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Solo negli USA ogni estate più di 40 bambini muoiono così. Accade anche in Italia. Ecco come fare prevenzione.

Più ci pensi più ti sembra impossibile. Eppure, dimenticare un figlio in auto e farlo morire di ipertermia può capitare a tutti. Le cronache sono piene di "insospettabili" che hanno subito il dramma più grande. Per scongiurarlo, impariamo a conoscerlo e a seguire i consigli degli esperti.

Ogni anno, negli  Stati Uniti, circa 40 bambini muoiono per ipertermia dimenticati all’interno dei veicoli. In Italia, i dati meno allarmanti non diminuiscono lo shock davanti a simili tragedie che, solitamente, lasciano sbigottite ed incredule. Tuttavia, il pericolo è reale e sempre in agguato: a dimostrarlo, i casi di morti recenti, le prove dell’esistenza dei ricordi fasulli e le continue raccomandazioni degli esperti, che si aggiungono allo straziante appello di una madre. Una come noi che, dieci giorni fa, ha commosso il popolo di Facebook raccontando una storia tenera e toccante: quella di una donna che, in un giorno come tanti, ha rischiato di perdere il suo piccolo ometto.

Ieri il mio dolce Cason ha rischiato di diventare 1 dei 40 bambini che quest’anno moriranno in un’auto surriscaldata. Scrivere è difficile per me, dato che mi sento in colpa, ma sono consapevole che tante persone lasciano i loro veicoli aperti ed ora so che non dovrebbero farlo.

Cason stava giocando a Minecraft nella cameretta di suo fratello, come fa sempre senza farsi sentire. Christian, mentre noi pulivamo il pavimento della cucina, aveva la musica alta. Dopo circa 20-30 minuti di pulizie, sono andata a controllare Cason per accertarmi che fosse tutto ok, ma non c’era. Sono corsa per tutta la casa urlando il suo nome ma non rispondeva. Mi sono precipitata fuori ed era là, nel furgone a saltare su e giù, che piangeva madido di sudore. L’ho fatto uscire e si è subito addormentato. Siamo andati in casa a chiamare il 911, sono arrivati e mi hanno aiutato a stabilizzare temperatura e parametri vitali, così che potessimo recarci al pronto soccorso. Hanno fatto i prelievi di sangue al mio forte ometto, che non ha versato una lacrima, e tutto risultava a posto! Siamo stati così fortunati, ringrazio di aver deciso di andare a controllarlo, chissà quanto tempo è stato là o quanto ancora sarebbe riuscito a sopportare il caldo.

La ragione per cui lo racconto è spingere tutti i genitori a chiudere i loro veicoli. Quello che sappiamo ora è che Cason e Jake erano andati fuori a cercare i miei prodotti per le pulizie (sono spesso nel furgone in quanto li uso per lavoro). Cason è rimasto chiuso dentro e non è stato abbastanza forte per riaprire le porte. Non avrei mai pensato che sarebbero usciti ed entrati nel camioncino ardente ma l’hanno fatto. È capitato a me e potrebbe capitare a voi.
Per favore condividete, per sensibilizzare sulla necessità di tener chiusi i veicoli, cosicché i bimbi non possano accedervi.

L’ennesima tragedia USA: gemellini muoiono asfissiati all’interno di un’auto

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Fonte: Cosmopolitan.com

Chissà se riuscirà mai a perdonarsi; chissà quante volte si rimprovererà per quell’incolpevole colpo di sonno che,  stando alle prime evidenze, lo scorso sabato 18 giugno l’avrebbe fatta addormentare sul divano, inconsapevole di ciò che stava per accadere. Verosimilmente, la madre di Oliver e Aria Orr, i due gemelli di tre anni morti per il caldo in un sabato pomeriggio a Bossier City, Louisiana, non potrà più darsi pace. Se le sue dichiarazioni saranno confermate, con tutta probabilità non dovrà affrontare il calvario di un processo penale. Tuttavia, quei momenti di tranquillità risultati fatali ai suoi piccoli rimarranno quasi sicuramente gli ultimi della sua vita. Perché, da quando si è svegliata vedendo la porta aperta e non riuscendo a trovarli, l’incubo della signora Orr non è più terminato. I tentativi di rianimazione di Rhonda Matthews, la vicina che aveva interpellato in preda al panico per essere aiutata nelle ricerche, non hanno infatti sortito effetto: i bimbi, rinvenuti nel pick-up di famiglia privi di conoscenza, sono stati trasportati d’urgenza in ospedale, per essere dichiarati morti subito dopo. Stando al portavoce del Dipartimento di polizia di Bossier, i gemelli sarebbero usciti dalla porta mentre la mamma dormiva ed avrebbero usato uno sgabello per entrare nel veicolo lasciato aperto di fronte casa, rimanendovi poi intrappolati. Insomma, tutto sarebbe successo per una tragica fatalità. Come faranno ad accettarla i due genitori, è davvero difficile da immaginare.

