L’Istituto Superiore della sanità ha redatto nel 2011 una serie di indicazioni da tenere presenti relative alla gravidanza, dal nome “Gravidanza fisiologica”, utili consigli e indicazioni per il medico e la gestante, per perseguire una gravidanza il più serena possibile. I consigli sono inerenti anche alla gravidanza a rischio.

Con la pandemia e il rischio di contrarre l’infezione, c’è stato anche un aggiornamento relativo alle tutele. Leggiamo infatti:

  1. ai sensi del D.Lgs. 151/2001, le donne in gravidanza e per i sette mesi successivi non possono svolgere attività presso aree dedicate all’assistenza a casi sospetti/accertati d’infezione da Coronavirus;
  2. le operatrici sanitarie in maternità devono essere collocate in mansioni compatibili con le indicazioni del D.Lgs. 151/2001 e non sono necessari ulteriori provvedimenti specifici in merito al rischio SARS-CoV-2.

Quando una gravidanza si dice a rischio?

La gravidanza è definita a rischio quando si presentano fattori che non consentono un’agevole gestazione. Non tutte le gravidanze sono rischiose e soprattutto la gravidanza non è una malattia, ma un percorso fisiologico naturale che va monitorato e tenuto sotto controllo, come quasi tutti i cambiamenti del corpo.

Parliamo di gravidanza a rischio quando intervengono patologie che possono essere preesistenti alla gravidanza stessa o sviluppate durante i 9 mesi. Tra le patologie potenzialmente dannose ci sono:

  • malattie croniche pregresse nella gestante perché tenderebbero ad aggravarsi durante la gravidanza;
  • diabete gestazionale o pregestazionale;
  • ipertensione;
  • gestosi;
  • sindrome dell’ovaio policistico;
  • malattie autoimmuni;
  • anomalie cardiache e patologie respiratorie;
  • patologie renali;
  • infezioni contratte nei nove mesi;
  • età avanzata;
  • presenza di fibromi;
  • sovrappeso della gestante;
  • figlio sottopeso.

Uno dei sintomi più comuni, oltre quelli dipendenti dalle patologie pregresse, sono le perdite di sangue, che vanno tenute costantemente sotto controllo, perché potrebbero segnalare una minaccia d’aborto.

Cosa fare in caso di gravidanza a rischio?

In questo caso c’è la necessità di prendere in considerazione diversi medici o centri diagnostici e quindi, in caso di diabete pregestazionale o gestazione per esempio, è necessaria la collaborazione tra ginecologo, diabetologo e nutrizionista.

Per quello che riguarda il lavoro invece, sappiamo quanto sia fondamentale nella vita di moltissime donne. Qualora non ci fossero fattori di rischio o che il lavoro non comporti rischi per alla gravidanza stessa, allora si potrà procedere nel svolgere le proprie mansioni fino a quando spetterà di diritto la maternità obbligatoria.

Parliamo di astensione obbligatoria per maternità o congedo di maternità che prevede l’assenza dal lavoro, che verrà retribuito e riconosciuto obbligatoriamente alle gestanti lavoratrici. Il congedo di maternità è obbligatorio in quanto si tratta di un diritto indisponibile.

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Nel caso in cui, la maternità è a rischio, la gestante potrà richiedere un certificato ginecologico che attesti questo tipo di gravidanza dal servizio sanitario o dal proprio ginecologo.

Agevolazioni e diritti per una maternità a rischio

Se la donna ha patologie sottostanti o il lavoro non è considerato benevolo si può richiedere la maternità anticipata e possono usufruirne sia le lavoratrici dipendenti che autonome, in riferimento al decreto legislativo 151/2001, ovvero il Testo unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità.

In questo caso ci sono alcune opzioni che si potrebbero adottare: cambio di mansioni lavorative o maternità anticipata. Nel secondo caso il periodo viene stabilito in accordo con ASL, che dovrà occuparsi di valutare la gravidanza a rischio e valutarne i possibili effetti.

Con la maternità anticipata la donna in gravidanza non è soggetta a visita fiscale ed è quindi libera di uscire ad ogni ora e per tutto il periodo della gravidanza. L’astensione anticipata può essere richiesta anche per i rischi connessi alle mansioni lavorative, nel caso in cui compromettano la salute della donna e del feto e se non è possibile il trasferimento in un altro reparto.

Lo stipendio segue le stesse regole previste per il congedo di maternità e cioè una retribuzione per l’80% a carico dell’Inps e può essere integrata del 20% dal datore di lavoro. Il processo di tutela della gravidanza in termini lavorativi è un diritto per la gestante e un obbligo per il datore di lavoro.

Consigli in caso di gravidanza a rischio

Ci sono poi alcuni consigli da seguire relativi all’attività fisica che è sempre sconsigliata in casi di gravidanza a rischio, preferendo lunghi riposi. Per l’alimentazione bisogna tenere conto delle allergie, i fattori di rischio o se affetta da toxoplasmosi. Tutte le gravide dovrebbero evitare piatti pronti, ma anche quelli crudi o semicrudi come il latte, la carne, il pesce e sopratutto i frutti di mare.

Per la tematica alcool, moltissimi sono gli studi che sconsigliano il consumo eccessivo di alcool, mentre ci sono ancora pochi studi sull’uso moderato, il classico “bicchiere di vino al giorno”. Gli studi sul fumo invece, sono tutti conclamati e affermano quanto possa portare un ritardo di crescita intrauterino, basso peso alla nascita, parto prematuro, rottura prematura delle membrane, malformazioni del feto.

Ogni patologia pregressa ha uno specifico trattamento da seguire, ma ci sono piccoli accorgimenti che sono consigliati alle gestanti per prevenire problemi durante la gravidanza come la supplementazione con acido folico, per prevenire le malformazioni al sistema nervoso del feto. Può aiutare se assunto nel periodo preconcezionale fino al primo trimestre di gravidanza, perché riduce il rischio di patologie fetali. Oltre alla possibilità di acquistarlo in farmacia, è possibile anche trovarlo in moltissimi alimenti come le verdure a foglia verde, legumi, asparagi.

Un elemento da non sottovalutare e che può aiutare nel proprio percorso, in caso di gravidanza a rischio e non, è l’aiuto di uno psicologo per gestire l’ansia e lo stress se ci sono e che possono derivarne.

Articolo originale pubblicato il 20 Maggio 2021

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