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Amniocentesi e riposo per evitare rischi

Sottoporsi all'amniocentesi può rappresentare un rischio per la futura mamma, per questo si consiglia sempre riposo assoluto. In cosa consiste e perché rappresenta il modo più idoneo per evitare complicazioni nel feto?
(Foto: Web)

Ogni gestante che voglia sapere se il bimbo che porta in grembo sta crescendo forte e sano può effettuare l’amniocentesi.

Sottoporsi a tale test può rappresentare anche un rischio per la futura mamma, per questo si consiglia, dopo aver eseguito l’amniocentesi, riposo assoluto perché rappresenta il modo più idoneo per evitare complicazioni.

Vediamo precisamente di che cosa si tratta, in cosa consiste e perché è importante riposare.

Cos’è l’amniocentesi?

(Foto: Web)

L’amniocentesi, anche conosciuta come test del liquido amniotico, è un esame che serve per indagare su eventuali anomalie cromosomiche presenti nel feto.

Si tratta di una vera e propria indagine che, attraverso il prelievo del liquido dal sacco amniotico in cui cresce il feto fin dalle prime settimane di gravidanza, è in grado di rispondere alle numerose paure e ai molti dubbi della gestante. Il prelievo del liquido amniotico, infatti, permette di esaminare proprio il Dna del nascituro in modo da accertare che il bimbo stia crescendo sano e in forze senza eventuali anomalie o complicazioni. Una volta prelevato il liquido amniotico si potranno esaminare le cellule fetali per osservare al microscopio i cromosomi del feto.

Per il particolare tipo di analisi, l’amniocentesi è un esame che va eseguito tra la quindicesima e la diciannovesima settimana di gestazione perché bisogna dare il tempo alle cellule amniotiche di formarsi: effettuare tale esame prima della quindicesima settimana non avrebbe senso perché, insieme al liquido, non verrebbero prelevate anche le cellule fetali. Lo stesso vale se lo si effettua dopo la diciannovesima settimana, in tal caso si rischierebbe di prelevare cellule non più coltivabili e osservabili al microscopio, per cui il test risulterebbe del tutto inutile.

Per questo la gestante deve saper ben calcolare l’esatto periodo della gravidanza che, per chi fosse ancora confusa, vale a partire dal primo giorno dell’ultimo ciclo mestruale. In alternativa, per capire bene a quale settimana di gravidanza si trovi la futura mamma, è possibile ricorrere all’ecografia: attraverso l’indagine ecografica il medico riuscirà a determinare con esattezza il numero di settimane di gravidanza cui è giunta la gestante. Questa precisione nel calcolo può sembrare esagerata, ma è importante proprio al fini del buon esito del test del liquido amniotico.

Oltre a poter ricercare eventuali anomalie cromosomiche del feto, l’amniocentesi permette anche di indagare l’esistenza di malattie metaboliche ereditarie. Fortunatamente questo test si rivela di semplice attuazione: la procedura vuole l’uso di un ago da introdurre sotto la linea ombelicale attraverso l’addome della gestante. Il tutto si svolge sotto un costante controllo ecografico per meglio indirizzare l’ago fino all’utero e alla cavità amniotica. Inoltre, il test è molto veloce e la gestante avverte il test come se fosse una semplice iniezione intramuscolare, anzi, se viene praticata una piccola anestesia non si prova che un leggero pizzicore dovuto alla puntura dell’ago.

Riposare per evitare rischi: quanto e come?

(Foto: Web)

L’amniocentesi si rivela essere un semplice esame di cui non bisogna aver paura perché il feto non viene coinvolto o danneggiato e non si rivela dannoso nemmeno per la stessa gestante. Non c’è nulla da temere, quindi, l’unica raccomandazione del medico è quello di fare seguire all’amniocentesi riposo assoluto: nelle ventiquattro ore successive al test, infatti, la gestante non deve eseguire sforzi di alcun genere.

Quindi è richiesto che la futura mammina si astenga dall’andare a lavoro, da qualsiasi lavoro casalingo e dall’accudimento di altri bambini: il medico pretende da chi si sottopone all’amniocentesi riposo completo senza obiezioni di sorta. Perché è necessario riposo se si tratta di un esame semplice? Come detto, è un test semplice ma comporta sempre l’introduzione di un corpo estraneo nella cavità uterina: l’amniocentesi stimola l’utero, che è estremamente sensibile e ciò potrebbe causare un aborto spontaneo nelle gestanti dalla salute più delicata.

Si tratta di una percentuale talmente bassa che oggi si conta che una donna su trecento possa andare incontro a un aborto spontaneo dopo aver effettuato l’esame amniotico. L’aborto generalmente coinvolge la gestante nelle 48 ore successive al test, ecco perché il medico ordina riposo assoluto. Il riposo non è solo obbligatorio dopo aver effettuato l’esame e per le successive 48 ore, ma anche prima del test stesso: l’utero, infatti, deve arrivare all’esame rilassato, per questo la gestante deve osservare un riposo di 48 ore anche prima dell’esame.

Due giorni di riposo, quindi, prima e dopo il test in cui non bisogna alzarsi dal letto nemmeno per mangiare. Bisogna sottolineare come l’amniocentesi sia un esame sicuro, i cui risultati saranno consultabili al massimo dopo una ventina di giorni. Una volta ottenuti i risultati, la gestante si sarà assicurata che la crescita del feto stia procedendo in modo normale e senza complicazioni. Per questo l’amniocentesi è consigliata in modo particolare a tutte le gestanti che abbiano superato il 35° anno d’età, ma anche a chi ha già avuto conferme dall’ecografia di eventuali anomalie presenti nel feto e a chi rischia alterazioni genetiche ereditarie o ha in corso infezioni pericolose per la salute del feto.