logo
Galleria: “Quando ho scoperto che il padre che mi ha cresciuta non era il mio vero padre”

"Quando ho scoperto che il padre che mi ha cresciuta non era il mio vero padre"

Come si reagisce quando si scopre che l'uomo che abbiamo creduto essere nostro padre non lo è? Abbiamo raccolto 5 testimonianze davvero molto toccanti che ci hanno raccontato cosa succede quando il test del DNA rivela verità inaspettate.

“Quando ho scoperto che il padre che mi ha cresciuta non era il mio vero padre”

"Quando ho scoperto che il padre che mi ha cresciuta non era il mio vero padre"
Foto 1 di 6
x

Scoprire di non essere la figlia o il figlio di chi si è sempre creduto è un trauma. E non si tratta di egoismo, di rinnegare improvvisamente tutto l’amore e il bene che si è ricevuto da chi abbiamo sempre pensato essere i nostri genitori, ma solo di trovarsi spiazzati di fronte a una verità che fino a un secondo prima poteva sembrare inverosimile, e un minuto dopo, d’un tratto, non lo è più.

No, non è ingratitudine verso la famiglia che ci ha cresciuti soffrire improvvisamente di fronte alla presa di consapevolezza dell’abbandono, all’idea di essere stati “rifiutati” da chi ci ha messo al mondo (biologicamente, almeno); né andare alla ricerca delle proprie origini dopo averlo scoperto.

I genitori cosiddetti “adottivi” devono ricordare che non è un aggettivo a fare la differenza, che non è la biologia a stabilire la supremazia di chi partorisce o fornisce uno spermatozoo rispetto a chi, per tutta una vita, si impegna a dare l’esistenza migliore possibile a un figlio che spesso “ci si ritrova”, che altre volte si vuole oltre ogni altra cosa. Che genitore lo si è indipendentemente dal fatto che il DNA parli la stessa lingua, anzi che molte volte è più genitore chi si prende cura egregiamente di un figlio non suo di chi si limita a metterlo al mondo e basta.

Allo stesso tempo, però, questi genitori, che tali rimarranno anche domani per i loro figli “non biologici”, devono ricordare di dare loro il tempo, e l’opportunità, di metabolizzare la notizia, di arrabbiarsi, anche, e di andare alla ricerca della verità, laddove lo desiderino.

Su Facebook esiste un gruppo segreto, a cui si può accedere solo rispondendo a un breve questionario, DNA – NPE. Il significato di DNA è noto a tutti, quello di NPE un po’ meno: è un termine tecnico della genetica, che significa Non Paternity Event, mancata paternità, ma che nella sigla del gruppo Facebook è stata tradotta con Not Parent Expected, ovvero genitore inaspettato.

Chi è il genitore inaspettato? Semplicemente colui che si trova davanti un figlio di cui spesso ignora l’esistenza, che altre volte ha tentato di cancellare, che è risalito a lui facendo il test del DNA. Attenzione, chi si sottopone a questo esame non lo fa nella speranza di scoprire di avere altri genitori, ma generalmente per ricostruire il proprio heritage, il proprio albero genealogico. Salvo poi ricevere la sorprendente notizia: tuo padre non è tuo padre, almeno biologicamente.

È esattamente quello che, in buona sostanza, è successo a Catherine St Clair, la fondatrice del gruppo, a cui il test è stato regalato dal fratello e dalle tre sorelle con l’idea di scoprire gli antenati. Invece Catherine ha scoperto di condividere solo la metà del DNA con il fratello, e di non avere nulla in comune con tutto il lato paterno della famiglia.  Scoprendo però, dopo aver risposto a una domanda sulla pagina social di una famosa radio, di non essere la sola con una storia simile, ha deciso di aprire la sua pagina Facebook, che attualmente raccoglie più di 40 membri, prevalentemente americani.

È possibile ed estremamente facile fare il test fai da te, dato che bastano meno di 100 dollari e un campione di saliva, tanto che oltre 12 milioni di persone lo hanno fatto. Esistono siti, come 23andMe e AncestryDNA che mostrano moltissime storie di ricongiungimenti familiari, laddove ovviamente si voglia conoscere l’identità del proprio padre biologico.

Nella nostra gallery abbiamo raccolto 5 testimonianze potentissime e molto toccanti (di cui abbiamo dato una traduzione non professionale) di persone appartenenti al gruppo Facebook fondato da Catherine che, senza voler mantenere l’anonimato e fornendoci persino le foto di se stessi, hanno accettato di raccontarci la loro storia.

Rating: 5.0/5. Su un totale di 2 voti.
Attendere prego...