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"Mio figlio ha ucciso la sua sorellina e non posso fare altro che perdonarlo"

Si può perdonare un figlio se ha ucciso la sua sorellina? Detta così, è una domanda che fa riflettere e che angoscia. Ma Charity racconta la sua storia perché non accada a nessun altro.

Una storia triste e brutale, che sembra uscita da un romanzo di Chuck Palahniuk come Dannazione e Sventura. Un adolescente ha ucciso la sua sorellina e la madre ha oggi aperto una fondazione per prevenire la violenza. La storia viene narrata in un articolo di Cosmopolitan dalla stessa mamma protagonista, Charity Lee, e riportata dalla giornalista Rose Minutaglio. Ma, per comprenderla meglio, bisogna partire dall’inizio. Charity racconta la storia della sua vita e dei suoi tre figli senza trucchi e senza inganni.

La donna aveva 17 anni quando, mentre studiava, combatteva una battaglia personale contro l’eroina. La risposta è giunta con una gravidanza inattesa, che l’ha salvata anche dal pensiero del suicidio con un’overdose. Charity ha avuto suo figlio Paris mentre stava ancora studiando, facendo qualche lavoretto e venendo aiutata, sia economicamente sia in termini di babysitting, dalla propria famiglia d’origine. Come accade a tutte le mamme, ha amato Paris dal primo momento, ha compreso che quello sarebbe stato l’amore più grande della sua vita.

Il padre è sparito ben presto dalla loro esistenza. Quando Paris aveva 16 mesi, all’uomo fu diagnosticata una schizofrenia paranoide e venne deciso, per il bene del bimbo, che il padre sarebbe rimasto lontano. Dopo la laurea – in ecologia umana, perché Charity ritiene fermamente che il modo in cui uno è fatto dipenda in gran parte dal suo ambiente – la donna rimase incinta di nuovo. Nacque una bimba, Ella e per lei e Paris fu una gioia. Paris amava la sorellina e si occupava di lei – soprattutto quando, a un certo punto, Charity ebbe, per un breve periodo, a che fare con la droga, cocaina stavolta.

Nonostante le difficoltà della madre, la vita dei tre riusciva a scorrere abbastanza tranquilla. Come una normalissima famiglia guidata da una mamma single. Nel 2005 però sono iniziati i primi segnali che qualcosa non andava. Dopo un episodio in cui Paris ha sottratto un gioco alla sorella, rompendoglielo, ha preso un coltello ed è fuggito attraverso il quartiere per evitare la ramanzina della madre, la quale lo ha inseguito e solo una volta “braccato” ha lasciato il coltello e si è messo a piangere.

Charity, preoccupata da tali comportamenti, portò il figlio in un ospedale psichiatrico, pensando di comprendere il problema, che sicuramente andava oltre alla ribellione adolescenziale. Dopo una settimana in cui i medici non le comunicarono nulla, benché lei chiedesse spesso, lo riportò a casa. Da allora ebbe paura, ma non che accadesse qualcosa a qualcuno: Charity temeva che Paris avrebbe fatto del male a se stesso.

Anche per questo fu una sorpresa quando la polizia la contattò e le disse che Paris aveva ucciso la sorellina. Quella sera, Charity era al lavoro. Mamma e figlio avevano discusso, Charity voleva insegnargli il valore del denaro e Paris le teneva il broncio. La donna lasciò i figli con la babysitter, che però, senza permesso, a un certo punto della notte, decise di lasciarli da soli. Fu allora che Paris tentò prima di strangolare la sorella, poi la colpì con 17 coltellate. Ella non morì subito, ma solo dopo ore di agonia. Charity, corsa a casa dal lavoro, la vide portar via in un sacco.

La donna chiese, attraverso gli avvocati, che Paris fosse mandato in una struttura di cura, ma fu condannato a 40 anni di carcere, prima minorile, poi in una struttura per adulti al compimento della maggiore età. Totalmente sconvolta dalla tragedia, Charity ha cercato di trarne delle esperienze per poter aiutare altre famiglie in difficoltà, aprendo la Ella Foundation, associazione no profit che previene la violenza e sostiene i diritti umani attraverso l’iscrizione, una riforma della giustizia e la difesa delle vittime. Charity viaggia così per gli Stati Uniti parlando di maternità, pena di morte, carcere per le masse, empatia e perdono.

Sì, perdono. Perché il gesto più “coraggioso” compiuto da Charity è stato proprio quello di non trasformare il dolore per la perdita della figlia, in odio verso Paris. Nel 2013, è nato il suo terzo figlio, Phoenix, un nome che simboleggia la rinascita – come l’araba fenice che risorgeva dalle sue ceneri. Paris scrive al fratellino, chiedendo che le lettere gli siano date verso i 12 o i 13 anni, anche se Charity non è a suo agio con la situazione. A Paris è stata diagnosticata una malattia psichiatrica, un “disturbo della condotta”, che porta le persone a violare le regole e essere violento. Una condizione che ha spinto la madre a perdonarlo, anche se ovviamente non può dimenticare ciò che ha fatto alla sorella:

Solo una volta che ho capito cos’è Paris – un predatore – sono stata in grado di perdonarlo. Per esempio, se stessi nuotando in un meraviglioso oceano, divertendomi, e spuntasse uno squalo e mi mordesse una gamba, se tutto va bene non trascorrerei il resto della mia vita odiando lo squalo. Nel migliore dei casi, comprenderei che gli squali sono quello che sono. E, bene o male, Paris è uno squalo. Se si vuole proseguire a odiare lo squalo ok, ma non si va molto lontano.