Se sei una persona non vedente non sarai la prima a sapere di essere incinta

È stato finalmente progettato il primo test di gravidanza tattile pensato per preservare la privacy e i diritti fondamentali delle donne non vedenti o ipovedenti. Un bellissimo passo verso l'inclusione e l'uguaglianza.

La prima pubblicità dedicata al primo test di gravidanza, “Predictor”, risale al 1971 e sul finale citava questa frase: “Ogni donna ha il diritto di sapere se è incinta o no”. A oggi, a 50 anni esatti di distanza, i test di gravidanza non sono ancora in grado di mantenere la promessa. O meglio, questo fino a poco tempo fa.

In tutti questi anni, infatti, sebbene vi siano stati grandi progressi, soprattutto in termini di design – passando da una provetta a un dispositivo a bastoncino e all’introduzione di schermi indicatori digitali – tutti prevedevano un risultato visivo.

Questo aspetto, mai considerato centrale, ha portato a discriminazioni nei confronti delle persone con disabilità visive, che sono sempre state costrette a rivolgersi all’aiuto di qualcuno per poter conoscere il risultato del test. Una mancanza di privacy e una violazione della libertà e della dignità della persona, che viene esposta al commento e al giudizio degli altri in un momento così intimo e privato che diventa inevitabilmente pubblico.

Fortunatamente, la questione sta diventando centrale. Se ne è occupata la Royal National Institute of Blind People attraverso una campagna dal nome Campaign for accessible design, che ha lo scopo di progettare oggetti e sfruttare il design al fine di garantire il diritto all’autonomia delle persone con disabilità visive. La loro ricerca ha portato alla creazione di un prototipo di test di gravidanza che permette alle persone che lo usano di essere le prime a conoscere il risultato.

Il prototipo del test di gravidanza per persone non vedenti o ipovedenti

Per la progettazione del nuovo test, ideato dal designer londinese Josh Wasserman, il team si è lasciato ispirare dalle storie e le esperienze delle persone con disabilità visive – tra i 18 e i 40 anni – che si sono misurate con le difficoltà dei normali test di gravidanza attualmente in commercio. Queste stesse opinioni sono poi state raccolte nel toccante video dello spot di presentazione del nuovo prototipo.

Una di queste è la testimonianza di Danielle:

Il problema di avere una disabilità è che devi sacrificare la tua privacy. Ho fatto un test di gravidanza in passato ed era negativo e la persona che lo ha letto, ha detto: “Oh, probabilmente è meglio così, no?”.

Come riporta il team di designer che hanno lavorato al progetto, sono stati presi in considerazione molti aspetti per poter arrivare alla realizzazione di un prototipo che fosse il più inclusivo possibile, e che si rivolgesse a tutte le persone con disabilità visive, da quelle con una lieve perdita della vista a quelle completamente non vedenti.

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Sono state subito escluse le risposte “parlanti” o basate sul suono, perché considerate ancora lesive della privacy della persona, la cui tutela resta il principale scopo.

Negli anni sono stati creati anche servizi tecnologici che potessero aiutare le persone non vedenti nella lettura dei test di gravidanza. Uno di questi è Be My Eyes, un’applicazione che collega persone non vedenti e ipovedenti con dei volontari vedenti, in grado di comunicare loro il risultato del test effettuato. La maggior parte delle donne oggetto dello studio di ricerca ha però ritenuto che questa non fosse ancora l’accessibilità che stavano cercando: “Nonostante l’anonimato, sentivano che coinvolgere un estraneo le esponesse ancora al giudizio altrui e che avere qualcuno che leggeva i risultati, toglieva loro un diritto fondamentale, quello di di saperlo per prime”.

Il nuovo test di gravidanza, che è già stato testato da un piccolo gruppo di donne non vedenti, nasce proprio su queste premesse e punta su una funzione di tipo tattile, nello specifico, si basa sull’attivazione della vibrazione di un motore presente nel dispositivo, nel caso di risultato positivo. Una modalità “silenziosa” e privata che consente alla persona di vivere il momento da sola e soprattutto per prima. Non solo, il prototipo è proposto in un colore molto forte – rosa acceso e giallo – così che possa essere più facilmente individuabile dalle persone ipovedenti e presenta delle differenze strutturali nel design in modo da essere maneggiato e usato con più facilità.

Il prototipo utilizza la stessa tecnologia di un test di gravidanza tradizionale, così che possa anche essere più facilmente ricreato su ampia scala, ma non fa comparire linee, parole o suoni sullo schermo. Si tratta di un passo fondamentale verso una società inclusiva e fondata sul rispetto di tute le diversità.

I test di gravidanza sono solo un esempio di un prodotto quotidiano che deve essere ripensato. Preservare la privacy e la dignità delle persone non vedenti o ipovedenti deve però essere la regola per tutti gli ambiti e i settori, e spingere comunità di business e di design a ripensare molti altri oggetti di uso quotidiano e rivedere modalità di comunicazione affinché persone affette da disabilità possano godere di diritti fondamentali ad oggi a loro negati.

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