Un copione che si ripete: i bimbi dimenticati in auto in Italia

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Fonte: cnn.com

Talvolta, tutto si conclude con un lieto fine, come nel caso dei piccoli di Treviso la cui mamma, tornata alla macchina, ha trovato ad aspettarla gli agenti della polizia municipale che cercavano di forzare gli sportelli. Molto più spesso, i bimbi abbandonati o dimenticati in auto non ce la fanno. La macabra lista non risparmia nessuna zona del Paese: dal Ticino alla Sicilia, le morti per ipertermia non hanno frontiere geografiche e, come segnalato dal Ministero della Salute, possono colpire anche i genitori più amorevoli. Basti pensare alla piccola Gioia, figlia di una coppia ivoriana con cinque figli, deceduta nel Maggio 2015 perché i genitori, di ritorno dalla messa, l’avevano lasciata sul seggiolino. Il padre, straziato dall’accaduto, ha descritto la bimba come un angelo, salito al cielo per raggiungere il fratello morto durante il parto.
Risale al 2013 un altro fatto che ha scosso l’Italia intera: a Piacenza, un uomo si è recato al lavoro scordandosi del figlio nell’autovettura, col risultato che la macchina, rimasta più di 8 ore sotto al sole, si è trasformata in un’incandescente trappola mortale. Due anni prima, a maggio, dei drammi simili si erano succeduti in pochi giorni. Le vittime, di 11 e 22 mesi,  erano state dimenticate sui seggiolini dai loro papà: erano Jacopo, morto a Passignano sul Trasimeno in provincia di Perugia, ed Elena, ritrovata in coma nel parcheggio dell’università di Teramo, dove il padre insegna chirurgia veterinaria.

Cosa sono i ricordi fasulli

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Fonte: inquisitr.com

Sembra impossibile e, sicuramente, è difficile da accettare. Eppure, dimenticare il proprio figlio in auto non significa essere dei mostri. A chiarirlo gli psicoterapeuti che, per spiegare il fenomeno, chiamano in causa i cosiddetti ricordi falsi: reminiscenze ingannevoli che fanno ricordare cose mai avvenute, che sembra si siano verificate solo perché si ripetono ogni giorno. Per capire di cosa si tratta, basta pensare alla confessione choc di Lyn Balfour, che dimenticò l’adorato Bryce, di appena nove mesi, nel parcheggio del luogo in cui lavorava. Nel 2012, la donna raccontò sul Guardian come si erano svolti i fatti: era un venerdì di marzo e lei aveva sistemato il figlioletto sul seggiolino, stranamente fuori dal suo campo visivo. Di solito, il bimbo scandiva il tragitto con delle canzoni ma quella mattina, essendo assonnato, non si fece sentire. Così, una somma di coincidenze, unite alla stanchezza per una settimana pesante, favorirono l’irreparabile: Lyn si scordò di Bryce, lasciandolo in macchina per l’intera giornata lavorativa. La donna era talmente convinta di averlo portato dalla baby sitter che, quando quest’ultima la contattò per chiederle come stava, cadde dalle nuvole. Come sarebbe a dire? Il bambino è da te– rispose. Ma Bryce, che nella sua mente era con la tata, nella realtà aveva sopportato una temperatura di 43 gradi finché, stremato, era caduto esanime. Lei lo aveva trovato così, con gli occhi chiusi come un bambolotto, mentre la lucidità tornava e un’insopportabile consapevolezza le toglieva il respiro.

Prevenire il dramma più grande: i consigli alle mamme in un opuscolo del Ministero della Salute

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Fonte: Ministero della Salute

Ricordi falsi, stress, malessere che provoca dissociazione della coscienza: a quanto pare, le cause che espongono al pericolo di dimenticare i figli in auto sono piuttosto comuni. Fortunatamente, però, esistono rimedi per aiutarci a ricordare. Ad insegnarci le “best practice”, tra gli altri, il Ministero della Salute, che ha stilato una lista di comportamenti preventivi. Innanzitutto, un buon accorgimento è chiudere le auto parcheggiate davanti a casa, per evitare che i bimbi ci salgano, rimanendo intrappolati. In secondo luogo, è necessario chiedere a baby sitter ed educatrici di avvisarci, nel caso non vedessero arrivare i bimbi come d’abitudine. Ancora, bisogna abituarsi a posizionare gli effetti personali in prossimità dei nostri piccoli e a mettere in bella vista tutto ciò che li ricorda: forse sembrerà una sciocchezza ma Lyn Balfour, il giorno che dimenticò Bryce, aveva dovuto spostare la borsa dei pannolini, normalmente sempre al suo fianco. Infine, qualora notassimo un bimbo solo nell’abitacolo di un’auto, chiamiamo immediatamente il 112. Non prendiamola come un’intromissione: sarà semplicemente un aiuto, lo stesso che vorremmo fosse dato a noi; perché, in fondo, non esistono genitori perfetti.