logo
Stai leggendo: Confessioni di un marito: “Caro uomo, se l’aiuti in casa non le stai facendo un favore”

Confessioni di un marito: "Caro uomo, se l'aiuti in casa non le stai facendo un favore"

A chi toccano le faccende domestiche in casa? Ci deve essere per forza una persona preposta e non retribuita per questo? Ecco le differenze di genere che purtroppo resistono ancora spesso nelle nostre case.

Chi svolge le faccende domestiche nelle vostre case? È molto probabile che una maggioranza tra voi risponda che lo fanno le donne. E non perché lo hanno chiesto, ma perché tutti gli altri lo hanno dato per scontato. Donne e faccende domestiche rappresentano un binomio all’interno di un retaggio maschilista profondo, del quale ancora non riusciamo proprio a liberarci. Ovviamente non succede questo dappertutto. Ci sono uomini che svolgono i loro compiti di buon grado – a volte anche con piacere.

Il vero problema è che molti percepiscono il lavare i piatti, rifare i letti o altro come un favore che fanno alle proprie compagne di vita. E non come deve essere: una spartizione di doveri per il vivere comune, esattamente come sarà accaduto a chi è stato universitario fuori sede. Su ScaryMommy c’è un articolo a firma Clint Edwards che spiega questo punto di vista. Ne abbiano dato una traduzione non professionale.

L’articolo prende le mosse da una cosa che è accaduta quando l’autore aveva 27 anni e da 5 era sposato con sua moglie Mel. Aveva lavato i piatti ed era andato da lei ammiccando, come in attesa di ricevere un premio. E, mentre in altri casi lei avrebbe alzato gli occhi al cielo o se la sarebbe fatta passare in silenzio, quella volta lì l’ha sgridato. E lui oggi dice di esserne felice.

All’epoca, Edwards era insegnante e continuava a studiare per la specializzazione, mentre la moglie aveva lasciato il lavoro in un negozio di computer per stare a casa con i due figli, Tristan e Norah. I parenti più vicini erano addirittura in un altro stato e quindi la famiglia ha dovuto organizzarsi in questo modo. Ma l’autore spiega di essere entrato in una logica da anni ’50 in cui ha iniziato a credere che il lavoro di sua moglie fosse quello: badare alla casa e ai bambini.

Non ho davvero pensato molto al fatto che anche io vivessi lì – scrive – o al fatto che si stava prendendo cura dei miei bambini.

Edwards spiega che la moglie Mel, dopo il suo proclama trionfale relativo ai piatti lavati, gli si è seduta davanti, spiegandogli che l’uomo aveva semplicemente fatto la sua parte all’interno del menage famigliare. Ed è stato lì che lui ha capito che il suo punto di vista precedente era completamente fuori fuoco. Anche se non aveva davvero lavato i piatti, li aveva solo sciacquati e messi in lavastoviglie: si aspettava tuttavia gratitudine.

Penso che un sacco di uomini cadono in questa trappola – continua – Siamo felici di aiutare nelle faccende domestiche, ma quando lo facciamo si sentiamo come avessimo fatto un favore a nostra moglie, mentre la verità è che stiamo semplicemente facendo la nostra parte. Non dico che non dovresti ringraziare la tua partner, dovresti. Ma a essere onesti, ci meritiamo davvero delle lodi per aver lavato piatti che abbiamo sporcato? O rifare i letti in cui abbiamo dormito? O lavare il bucato nostro o dei nostri figli?

L’epifania non è capitata subito all’autore di questo articolo, tanto che è andato a letto arrabbiato. La mattina successiva, dopo una notte di riflessioni, ha capito che sua moglie aveva ragione e ha pensato bene di farglielo sapere. Lei l’ha ringraziato e baciato, lui si è occupato immediatamente di contribuire nelle faccende domestiche.

È una storia interessante quella che viene raccontata. Avviene un cambio di prospettiva che parla del modo in cui molti uomini vedono le donne e probabilmente aprirà gli occhi ad alcuni. Certo, si può lavorare sulla sensibilizzazione – come sempre capita – con persone che sono già ricettive a determinati argomenti. Purtroppo, per tutti gli altri, quelli che equiparano la propria compagna a una collaboratrice domestica – che tra l’altro non viene retribuita – non c’è molto da fare. Si dovrebbe investire già dall’infanzia, quando alle bambine – e non ai bambini – vengono regalati giochi da “casalinga”. I giochi, se piacciono, non dovrebbero avere sesso.