Bisogni Educativi Speciali o BES: cosa sono? | Roba da Donne

In ambito scolastico, la sigla Bes significa Bisogni Educativi Speciali. Riguarda e comprende tutte le misure che vengono attuate affinché dei bambini con delle difficoltà che possono essere fisiche, neurologiche, socio-culturali, linguistiche non “restino indietro”.

Non si tratta di una mera questione di programmi scolastici, per questo lo indichiamo tra virgolette, ma dell’effettivo apprendimento dei ragazzi che hanno delle necessità speciali.

Bisogni educativi speciali: cosa sono?

Bisogni educativi speciali
Fonte: Pixabay

Facciamo un po’ di chiarezza per cominciare. Come riporta Igea, accanto alla sigla Bes vengono spesso citate due altre sigle: Dsa e Ahdh. Si tratta di due acronimi, il primo è l’insieme che racchiude tutte le difficoltà che possono esserci in uno studente nel suo apprendimento scolastico.

Le altre due sigle ne rappresentano due sottoinsiemi, rispettivamente i Disturbi Specifici dell’Apprendimento e i Deficit dell’Attenzione e dell’Iperattività.

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Quali sono i bisogni educativi speciali?

I Bes includono quindi diverse condizioni: che l’alunno abbia una disabilità certificata, che l’alunno presenti uno svantaggio socio-economico, linguistico o culturale, che l’alunno abbia diagnosi di Ahdh (e quindi presenti deficit del linguaggio, delle abilità non verbali, della coordinazione motoria, dell’attenzione e dell’iperattività) oppure diagnosi di Dsa (e quindi abbia un disturbo che interferisca con l’abilità di lettura, scrittura o calcolo).

Per quanto riguarda lo svantaggio socio-economico, linguistico e culturale, si tratta di qualcosa che può interessare ampie fasce di studenti. Tra questi ci sono i figli dei migranti, per esempio, che non sono nati in Italia e che quindi sono magari nel nostro Paese da poco e hanno difficoltà a imparare la lingua, ma anche ragazzi in condizione di bilinguismo, che hanno un genitore straniero e sono abituati a parlare in casa nella lingua del genitore non italiano.

Bisogni educativi speciali: la normativa

Bisogni educativi speciali
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La normativa del Miur sui Bisogni Educativi Speciali è datata 2012 e serve a regolamentare i mezzi a disposizione della scuola per ridurre il divario tra gli studenti con Bes e tutti gli altri.

Gli alunni con disabilità – si legge sul sito del Miur – si trovano inseriti all’interno di un contesto sempre più variegato, dove la discriminante tradizionale – alunni con disabilità / alunni senza disabilità – non rispecchia pienamente la complessa realtà delle nostre classi. Anzi, è opportuno assumere un approccio decisamente educativo, per il quale l’identificazione degli alunni con disabilità non avviene sulla base della eventuale certificazione, che certamente mantiene utilità per una serie di benefici e di garanzie, ma allo stesso tempo rischia di chiuderli in una cornice ristretta. In questo senso, ogni alunno, con continuità o per determinati periodi, può manifestare Bisogni Educativi Speciali: o per motivi fisici, biologici, fisiologici o anche per motivi psicologici, sociali, rispetto ai quali è necessario che le scuole offrano adeguata e personalizzata risposta.

Strumenti per i bisogni educativi speciali

Uno degli strumenti è il più noto, l’insegnante di sostegno e riguarda gli studenti con disabilità certificata. È importante ricordare come questa figura sia fondamentale per questi studenti, perché lavora a stretto contatto con l’alunno svantaggiato, e quindi l’insegnante di sostegno necessita sì di strumenti tecnici che vengono dati attraverso un corso, ma ha anche bisogno di grandi qualità umane per poter interagire con il ragazzo o il bambino nel modo più corretto e che sia davvero d’aiuto.

Come riporta Pearson, la tecnologia fornisce ulteriori strumenti d’aiuto alla didattica, tra cui hardware e software che aiutino lo studente a studiare e apprendere, sia a scuola che a casa.

Laddove invece l’alunno presenti disturbi specifici dell’età evolutiva (anche transitori), si approntano dei piani di studio personalizzati: accade con ragazzi che abbiano diagnosi di Ahdh e Dsa ma anche quelli che presentano solo un linguaggio non verbale o ancora che potrebbero avere una lieve forma di autismo oppure siano borderline. Questi piani di studio personalizzati si avvalgono di strumenti didattici compensativi o forme di dispensa.

Naturalmente è prevista una forma di didattica inclusiva, per apprendere la quale gli insegnanti devono frequentare corsi e master, e anche le forme di verifica possono variare rispetto allo standard per venire incontro allo studente.

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