Ci sono sindromi e situazioni particolari di cui non si parla praticamente mai, perché la conoscenza in merito è piuttosto scarsa o semplicemente non vengono giudicate “importanti” rispetto ad altre patologie; fra queste rientra senza dubbio la plusdotazione, che, come leggiamo in questo articolo, interessa il 5% della popolazione e riguarda la capacità eccezionale di eccellere in alcune discipline o settori, mostrando ad esempio un’abilità intellettiva di gran lunga superiore alla media, oppure abilità motorie, visive o creative.

I bambini plusdotati vengono chiamati anche gifted (ovvero “in possesso di un dono”) o con iperdotazione cognitiva, ottengono risultati sorprendentemente alti nei test di intelligenza e, come detto, mostrano particolari doti evidentemente superiori alla media dei coetanei; per questo, molto spesso rischiano di annoiarsi in classe, di impegnarsi solo nei compiti che trovano piacevoli o di trovare fastidioso ripetere determinate routine.

Capire la vita di un bambino plusdotato non è per nulla semplice, perché, di fatto, parliamo di bambini che solo all’apparenza potrebbero sembrare semplicemente più “intelligenti” o “vivaci”, ma è importantissimo non confondere la plusdotazione, ad esempio, con l’iperattività; per provare a entrare meglio nella quotidianità di un bambino con plusdotazione abbiamo scelto di dar voce a Milena, che è mamma di Marta, una bimba ad alto potenziale cognitivo

Prima di tutto, le chiediamo, proviamo a capire chi è il bambino plusdotato.

È il bambino che rispetto ai pari si distingue per un potenziale superiore, manifestato in alcune specifiche aree e in momenti diversi, anticipati, rispetto al target di sviluppo – ci spiega –  Inoltre ha una grandissima curiosità orientata su più fronti e manifestata con la tendenza continua a porre tante domande. È dotato di creatività, spesso ha idee strane e bizzarre, affermazioni e azioni fuori dagli schemi, risposte a quesiti e problemi inusuali e a volte addirittura innovativi. Sono bambini che rispetto ai pari, acquisiscono rapidamente nuove nozioni, riescono a ragionare in modo astratto precocemente. Dal punto di vista emotivo e relazionale vivono spesso i sentimenti con grande intensità, esprimendo le proprie opinioni con enfasi e ampio coinvolgimento personale, hanno grande senso dell’umorismo, sono perfezionisti e preferiscono la compagnia e il confronto con gli adulti piuttosto che con i loro coetanei, con cui manifestano il più delle volte sentimenti di noia o disagio“.

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Questo è un quadro generale, se così vogliamo chiamarlo… E poi c’è Marta.

Abbiamo sempre saputo che Marta avesse un’intelligenza cognitiva ed emotiva particolare. La sua primissima infanzia è stata caratterizzata da progressi velocissimi legati soprattutto all’apprendimento e al linguaggio verbale. A sei mesi pronunciava i nomi di tutti i componenti della famiglia, a un anno conosceva i numeri e dopo pochi mesi l’alfabeto in italiano ed inglese. Tuttavia, come tutti i bambini, anche lei aveva i suoi difetti’: non dormiva mai! Per lei durante il giorno si giocava, si apprendeva, si conosceva il mondo, ma questo accadeva anche di notte.

Adesso, dopo questo percorso, ho scoperto che per lei dormire significava ‘sprecare’ del tempo che avrebbe potuto invece utilizzare per apprendere. Non nascondo che ci sono stati tanti momenti di sconforto, ma pian piano ci siamo abituati ai suoi ritmi e fortunatamente crescendo la situazione è migliorata“.

Com’è la quotidianità di Marta? Dove si esprime in particolare la sua plusdotazione?

“La sua particolarità riguarda non semplicemente un aspetto cognitivo, ma anche emotivo: il suo modo di essere bambina, di esprimere emozioni, sentimenti, di comunicare con il mondo è speciale. Credo che la parola giusta sia empatia. Quando vediamo un film lei riesce ad immedesimarsi in ciò che succede al protagonista, se vede qualcuno soffrire lei si fa carico di quel sentimento.

Qualche mese fa abbiamo deciso con il papà di cambiare città e per cercare di farle vivere nel migliore dei modi la separazione dai nonni (super presenti nella sua quotidianità), abbiamo deciso di rivolgerci ad una terapeuta per un aiuto.

Con due psicologhe del Centro Ipsum di Foggia abbiamo inoltre ritenuto opportuno sottoporre Marta ad un percorso psico-cognitivo per capire se rientrasse nel quadro della plusdotazione. L’impiego della WPPSI [la Wechsler Preschool and Primary Scale of Intelligence, un test di intelligenza progettato per bambini dai 2 ai 7 anni, ndr.] ha permesso di stabilire il grado di capacità intellettiva di Marta, il cui QIT è 150 (sopra la media) QIP è 146 (sopra la media), QIV è 145 (sopra la media). L’analisi ha quindi confermato le sue doti, ma nello stesso tempo è emersa un’estrema sensibilità che le fa vivere la realtà con in modo incredibilmente profondo“.

Non è stato facile fin da subito, però, fare i conti con una bimba plusdotata.

“Nei giorni successivi alla diagnosi non nascondo che abbiamo provato sentimenti contrastanti: felicità, soddisfazione, paura, ansia. Certo, sapevamo che Marta avesse un’intelligenza cognitiva ed emotiva particolare, ma averne la conferma da uno specialista è un’altra cosa.

Inoltre affrontando questo discorso con chi mi circondava mi sono resa conto la realtà della plusdotazione è ancora molto poco conosciuta.

Per questo ho deciso che avrei provato a scrivere, a raccontare della nostra quotidianità, della nostra esperienza per far conoscere, anche in maniera ironica, la faticosa meraviglia di crescere una bimba plusdotata“.

Da questa intenzione è nato il blog Diario di una Bimba Zebra, che Milena ha aperto su Facebook e Instagram, dove racconta esperienze, gioie, paure e momenti di vita di tutti i giorni. Nel frattempo, ovviamente, continua a essere la mamma di Marta,

Una bambina di quasi 5 anni che fortunatamente non ha avuto ancora esperienze di bullismo o discriminazioni (e spero non le avrà mai). Certo, ingenuamente non si spiega come lei riesca a imparare la poesia in due volte e gli altri in 15 o perché lei sa già scrivere e gli altri no, ma è molto discreta a manifestare questi dubbi solo in famiglia senza giudicare nessuno e senza essere consapevole di essere così speciale.

Per quanto riguarda il futuro, ovviamente, nessuno lo sa. Ci auguriamo di essere in grado di sostenerla in qualsiasi difficoltà incontrerà, sicuramente con una certificazione tra le mani speriamo di trovare degli insegnanti in grado di capirla in momenti di noia o di irrequietezza. Ora, come ci ha consigliato la psicologa, dobbiamo semplicemente aiutarla a essere bambina e a esplorare quel mondo fantastico che cerca sempre di controllare“.

Articolo originale pubblicato il 10 Giugno 2021

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