I ristoranti e i locali childfree (ovvero quelli che vietano l’ingresso ai bambini) sono sempre più comuni in tutta Italia. Si tratta di una tendenza che è nata in America e poi ha “colonizzato” tutta l’Europa.

Se alcune persone sono felici di poter andare al ristorante godendosi la calma e la tranquillità del locale senza le urla dei bambini, altri si sono detti decisamente contrari a questa decisione discriminatoria. Ma si tratta di una scelta legale?

A rispondere a questa domanda ci ha pensato l’avvocata Maria Carla Barbarito, responsabile del dipartimento di diritto di famiglia e successioni dello studio LCA di Milano. “Per comprendere la legittimità di questi divieti bisogna analizzare la legge che li regola”, ha asserito l’avvocata.

Vietare l’ingresso nel proprio locale ai bambini è legittimo?

La legge in questione è un Regio Decreto n. 635 risalente all’anno 1940. Se si va all’articolo 187 si può vedere che tale legge prevede che “Salvo quanto dispongono gli art. 689 e 691 cod. pen. gli esercenti non possono, senza un legittimo motivo, rifiutare le prestazioni del proprio esercizio a chi le domandi e ne paghi il prezzo”.

In questo ristorante mentre si aspetta la cena si spara

Come si può evincere dalla legge, quindi, è assolutamente lecito rifiutare il servizio a qualcuno nel proprio ristorante, in presenza di un valido motivo. Il problema sorge quando si cerca di chiarire quale debba essere questo motivo legittimo. Per chiarire questo punto occorre fare riferimento a due articoli del codice penale. 

In questi due articoli viene detto chiaramente che gli esercenti di bar o locali in cui si vendono alcolici possono rifiutarsi di servire questi particolari prodotti ai minorenni, agli infermi di mente e alle persone evidentemente ubriache. Alla luce di questi due articoli, quindi, appare chiaro che rifiutarsi di accettare bambini all’interno del proprio ristorante non è permesso dalla legge.

“Il legittimo motivo dovrebbe essere meglio chiarito dalla Giurisprudenza ma certamente è chiaro che non potrà essere l’età, l’orientamento sessuale o la razza”, ha detto Barbarito. “Età, orientamento sessuale e razza sono tutti elementi discriminatori, e per tale ragione contrastano con la Costituzione”.

Però ha aggiunto: “Sarà legittimo escludere dal locale clienti e certamente anche minori che siano rumorosi a livelli intollerabili o che tengano condotte che mettono in pericolo altri utenti. In questi casi vi è un legittimo interesse ossia altro interesse pubblico di protezione di terzi che rende possibile l’esclusione, e in questi casi i minori potrebbero certamente essere allontanati per un legittimo motivo, non per l’età”.

Articolo originale pubblicato il 15 Novembre 2022

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