Il co-sleeping, sleep sharing ovvero “Letto di famiglia” letteralmente significa condividere tutte le notti il letto matrimoniale con il proprio bambino.

In America e  nel resto del mondo questa abitudine spopola e tante famiglie decidono di passare tutta la notte con il proprio figlio, tendenza che secondo molti sondaggi è destinata ad aumentare.

Questa scelta, in primis va fatta d’accordo con il proprio partner, poichè non deve essere vissuta come un elemento che  disturba l’armonia della vita di coppia. Allora perchè decidere di dormire con il proprio bambino? I vantaggi che ne derivano sono diversi:

– L’odore di mamma e papà e la sensazione di protezione scaturita dalla situazione, inducono il piccolo a smettere di piangere o di agitarsi, aiutandolo ad addormentarsi quasi all’istante.

– Principalemente le mamme che scelgono il letto di famiglia ne traggono beneficio durante l‘allattamento sia naturale che artificiale, poichè se si allatta al seno una volta attaccato il bambino (raggomitolato sul ventre) è possibile riappisolarsi e recuperare energie, inoltre l’allattamento al seno rafforza la relazione madre-bambino, soprattutto nelle situazioni in cui le madri sono costrette a trascorrere gran parte della giornata fuori casa per lavorare e si sentono in colpa per aver trascurato il proprio bambino.

– Infine sono stati rilevati anche dei vantaggi omeostatici: i parametri fisiologici di alcuni bambini che praticano il bedsharing, come la temperatura corporea o il battito cardiaco sembrano essere risultati più regolari nei bambini cosleeping rispetto a quelli che dormono soli.

Una ricerca condotta dalla Stony Brook University di New York ha dimostrato che il co-sleeping  aiuta il bambino a  sentirsi coccolato dalle carezze e dall’odore dei genitori, e non incide  sullo sviluppo psicologico e relazionale del piccolo, contrariamente alle teorie elaborate negli ultimi anni. Lo studio ha tenuto in osservazione quasi mille coppie che erano solite praticare il bed-sharing con i propri figli, dimostrando che “i pargoli non accusavano alcun disagio in nessun aspetto della loro vita”. Inoltre, “lo sviluppo cognitivo non aveva subìto alterazioni e, a livello sociale, relazionale e comportamentale, erano alla stregua dei loro compagni che erano soliti invece dormire soli”.

In conclusione dormire o no con il proprio figlio è una scelta personale e di coppia nella quale è fondamentale seguire il prorpio istinto.

 

 

 

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