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Toxoplasmosi in gravidanza: come evitarla

La toxoplasmosi è un'infezione molto diffusa che, molto spesso, viene scambiata per una banale influenza. Non è mai il caso di preoccuparsi, tranne che durante la gravidanza, perché il parassita che la causa, se raggiunge il feto, può comportare malformazioni, malattie o addirittura la morte in utero.

Tra le varie analisi che una donna in gravidanza impara presto a conoscere, certamente c’è la ricerca degli anticorpi per la toxoplasmosi tramite il cosiddetto toxo-test.

La toxoplasmosi è una malattia infettiva molto comune, una tra le più diffuse nel mondo, che si contrae facilmente mediante l’ingestione accidentale di un parassita chiamato Toxoplasma gondii.

Sono pochi i casi in cui l’infezione da Toxoplasma può rivelarsi pericolosa: nei soggetti con un sistema immunitario particolarmente indebolito a causa di gravi malattie, quali ad esempio l’AIDS, e nelle donne in gravidanza, poiché la toxoplasmosi è pericolosa per il feto.

In tutti gli altri soggetti, inclusi i bambini piccoli, la toxoplasmosi può essere facilmente scambiata per una banale influenza, tanto che raramente le persone che la contraggono lo sanno. Le complicanze sono piuttosto rare. Inoltre, in caso di infezione, questa regredisce spontaneamente senza la necessità di intervento farmacologico.

Toxoplasmosi: i sintomi

toxoplasmosi
fonte: pixabay

I sintomi della toxoplasmosi sono piuttosto generici  e possono essere confusi con un malessere tipico dei primi mesi di gravidanza, come la stanchezza e la spossatezza, oppure con una banale influenza, con lieve febbre, linfonodi ingrossati, mal di testa o mal di gola. Capita addirittura che l’infezione sia totalmente asintomatica.

Proprio perché è difficile distinguere i sintomi della toxoplasmosi da quello di altre malattie infettive anche piuttosto banali, è importante ripetere durante la gravidanza il toxo-test con la frequenza indicata dal medico curante, per verificare periodicamente l’assenza dell’infezione.

Il toxo-test consiste in un semplice prelievo del sangue. Se, all’inizio della gravidanza, il toxo-test dimostra la presenza di anticorpi contro la toxoplasmosi, significa che la donna è già venuta in contatto in passato con questa infezione e ora è immune.

Come già detto, probabilmente la toxoplasmosi è stata contratta e scambiata per una banale influenza, ed è impossibile, quanto inutile, risalire al momento del contagio. La buona notizia è che, in questo caso, la donna in gravidanza può star tranquilla e evitare i tanti accorgimenti richiesti a chi, invece, è toxo-negativa.

Toxoplasmosi in gravidanza: i rischi

Il rischio maggiore è che il parassita, attraverso la placenta, possa infettare il feto. Potrebbe causare delle malformazioni, soprattutto se contratta nei primi mesi della gravidanza, o addirittura un aborto spontaneo o la morte in utero.

Tuttavia, anche nel caso in cui si contragga l’infezione da toxoplasmosi, riconoscerla grazie al toxo-test permette ai medici di programmare un tempestivo intervento farmacologico, a base di antibiotici, che cerca di bloccare il passaggio dell’infezione dalla madre al feto.

Dopo la nascita, comunque, i neonati devono essere seguiti almeno per un anno per scongiurare conseguenze dovute all’infezione da Toxoplasma.

Toxoplasmosi in gravidanza: cosa evitare

toxoplasmosi in gravidanza
fonte: pixabay

Purtroppo, attualmente, per la toxoplasmosi non esiste un vaccino. Per le donne che, all’inizio della gravidanza, scoprono di essere toxo-negative, l’unica strada da percorrere è quella della prevenzione.

Il rischio più alto di infezione arriva attraverso l’ingestione di carne, non ben cotta, di un animale a sua volta infettato. Per questo, per le donne in gravidanza, è veramente di fondamentale importanza consumare solo carne cotta e lavare adeguatamente le mani dopo aver toccato la carne per cucinarla.

Frutta e soprattutto verdura vanno accuratamente lavate prima del consumo. La cottura, comunque, assicura anche nel caso di frutta e verdura l’eliminazione di possibili parassiti.

Un capitolo a parte va fatto invece parlando dei gatti, indicati spesso come i responsabili del contagio. Non è assolutamente necessario allontanare i gatti domestici. Il contagio, se il gatto è infettato, avviene esclusivamente tramite le feci. Basta quindi utilizzare i guanti per pulire la lettiera, oppure approfittare per delegare al altri, magari al futuro papà, questo compito. Nutrire e coccolare il gatto non espone al contagio.

In caso di dubbi è bene confrontarsi con il medico curante per escludere ogni possibilità di contagio.

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