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Lentamente muore la privacy quando postate foto dei vostri bambini

Postare le foto di bambini è pericoloso e mette a rischio la privacy dei vostri figli, perché una foto può essere diffusa e visualizzata da milioni di persone. Qui alcuni buoni motivi sul perché le mamme di oggi non dovrebbero fare questa scelta.

Tra un post e l’altro su Facebook, quasi tutti i giorni, ci ritroviamo la faccina di un bambino o di una bambina, che sorride, che gioca, che sta in posa davanti ad una torta di compleanno o che corre per la casa con le sue mutandine colorate e i suoi buffi movimenti.
Ormai è diventata quasi un’abitudine vedere bellissime e dolcissime foto di minori sui social network, ma è un bene?

Una recente sentenza del tribunale di Modena ha stabilito che la pubblicazione sui social delle foto dei figli dev’essere autorizzata da entrambi i genitori. Ma non solo. Il giudice ha tenuto a specificare che “l’inserimento di foto di minori sui social network costituisce un comportamento potenzialmente pregiudizievole per essi” e che il rischio maggiore è “la diffusione delle immagini fra un numero indeterminato di persone, conosciute e non, le quali possono essere malintenzionate”.

Ma se Mark Zuckerberg, patron del più grande social network mai esistito, è il primo a condividere foto dei suoi figli? Perché non dovremmo farlo anche noi?.
Ogni social network cerca persone che si colleghino. Vive con i nostri contenuti, le nostre ore di connessione. Vive grazie a noi e cerca in tutti i modi di convincerci ad ascoltarlo. È un’azienda che offre un servizio, proprio come una pasticceria offre i croissant. Ci inviteranno sempre online o in negozio, a provare qualche novità, come le stories o i nuovi cupcake biologici.

Ma, per quanto sarebbe bello (o forse no), non possiamo certo passare l’intera giornata a rispondere all’invito della pasticceria sotto casa e ingurgitare decine di croissant. Per Facebook vale lo stesso principio: non è senz’altro il male e può essere addirittura un’occasione, privata e professionale, se se ne fa un uso non bulimico e, soprattutto, consapevole.
E parlando di consapevolezza, così come sappiamo che mangiare troppi dolci fa male, dovremmo forse renderci conto di cosa è dannoso condividere, solo così eviteremo sbagli che potrebbero costarci la sicurezza nostra e dei nostri figli.

Qui, qualcuno potrebbe obiettare: “Ma Facebook tutela la Privacy! Stiamo esagerando”

Qualche mese fa, il Garante della Privacy ha emesso una newsletter in cui ha sostenuto chiaramente che un post su Facebook o sui social in generale non è mai veramente riservato ai soli “amici” o ad una cerchia ristretta, ma che dobbiamo considerare sempre che qualsiasi cosa pubblichiamo può essere vista da persone che non conosciamo minimamente. In sostanza, la privacy in qualsiasi social network non esiste.

Ci si convince che le foto dei nostri figli siano nostre e che nessuno può permettersi di usarle a piacimento e senza chiedere il consenso. Ma non tutti hanno buon senso, educazione, intelligenza. Quando pubblichiamo un contenuto su Facebook, ricordiamoci di ripetere dentro di noi un mantra sacrosanto: “quel contenuto non è più solo nostro”. È anche di Facebook e se di fatto possiamo avanzare diritti e pretese, il rischio, qualora qualcosa sfuggisse di mano, è che la nostra legittima battaglia sia dura, drammatica e per nulla definitiva.

E allora che si fa, se quella foto di nostro figlio con la torta di compleanno non è più nostra? Se quel video in cui la piccolina si fa il bagnetto con la paperella, non è più nostro? Se quell’attimo in cui, dietro la telecamera, abbiamo guardato i nostri bimbi giocare, crescere e imparare, non è più nostro?  I nostri momenti condivisi diventano della comunità digitale, di una società enorme, disgregata e così senza regole che i barbari a confronto erano dei pivellini.

Il problema della condivisione di foto e video che raffigurano minorenni, non è una sciocchezza. La Polizia Postale è sommersa ogni giorno da casi di furti di foto. Fa un grande lavoro di sensibilizzazione sul tema nella pagina Facebook “una vita da social”. Ma a poco serve. Perché quando si scopre che una foto è circolata oltre un certo confine digitale, è già troppo tardi. Quella foto è persa nel caos di una rete ingrovigliata. Possono partire denunce, avere una qualche vittoria legale. Ma non avremo mai indietro la vostra privacy.

E poi c’è un altro tema da non sottovalutare: quello del rispetto. Quando pubblichiamo foto dei vostri bimbi, ci chiediamo mai: “ma mio figlio vorrebbe che pubblicassi questa foto in cui è nudo sul bidè?”. Se ci ripetiamo sempre che il rispetto nasce dal rispetto, allora un genitore non può essere esentato. Ogni bambino, come persona a sé stante, ha il diritto alla privacy. Nessuno gliela può negare.

In un mondo sempre più incline alla diffusione della vita online, non diventa ancora più importante insegnare ai figli la bellezza dell’intimità, delle cose fatte per noi, non per gli altri? Diventa ancora più prezioso il valore di quei momenti che rimangono chiusi nel cuore: quando si è versato la pappa addosso e i suoi occhioni ti hanno commosso; quando è inciampato sul tappeto e non si è fatto nulla ma ha pianto tanto solo per avere un abbraccio; quando si è intrufolato in camera tua in piena notte perché aveva fatto un brutto sogno e lo hai stretto tra le braccia.

Quei momenti sono nostri. E credo che ad ogni figlio piacerà tanto sentirseli raccontare dai propri genitori. Siamo sicuri che a tutti loro piacerà altrettanto vederli spalmati sulla bacheca di sua madre, padre, parenti, amici e chissà chi altro?