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“I vaccini sono prodotti da feti abortiti”: la verità su un’affermazione pericolosa

I vaccini sono prodotti da feti abortiti. Dal Congresso di Verona è uscito anche questo. Ma la gravità di questa affermazione forse sfugge a molti, eppure per smentirla basterebbe solo documentarsi un po'.

Il recente Congresso delle Famiglie di Verona inevitabilmente ha portato con sé strascichi che si protrarranno per molto tempo, e che ci costringeranno a pensare (e ripensare) a lungo sul tipo di società che manifestazioni di questo tipo vorrebbero riportare in auge: fra rivendicazioni ad alta voce della “famiglia tradizionale” e velleità antiabortiste, da Verona è uscito anche un altro messaggio pericoloso, su un tema caldo quanto la 194 o i diritti della comunità LGBT: quello dei vaccini.

SìAmo, gruppo Facebook critico nei confronti dei vaccini, ha distribuito, durante la giornata del 31 marzo, dei volantini dal contenuto davvero rischioso, per il tipo di messaggio che hanno tentato di far passare. Lo ha mostrato sulla propria pagina social, Alessia Rota, vice capogruppo del PD, pubblicando una foto proprio di quel manifesto che parla di vaccini e feti abortiti.

Feti di plastica in busta, manuali anti-gender e volantini che sostengono che i vaccini obbligatori siano prodotti usando feti abortiti. Questo accade nel 2019 a Verona dove spacciano per congresso delle famiglie un consesso di disturbati oltranzisti.

Il messaggio, sul volantino, è effettivamente chiaro e impossibile da fraintendere:

I vaccini obbligatori vengono prodotti usando feti abortiti. Si omette e si giustifica tutto ciò per tutelare le case farmaceutiche. Difendiamo la maternità pretendendo il diritto di esonero vaccinale per motivi etico-religiosi.

È chiaro che ci troviamo di fronte a un mix letale di ignoranza culturale e disinformazione totale perché il rischio che un simile pensiero possa insinuarsi è purtroppo ormai alto, e non può essere sottovalutato.

Per questo è importante fare chiarezza sulla questione. Ci ha provato Open, in un articolo che riteniamo corretto citare affinché si possa inquadrare meglio la storia dei vaccini.

Prima di tutto, si parte dalle cellule umane WI-38, isolate nel 1962 da un feto femminile in possesso del Karolinska Institutet di Stoccolma, da cui venne prodotta una serie di vaccini, tra i quali la rosolia e la varicella.

Dato che dal 1962 viene usata sempre la stessa coltura, non sono mai stati utilizzati altri feti. Si legge, da una parte del sito della FNOMCeO (Federazione nazionale degli ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri):

I virus che servono per produrre alcuni vaccini sono quindi coltivati su cellule che derivano, attraverso innumerevoli generazioni, dai tessuti donati alla ricerca da due persone che negli anni Sessanta si erano sottoposte per diverse ragioni a un’interruzione volontaria della gravidanza.

Anche i vaccini prodotti in questo modo comunque non contengono né queste cellule né loro residui, che provocherebbero reazioni di rigetto da parte dell’organismo.

I prodotti in commercio sono estremamente purificati e non contengono nulla che non sia utile per migliorarne sicurezza ed efficacia. Ogni partita di vaccini è sottoposta a centinaia di controlli lungo tutta la filiera produttiva, per cui non è plausibile che impurità di questo tipo rimangano nel prodotto immesso in commercio, né, che si sappia, questo si è mai verificato.

Allora com’è possibile che questa “bufala”, esacerbata dall’asprissimo dibattito sui vaccini ma certamente non nuova, si sia protratta per tanto tempo e sia evidentemente ancora ritenuta tanto attendibile?

Tutto è nato in seguito alle polemiche scoppiate contro Planned Parenthood Institute, società accusata di aver venduto pezzi di feti abortiti ad alcune ditte farmaceutiche, oggetto di un’approfondita – e costosa – indagine da parte del Congresso americano (andata avanti dal 2015 al 2017 per un totale di 1,5 milioni di dollari), da cui era emerso che non ci fosse alcuna prova valida per sostenere le accuse.

Nonostante questo, non sono pochi gli esempi che suffragherebbero tale teoria, puntualmente smentiti da siti come Butac, o da prove documentali messe a disposizione da persone come il dottor Roberto Burioni, eppure resi “attraenti” dalla presenza di nomi altisonanti del panorama scientifico internazionale; basti pensare al caso della dottoressa Theresa Deisher, dichiaratamente scettica rispetto ai vaccini (seguita, non a caso, proprio dal movimento SìAmo), che anche in un’intervista del 2018 dichiarò:

Vorremmo essere chiari sul fatto che non siamo No-Vax. Stiamo mettendo in discussione la sicurezza dei vaccini che contengono linee cellulari umane frammentate e altri eccipienti tossici come l’alluminio. […] 

Pensi che per oltre 50 anni la Food And Drug Administration (FDA) ha discusso della sicurezza dell’uso di linee cellulari fetali umane per la produzione dei vaccini, ciononostante non sono mai stati fatti reali studi di sicurezza. Non c’è mai stato uno studio epidemiologico che abbia considerato il relativo rischio di diagnosi di autismo in seguito alla somministrazione di vaccini fabbricati con materiali fetali, tra cui MMR II, Varivax, Vaqta, Havrix e Pentacel”.

Insomma, nonostante i nomi importanti a sostegno del pensiero critico, è piuttosto chiaro che, stando così le cose, affermare che i vaccini siano fatti con “feti abortiti”  è molto inesatto. Perché “i feti” furono solo uno, usato nel 1962, abortito spontaneamente da una coppia che aveva tutto il diritto di farlo e perché nei vaccini odierni non vi è nessun residuo di quelle cellule. Tuttavia, per chi si nutre di falsi miti e nozioni fallaci ma di grande attrattiva, poco importerà tutto questo.

Per loro l’equazione è vaccino = feto abortito, e il fatto che ancora oggi, nel 2019, si sia portato avanti un simile messaggio a noi sembra tutt’altro che qualcosa di innocuo: perché in discussione, da un lato, c’è un argomento che non può essere affrontato con la stessa leggerezza con cui si disquisisce del tempo, men che mai può essere esaurito nelle poche righe di un volantino, dall’altro il diritto di ogni donna ad autodeterminarsi e a scegliere per se stessa. Diritto acquisito 41 anni fa, ma per cui, evidentemente, serve ancora lottare.

E dietro a tutto questo c’è la consapevolezza che per tutelare questi fantomatici feti abortiti (che non esistono) si mette a rischio, non vaccinandosi, la salute di tutti. Compresi gli stessi bambini per cui queste persone sembrano preoccuparsi molto, ma solo fino al momento in cui nascono.

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