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Galleria: Anche i papà possono cambiare i pannolini (e vogliono poterlo fare)

Anche i papà possono cambiare i pannolini (e vogliono poterlo fare)

La protesta dei papà per il diritto a cambiare i pannolini nei bagni pubblici. Negli USA qualcosa sembra muoversi, in Italia forse.

Anche i papà possono cambiare i pannolini (e vogliono poterlo fare)

Anche i papà possono cambiare i pannolini (e vogliono poterlo fare)
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Si dice spesso che i papà siano poco interessati o presenti nelle prime fasi di vita di un bambino, e che si occupino raramente di pratiche quotidiane come pappe o cambio di pannolini. Beh, inutile dire che anche questo è un banale stereotipo, che le generalizzazioni non hanno mai fatto bene a nessuno, e che i papà, in realtà, non meritano affatto di essere stigmatizzati o considerati alla stregua di una mera figura di contorno nella vita di un neonato, anzi…

A dire la verità, la colpa della loro esclusione dalle normali attività che competono a ogni genitore nei primi mesi di vita di un figlio spesso e volentieri dipende proprio dalla percezione che la società ha nei confronti dei diversi ruoli genitoriali, che tende praticamente sempre a coincidere con l’idea della mamma indispensabile e del papà… “Insomma”.

Pensiamo a un esempio banale ma estremamente significativo: i fasciatoi nei bagni pubblici, quelli, per intenderci, che si trovano nei centri commerciali, o nei ristoranti. Nella stragrande maggioranza dei casi sono posizionati nei bagni femminili, al massimo negli spazi comuni, mai in quelli maschili. Come se il cambio pannolino fosse una prerogativa prettamente femminile, ma non certamente per volontà degli uomini. Insomma, per qualche padre pigro ce ne sono decine che vorrebbero poter cambiare il pannolino al bebè, anche nelle toilette pubbliche, se solo gli fosse concesso.

Ecco perché negli Stati Uniti, nell’ottobre del 2018, è partita una vera e propria campagna via social, sotto l’hashtag #squatforchange, che ha coinvolto numerosi papà (anche celebri) e si è allargata fino all’Italia, dove l’hashtag ha invece preso il nome di #iocambio.

Negli USA l’appello per avere i fasciatoi anche nei bagni degli uomini era stato lanciato da un insegnante della Florida, Donte Palmer, diventato il volto della campagna. Sul suo account Instagram questo papà aveva scritto un post pubblico, protestando proprio contro la mancanza di fasciatoi nei bagni maschili e per essere costretto a piegarsi sulle ginocchia per cambiare il pannolino al figlio, steso sulle sue gambe.

Che problema non avere un fasciatoio nel bagno degli uomini, come se noi non esistessimo! – ha scritto Donte nel suo post – Anche noi contiamo e se guardate quanto è tranquillo mio figlio è chiaro che facciamo spesso questo esercizio! Risolviamo questo problema.

Anche la star Ashton Kutcher aveva lamentato la stessa cosa, sfogando la propria frustrazione su Facebook addirittura nel 2015.

Non ci sono mai fasciatoi nei bagni degli uomini – protestava l’attore, sposato con Mila Kunis e padre di due figli – Il primo bagno pubblico nel quale entro che ne ha uno vince un riconoscimento pubblico sulla mia pagina Facebook.

E dire che nel 2016 il presidente Obama aveva firmato il Babies Act, che imponeva proprio l’installazione di fasciatoi anche nei bagni maschili di tutti gli edifici federali aperti al pubblico.

Forse la vittoria è però arrivata adesso, dato che una legge appena entrata in vigore nello stato di New York ha stabilito che anche i bagni pubblici per gli uomini dovranno essere attrezzati con i fasciatoi. Secondo il provvedimento tutti gli edifici pubblici, compresi cinema e ristoranti, dovranno avere fasciatoi in entrambi i bagni, o almeno negli spazi comuni. Il governatore Andrew Cuomo ha detto che New York “guida orgogliosamente il Paese nella lotta per i diritti dei genitori che lavorano e assicurando l’accesso a questi servizi faremo sì che tutti i newyorkesi diano ai loro figli la cura che meritano in questa fase critica della loro vita“.

Del resto, il provvedimento pareva necessario, dato che, secondo una statistica del Pew Research Center, nel 2016 i padri hanno speso in media otto ore a settimana nell’assistenza ai figli, triplicando il tempo passato nella medesima attività nel 1965. Segno inequivocabile che il cliché sul padre che non si occupa del neonato è superato.

In Italia, invece, la campagna #iocambio nasce a Milano per volontà di una donna, Isabella Musacchia, fondatrice del blog e associazione culturale Onalim, e oggi si è largamente diffusa su Instagram.

Nel nostro Paese, però, è stata anche presentata una proposta di legge depositata dalla senatrice del Partito democratico Laura Garavini.

Nella relazione che accompagna la proposta di legge si legge:

Se è vero che sta crescendo l’attenzione ai temi della maternità e ai servizi dedicati alla prima infanzia – grazie a cui alcuni esercizi hanno recentemente cominciato a dotarsi di fasciatoi all’interno dei servizi igienici per le donne – lo stesso non può dirsi nei confronti dei padri. Di conseguenza, nel nostro Paese, la lontananza da casa con tutta la famiglia diventa spesso un’impresa ardua per i genitori di bambini piccoli. […] Costretti a cambiare il proprio figlio nel passeggino, nel frastuono generale, davanti a sconosciuti, sul sedile posteriore dell’auto o addirittura su un tavolo messo a disposizione dal ristoratore, questi genitori vivono la nostra società come poco family-friendly.

Insomma, negli USA qualche passo in avanti è stato già fatto, in Italia sembra si stia muovendo qualcosa. Oltre che il pannolino, sarebbe ora di cambiare anche qualche vecchia abitudine stereotipata.

In gallery abbiamo raccolto alcuni dei post di papà americani e italiani che chiedono di poter cambiare il pannolino nei bagni maschili.

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