Lo sviluppo delle capacità motorie può avvenire a ritmi molto diversi in qualunque momento tra gli 8 e i 18 mesi ed essere assolutamente “nella norma”.

Lo spazio in cui vive può influire sul momento in cui inizierà a camminare? Vero

È quasi logico pensare che un ambiente che non faccia sentire il bambino sicuro influisca negativamente sulla sua capacità motoria, ritardandone i primi passi.

La casa deve essere “a prova di bambino” non solo sul piano della sicurezza, ma anche su quello degli strumenti che quest’ultimo può usare per imparare a muoversi. Dapprima a gattoni (ma non sempre), poi via via in piedi, aggrappandosi a qualcosa, quindi con passi sempre più sicuri, il piccolo deve potersi muovere in un ambiente che gli fornisca i giusti appigli per sentirsi pronto e fiducioso.

In un open space, privo di punti di appoggio, si può fare affidamento a giocattoli come il Cagnolino Primi Passi di Fisher Price che invogli il bambino, prima a relazionarsi allo strumento (toccando i tasti del pianoforte e il nasino luminoso, ascoltando le canzoncine e i suoni che introducono l’alfabeto, le forme, i colori, i numeri), quindi a utilizzarlo come appiglio per sentirsi sicuro e pronto a muovere i suoi primi passi, anche in quegli ambienti che ne sono sprovvisti.

Sarà il bambino, una volta entrato in confidenza con il giocattolo primi passi, a iniziare a svincolarsi sempre di più dall’oggetto fidato e ad avventurarsi sulle sue gambe in modo indipendente.

Fonte: Fisher-Price

L’approccio dei genitori può influire? Vero

È chiaro che ogni genitore sia terrorizzato all’idea che il proprio bambino possa farsi male, ma limitarne l’autonomia e la libertà di movimento incide in maniera sicuramente negativa su di lui: tenere il bambino sempre in braccio o nel passeggino per timore che, camminando, possa farsi male non è la strada giusta per garantirgli quell’autonomia che lui richiede.

La cosa fondamentale, infatti, è che il bambino cammina quando si sente pronto, e questo implica anche il provare più volte e sbagliare. È importante che i genitori gli stiano vicino quando si mette alla prova, per poter intervenire in caso di caduta: in questo modo il piccolo comprenderà che mamma e papà sono sempre pronti a sostenerlo, ma anche che deve farcela da solo.

Per incoraggiarlo ci si può mettere a un paio di metri da lui a braccia spalancate, pronti ad accoglierlo, aumentando giorno dopo giorno la distanza e sorridendogli, in modo che prenda sempre più confidenza con se stesso e anche con l’ambiente circostante.

Una volta acquisita la “giusta dimestichezza”, è il momento di pensare a rendere la casa “a prova di bambino”, coprendo spigoli, prese elettriche e tutto ciò che può “attirare” l’attenzione del piccolo.

Prima di camminare il bambino gattona sempre? Falso

Molto dipende dalla sicurezza del bambino e da quanto lui si senta fiducioso di sé e dell’ambiente che lo circonda. È molto comune che, prima della camminata vera e propria, ci sia una fase in cui il bambino gattona, striscia, o si sposta seduto o in ginocchio, ma non esiste una regola universale. Il gattonamento è una tappa importante ma non fondamentale; se un bambino dimostra di volersi mettere in piedi da subito, è importante fornirgli gli appigli e i punti di appoggio giusti per consentirglielo.

Quando è necessario rivolgersi al pediatra?

Esiste un’età dopo la quale è bene portare il bambino da uno specialista? In generale, come detto il bambino cammina quando si sente pronto e sicuro, e non esiste una tempistica universalmente valida, ognuno ci arriva seguendo i propri tempi.

Si potrebbe pensare di rivolgersi al medico, senza però particolari allarmismi, se il bambino non accenna ancora a muoversi autonomamente ai 18 mesi di età: questo, infatti, potrebbe essere il campanello d’allarme per qualche problema nello sviluppo muscolo-scheletrico, ma non è sempre detto.

Parliamone con fiducia al pediatra. Sarà lui a indirizzarci. Ma non dimentichiamo: la cosa importante è dare al bambino il tempo, la fiducia e la pazienza per provare, imparare e, perché no, anche cadere.

articolo in collaborazione con Fisher Price

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