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Baby sitter: lavoro o passione?

La baby sitter: una seconda mamma o un lavoretto da fare tra un esame e l'altro all'università? L'esperienza di chi ha iniziato per gioco e si è ha scoperto quanto questo mestiere sia bello e difficile allo stesso tempo.

Cosa significa essere baby sitter per voi?

Spesso lo stereotipo ci porta a pensare a giovani studentesse che per pochi spiccioli si dedicano “anima e cuore” ai figli di altre donne. Eppure non sempre è così e, come insegna Tata Lucia, il mestiere della baby sitter è forse uno dei più difficili al mondo.

Non solo perché devi imparare a farti amare da uno o più figli di una mamma che non sei tu, ma soprattutto perché nelle ore di lavoro diventi punto di riferimento e parte integrante della vita del bambino che gioca, impara e cresce con te che, per il resto del mondo vieni considerata solo un lavoretto “tappabuchi”.

Faccio questo lavoretto da circa 13 anni, ho iniziato da studentessa universitaria e ho visto crescere almeno 5 o 6 bambini e oggi, che lo faccio per mestiere mi rendo conto di quanto poca sia la differenza con una insegnante di scuola dell’infanzia e di quanta sia ampio, invece l’abisso di riconoscimento che c’è fra i due mestieri.

rescita, si fa educazione e almeno nel mio caso, per ogni famiglia che ho frequentato,  il lavoro si  è sempre fuso con la vita quotidiana e il rapporto, quasi univoco con i bambini a me affidati, è diventato uno splendido gioco che si chiama diventare adulti”.

Se si ha la fortuna di instaurare dei buoni rapporti con le famiglie e di avere un lavoro continuativo, si arriva a veder crescere dei bei giovanotti o signorine, dopo averli conosciuti appena lattanti e  rendersi conto di come il tempo passi come un lampo.

Mi chiedo spesso se il mestiere di baby sitter, sia  più un lavoro o sia una missione. Per il momento, vista la crisi e la mancanza di lavori più vicini alla mia formazione, io nutro la speranza di aiutare delle piccole creature  a diventare adulti.